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Last updateGio, 23 Feb 2017 10pm

Tossicodipendenze e Psicoterapia di Gruppo Bioniana: l'ipotesi di una “Teoria della Dipendenza”


zoon politikon
La ragion d'essere nonché il corpus di questo elaborato trae il proprio incipit dalla possibilità di 
approntare un'ermeneutica intimamente correlata alla natura “gruppale” dello stare al mondo del tossicodipendente, trovando poi epilogo nell'intrinseco richiamo al concetto di “zoòn politicòn” (ovvero animale sociale) di Aristotele. Pensiero vivo e allo stesso tempo soggiacente nelle teorie Bioniane riguardanti le strutture e le modalità d'azione che vanno sviluppandosi nella terapia di gruppo.

La “Technè politiké”, di fatto, rappresenta quella che è l'organizzazione della “pòlis”, ovvero ciò che per i greci incarnava la realtà nella quale vivevano, archetipo che di certo non veniva meno dall'implicare anche un sistema di relazioni fra gli uomini che condividevano la medesima esistenza. Come gli altri animali, per l'appunto, l'uomo vive in comunità, ma a differenza di questi la amministra e la argomenta dandole forma ed ordine, distinguendosi proprio per questo motivo da tutti gli altri esseri viventi. Ed è proprio per questo motivo che, nell'ampio spettro dei contributi
rintracciabili nella letteratura pertinenti l'epistemologia dei vissuti e dei processi gruppali, data anche la controversa eziopatogenesi dei disturbi da assunzione, si è deciso di individuare il punto di acmè nelle teorie di Wilfred Bion.
Questi si sforzò di mantenere le sue elucubrazioni “non saturate da preconcetti, perché desiderava che le sue idee ispirassero una continua ricerca di cose nuove e di crescita attraverso l'esperienza”.

Per parafrasarlo potremmo dire che è utile servirsi di diversi “vertici” da cui comprendere gli assunti di base. L'esperienza nell'ospedale psichiatrico militare di Northfield (descritta nel libro “Experiences in Groups” del 1961) apre, quindi, lo scenario ad un nuovo punto di vista. Kernberg, nel lavoro “Leadership and organized functioning: organizational regression” offre una descrizione degli “assunti di base” non troppo diversa da quella di Bion stesso, con cui molti autori probabilmente concorderanno: – Bion ha descritto la regressione che avviene nei processi di gruppo in termini di assunti emotivi di base: l'assunto di base di attacco-fuga, di accoppiamento e di dipendenza.
Il gruppo “attacco-fuga”, è caratterizzato da: scissione, proiezione dell’aggressività ed “identificazione proiettiva”, che sono predominanti. Nonché conflitti relativi al controllo sull'aggressività, con prevalenza di sospettosità, violenza e terrore di annullamento (Chiaramente la posizione paranoide di Melanie Klein en masse. Da notare anche che l'oggetto interno “cattivo” sembra onnipresente e le dinamiche del gruppo riflettono un continuo tentativo di espellerlo).
L'assunto di “accoppiamento”, invece, spinge il gruppo a concentrare l'attenzione su due dei suoi membri, una coppia (generalmente, ma non necessariamente eterosessuale), per rappresentare l’aspettativa salvifica e piena di speranza del gruppo. Il gruppo, quindi, vive questo senso diffuso di intimità come una potenziale protezione contro i pericolosi conflitti relativi alla dipendenza ed all'aggressività.

Se questi processi di gruppo non vengono diagnosticati si renderà visibile solo il 
loro effetto finale, ossia, una forma di leadership primitiva inadeguata e più specificamente le ripercussioni negative sull'organizzazione gruppale.
Il gruppo “di dipendenza”, d'altro canto, percepisce il leader come onnipotente ed onnisciente, mentre considera se stesso inadeguato, immaturo ed incompetente. Ma l'impossibilita per il leader di coincidere con un simile ideale di perfezione determina dapprima un rifiuto e poi una sua rapida svalutazione e la ricerca di una leadership sostitutiva. Perciò: idealizzazione primitiva, onnipotenza proiettata, negazione, invidia ed avidità, con le corrispondenti difese, caratterizzano il gruppo di dipendenza: i suoi membri si sentono uniti da un senso comune di bisogno, di necessita e di paura di un mondo esterno vagamente vissuto come vuoto e frustrante.
Rispetto a quanto detto, è già possibile effettuare una digressione sul tossicomane, che viene sovente identificato come un individuo proteso nel tentativo di sopperire alla fragilità del Sé e alla scarsa autostima attraverso condotte compensatorie di varia natura (ossia l'addiction).

Sottolineando, quindi, che non è tanto importante considerare quale sia la sostanza dalla quale egli dipende, quanto la sua modalità di mettersi in relazione con l’oggetto. Tanto evidenti e cangianti, quindi, sono le considerazioni possibili riguardo la grande fragilità del Sé dei tossicomani, soprattutto sul Sé allargato al gruppo di tossicodipendenti in rapporto al gruppo “di dipendenza” Bioniano, da poter dire che non è tanto importante considerare quale sia il gruppo di appartenenza del soggetto, quanto la sua modalità di mettersi in relazione con il gruppo stesso.
Nell'approfondire questo approccio sistemico, Kenberg considera gli assunti di base come “la base per reazioni di gruppo... particolarmente attivate quando i fini strutturati del gruppo entrano in crisi”. Secondo Zucca Alessandrelli i tossicomani possono sperimentare una condizione di terrore ontologico di “non essere” come persone, cioè di non avere significato e valore come soggettooggetto di una relazione vitale (il cosiddetto “marchio”). Proprio per questo, il gruppo terapeutico può essere il luogo in cui la richiesta di poter essere persone dotate di valore e dunque in grado di
avere il senso di Sé può essere accolta.

Il gruppo, infatti, può essere considerato dai membri anche 
come un'estensione di Sé, può assumere la fondamentale funzione d’oggetto-Sé, cioè d’oggetto che fa emergere e mantiene il Sé dell'individuo e gli da significato grazie alla presenza calda e affettiva di altre persone, facendogli sentire di essere “umano tra gli umani” cosa molto importante per queste persone che si sentono cosi spesso “diverse”. 
Ora, ancora più in evidenza. è lo stretto legame tra l'innato concetto di necessità di una funzione sociale, come decantato in precedenza con Aristotele, e le facoltà strutturanti che il gruppo possiede intrinsecamente, come ponderato da Bion. Ed alla luce di queste osservazioni, quindi, sarebbe interessante approfondire nel dettaglio, soprattutto nella pratica clinica con i tossicodipendenti, la funzionalità degli interventi di tipo Bioniano, in vista di una possibile generalizzazione ad un metodo terapeutico di gruppo (ovvero di comunità) al fine di valutarne gli specifici effetti. Sarebbe altrettanto interessante la possibilità di varare una “Teoria della Dipendenza”, per l'appunto
estendibile come schema interpretativo, non solo al tossicomane, ma all'intera costellazione dell'animo umano.


Antonio Muccio


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