L'immarcescibile dottor Purgone

“Il ciarlatano studia le malattie negli organi colpiti, dove non trova altro che effetti già avvenuti, e resta sempre un ignorante per quello che riguarda le cause. Il vero medico studia le cause delle malattie studiando l'uomo universale”
Paracelso

Era il tardo seicento. Iniziava la rivoluzione industriale e prendeva avvio la colonizzazione del mondo conosciuto. Ma era anche il secolo d'oro per le attività intellettive e per le arti. Tuttavia, mentre Newton gettava le nuove basi della fisica, un eccellente rappresentante dell'”ars medica”, il dottor Purgone, oziava tra i clisteri e i salassi. I poveracci condannati a diventare suoi pazienti, non avevano scampo: o il salasso o la morte! Proprio come reiterano i suoi odierni colleghi, attraverso il mantra: o il vaccino, che fra l'altro con la loro glorificata tecnologia non sono neppure capaci di allestire compiutamente, o la morte! E, se qualcuno di quei disgraziati azzardava protestare, scattava l'empatia alla Purgone: “Tu non esisti: o fai quello che ti dico, o anneghi nei tuoi liquami!”
Ora come allora, con il dilagare della pandemia da coronavirus, di fronte alla più desolante impotenza della medicina ipertecnologica asservita alla demofagia finanziaria glebalista, il dottor Purgone è li. E' sempre li: immarcescibile monumento alla alterigia ignorante, alla altezzosità, alla violenza.
E' l'ambulante elegia del non-consenso, del non-dialogo, della mortificazione del paziente a entità irrisoria dinanzi alla “majestas” del terapeuta. Il quale, sentendosi messo alle strette dal drammatico incalzare degli eventi, quando si rende conto di aver perduto sul paziente non soltanto l'empatia, ma addirittura l'”auctoritas”, cede codardamente all'”imperium”, e chiede infine aiuto al sistema di potere.
Cosa sono altrimenti le circolari governative e ministeriali, sfornate peraltro con ritmo pressoché quotidiano, come è capitato nelle scorse settimane, se non manifestazioni di “imperium” e di palese incompetenza?

Non risulta chiaro inoltre come si possa parlare di “ars medica” di fronte a quell'ibrido biotecnologico prodotto nei laboratori dell'industria farmaceutica, vocato alle scoperte condizionate dagli affari intrattenuti dalla stessa con i sistemi sanitari dell'intero pianeta. Quello che stiamo subendo in queste settimane, dovrebbe far riflettere sui perversi legami intercorrenti fra la ricerca, gli organismi sanitari, i tagli alla spesa pubblica, e a quella sanitaria in particolare, oltre che sugli investimenti in ricerche finalizzate esclusivamente al profitto. Anziché lamentarsi per un sistema sanitario ormai fatiscente, la gente dovrebbe riappropriarsi della Conoscenza, finora scientemente limitata, se non addirittura rimossa, da squallidi interessi finanziari e politici.

Questo, ancor più, alla luce del trionfalismo scientista e tecnologico ostentato dalla società odierna, il quale, attraverso la catastrofe che stiamo subendo, mostra tutta la sua debolezza. Gli odierni inscienti scienziati, autentici onagri dell'”ars medica”, sono rimasti fermi alle conoscenze del dottor Purgone: infatti, la sola ricetta offerta per la pandemia, è quella di rimanersene rintanati dentro casa “sine die”!

L'allarmismo emergenziale serve per giustificare tutto, e testimonia l'impossibilità di mantenere in piedi un ormai fatiscente modello socioeconomico. Abbiamo visto come di colpo sia possibile piombare nel più assoluto caos istituzionale. Questo succede dal momento che quelli che dovrebbero essere i presìdi istituzionali, sono stati svuotati di qualsiasi funzione e affidati esclusivamente alle decisioni prese in altri consessi.
L'Italia è chiusa per il virus. Ma, fino a quando potrà rimanerlo? Nelle strategie di contenimento della pandemia, è dirimente il fattore tempo. Per cui, se è vero, come ironizzava Keynes, che nel lungo periodo saremo tutti morti o a causa del virus o per l'esaurimento delle risorse vitali, emerge come il vero pericolo non sia questo virus, ma il virus politico nelle cui mani siano finite le nostre vite. Ecco perché questo sgoverno incute più paura del coronavirus!
Una società civile si compone di settori interattivi, al punto che, se uno di essi dovesse cedere, ne risentirebbe l'intero sistema. La società odierna ribolle di tensioni finalizzate alla acquisizione di nuovi spazi di libertà. Il bisogno di libertà, è il più potente motore del quotidiano contemporaneo. La gente non reclama la militarizzazione, ma la libertà intellettuale e politica, così come vuole essere padrona delle proprie scelte: essa vuole essere cioè “compos sui”, senza dover subire il genocidio dei propri cervelli, dei posti di lavoro e della propria essenza di persone, da parte di una oligarchia glebalizzante.

L'odierna pandemia evidenzia drammaticamente l'irreversibile condizione di agonia nella quale versa ormai la società odierna, la quale ha rimosso ogni suo supposto iter evolutivo, unitamente con il carico di valori recato insito. Essa ha cancellato proprio quel trascorso valsole l'appellativo di “Homo sapiens sapiens”, sostituendolo con quello di “Homo stupidus stupidus”, animato dalla compulsione per il denaro e il successo.

La società odierna ha determinato la caduta dei presupposti fondanti del vivere sociale. Per questo, l'uomo non deve esser più considerato “sapiens”. Non lo si può ritenere tale, essendosi egli scientemente emarginato dalla autentica sapienza: lascia infatti attoniti il fatto di dover assistere a una comunità asservita ai comportamenti dominanti del nostro tempo. Per questo forse è ormai troppo tardi per poter spezzare i princìpi e gli pseudovalori che, come si desume agevolmente, appaiono assolutamente peculiari di quella autentica aberrazione cosmica conosciuta come, e in sintonia con lo psichiatra Vittorino Andreoli, “Homo stupidus stupidus”. Per il quale, e soltanto per lui!, “andrà tutto bene”.

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