Rinaldo Melucci
Ho letto divertito alcuni interventi di esponenti della vecchia politica, quella delle stanze chiuse, delle elite, che resiste con sempre maggiore veemenza al nuovo, e libero, che si sta impegnando per un cambiamento radicale della vita sociale ed economica di questa nostra bellissima città.

Mi piacerebbe proporre alla riflessione generale qualche considerazione aderente alla realtà, piuttosto che rispondente alle logiche del mercanteggiamento pre-elettorale, verso il quale la gente comune non ha più alcuna pazienza o interesse.
Alcuni intellettuali bohémien, tra l’altro dal passato tutt’altro che limpido, si sono affannati a filosofeggiare di conflitto di interessi nel caso della mia candidatura a sindaco per le prossime elezioni amministrative. Purtroppo per loro, nella improvvisazione tipica di chi è mosso solo da intendimenti personali, hanno omesso di verificare con attenzione il significato dei termini su di un qualunque manuale di diritto.
A costoro, per i quali da lavoratore, sarei addirittura incompatibile con le attività del porto, quelle della grande industria, quelle del salumiere di Porta Napoli, quelle della stazione di rifornimento carburanti vicina al Molo Polisettoriale e forse anche con il circo presente in città in questi giorni, desidero segnalare che, nella loro disattenzione ultra decennale sulle questioni della vita reale di Taranto, il porto è governato da una Authority indipendente, per altro di nomina ministeriale, non dal Comune, o da chiunque chi in futuro potrà amministrarlo.
Riguardo alle fantasie circa gli interessi del consorzio che mi onoro di guidare da alcuni anni, mi corre l’obbligo di segnalare che gli operatori marittimi e doganali movimentano merci e passeggeri per conto di privati, per lo più esteri, dunque senza nessun rapporto diretto con la Pubblica Amministrazione.
Questo lavoro che si esercita negli spazi portuali e sulle banchine gestite dalla grande industria viene remunerato, in sostanza, dalle compagnie di navigazione e dalle piccole e medie imprese che esportano e importano i loro beni. Tutto qui.
Sgomberato il campo da queste inutili e fantasiose argomentazioni, vorrei ricordare che la politica è altro e dovrebbe guardare ai bisogni veri dei cittadini che ci chiedono verità e dialoghi larghi e rispettosi.
Per me, che arrivo solo ieri nel mondo della politica e non appartengo ad alcuna sigla partitica, è sconcertante anche rilevare come i bohémien, dal nobile curriculum di cui sopra, stanno compiendo ogni tentativo di disgregare ulteriormente la nostra comunità, non già in vista delle sfide cruciali che ci attendono, ma solo nella logica dell’ennesima lacerazione congressuale del principale partito nazionale e cittadino. Credo che la gente abbia ormai persino vergogna a commentare. E anche io onestamente.
Non mi appassiona il chiacchiericcio e ho l’ambizione di alzare il livello culturale del confronto, perché solo con la cultura ci educheremo, tutti e progressivamente, ad un futuro fatto di tanta concretezza, e pertanto non ho intenzione di spendere il tempo fecondo della campagna elettorale dietro a polemiche strumentali, non sottrarrò un altro minuto del mio tempo alla costruzione del progetto, che è progetto di vita, propostomi dal PD e dagli altri alleati, con grande senso di responsabilità, entusiasmo ed ispirazione.
E nella nuova stagione che ci apprestiamo come comunità a vivere, dobbiamo darci anche la consegna alta di una riforma generosa, di una fresca rivitalizzazione, anche della partecipazione politica e dell’organizzazione di tutti i partiti locali, anche nella speranza di avvicinare ai partiti e alla politica, quella vera, la linfa vitale di questa città.
Stiano tranquilli i tifosi della divisione e della calunnia, se dovessi vincere questa tornata elettorale lascerò ad i miei validissimi colleghi la guida del consorzio, dove si socializzano i profitti, circostanza inconcepibile per i vecchi mestieranti della politica ionica. E ciò avverrà non per incompatibilità, ma perché ad un uomo del fare si richiede totale dedizione al proprio servizio, maniacale cura dei dettagli, la gente ha le tasche piene della superficialità della classe dirigente.