Il vinile vende più dei CD

Più volte dato per spacciato, il vinile è duro a morire, anzi, è risorto dalle ceneri per prendersi la sua rivincita sui compact disk.

Il 2019 è senza ombra di dubbio l’anno del vinile, esatto, avete letto bene, la data non è sbagliata, non siamo in Ritorno al Futuro e chi vi scrive di certo non è Marty McFly. Incredibile a dirsi (ma neanche tanto se seguirete il ragionamento che faremo più avanti) i 33 giri nel 2019 hanno superato per vendite i CD, esatto proprio il supporto che era stato la causa della loro scomparsa, anche se a conti fatti è più corretto parlare di una ritirata strategica che, ahinoi, è durata parecchio visto che questo è il primo sorpasso che si registra dal 1986, almeno per quanto riguarda il mercato a “Stelle e Strisce”

I dati RIAA

I dati sono quelli ufficiali diffusi dalla RIAA, acronimo di Recording Industry Association of America, la quale afferma come nel primo trimestre del 2019 ci sia stato un incremento delle vendite dei dischi in vinile del 13% rispetto all’anno precedente. Le previsione per la chiusura dell’anno sono molto interessanti in quanto la stima è di 500 milioni di dollari, dunque ben superiore al mercato del CD. 

Il vinile resta un mercato di nicchia

Sia chiaro che attualmente il mercato del vinile va ancora definito come di nicchia in quanto  riguarda appena il 4 percento di tutto il comparto della musica registrata, un nulla se confrontato con i proventi della musica liquida diffusa da piattaforme quali iTunes e Spotify

Ma affrontiamo un altro discorso, cerchiamo di spiegare come sia avvenuto il sorpasso ai danni del CD. Noi abbiamo la nostra personalissima teoria e chiunque dei nostri lettori può sentirsi libero di confutare. Il CD ha avuto il dominio assoluto per anni fin dal suo avvento e le cose sono andate a gonfie vele fino alla comparsa del fenomeno del file sharing e dei file MP3. Lì è iniziato il declino ma è la solita storia della nuova tecnologia che sostituisce la vecchia, del resto è quanto ha fatto (o almeno aveva fatto visti i recenti dati di vendita) il CD con il vinile. 

La differenza è che il file sharing, inizialmente, nella maggior parte dei casi era fraudolento, la musica era disponibile in grande quantità ma soprattutto gratis, diciamo pure “rubabile”. Tutto ciò ha generato una grave crisi nel mercato. Ma l’ascoltatore di musica liquida, molto spesso, è distratto e, in molti casi, non è nemmeno un grande appassionato, nel senso stretto del termine. Il vero fan, il vero amante della musica è ben poco attratto dalla musica in streaming, vuole avere l’oggetto fisico tra le mani e vuole che possibilmente sia grande, con una copertina dove sia più facile raccogliere i dettagli e adora il suono caldo del vinile. 

Purtroppo tante case discografiche avevano rinunciato a pubblicare la musica su questo supporto per scelta di marketing, fin quando i “capoccioni” non si sono resi conto che una domanda ancora c’era e che chi era più propenso a pagare per ascoltare la musica erano gli stessi che cercavano i vinili. Dunque, poco a poco, un’etichetta dopo l’altra, ha ripreso a riproporre i 33 giri e non è un caso che ci sia stato un boom di ristampe di vecchi titoli - un tempo reperibili solo su CD - in vinile.

I giradischi

Se i dischi si tornano a vendere, di riflesso ne giova anche la vendita dei (date un’occhiata qui per avere qualche riferimento: https://lachitarrafelice.it/il-miglior-giradischi-vintage/) oltre a quelli più moderni e performanti. Di conseguenza l’offerta sul mercato è aumentata ed è più varia. Si trovano giradischi a prezzi accessibilissimi, anche se non sono destinati agli audiofili che come si sa sono molto esigenti. Fatto sta che il mercato è in crescita, come confermano gli stessi distributori. Non solo, un indice importante è il lancio sul mercato di nuovi giradischi da parte di colossi quale Sony, Pro-ject  e Technics.

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