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Il concetto di ‘organizzazioni della fuga’ (getaway organization) è un termine utilizzato per indicare entità che facilitano il percorso individuale nell’estremismo violento. Questo tipo di organizzazioni costituisce una sorta di ‘trampolino di lancio’ attraverso cui gli individui vengono avviati al loro coinvolgimento nel terrorismo.

Esse si occupano soprattutto di tre insegnamenti:

  • Indottrinamento: trasmettono ideologie religiose e politiche simili tra loro ma non identiche agli estremisti violenti. Non vengono coinvolti direttamente nell’azione ma forniscono individui con una struttura ideologica che segue il coinvolgimento nella violenza;
  • Socializzazione: esse introducono l’individuo in milizie radicali in cui è facile stabilire reti sociali con estremisti violenti e trovare collegamenti alla jihad.
  • Sovversione: queste organizzazioni condividono valori incompatibili con la democrazia e l’integrazione completa dei musulmani nelle società europee. Come conseguenza, quindi, tramandano condizioni che generano estremismo violento.

Questi tre fattori messi insieme significano ‘educazione completa alla mentalità islamista’, con ovvie ripercussioni sul sociale, perciò, per le autorità governative trattare con queste organizzazioni rappresenta una delle più grandi opportunità nella lotta contro l’estremismo violento: alcuni Paesi affermano che tutte queste organizzazioni andrebbero evitate (soprattutto per quanto riguarda le trattative), mentre altri le vedono come mere alleanze naturali (come il Tabligh o la Fratellanza Musulmana).


Esempio concreto di questo tipo di organizzazione terroristica è l’Hizb ut-Tahrir il cui significato è ‘Partito della Liberazione’, nata come setta religiosa e poi tramutata in movimento politico il cui obiettivo principale è unire tutti i musulmani del mondo sotto il governo islamico, cioè creare un Califfato.

L’HT è un gruppo che soddisfa tutti i tre fattori sopracitati in quanto: INDOTTRINA i suoi membri tramite aspirazioni e messaggi politici, simili a quelli dei movimenti islamisti militanti, con i quali approfitta dell’esasperazione dei membri stessi e capitalizza il loro desiderio di azione; permette la SOCIALIZZAZIONE primaria dei membri nella milizia da cui saranno poi reclutati nei movimenti militanti; SOVVERTE in quanto il suo obiettivo è quello di aumentare le reclute tra elites politiche, militari e professionali che desiderano il rovesciamento dei loro governi per istituire lo stato Islamico.


I reclutatori islamisti, inoltre, sfruttano luoghi in cui gli individui sono vulnerabili ed in cui hanno mancanza di orientamento, fattori ampiamente visti come la causa per l’essere più ricettivi ai messaggi islamisti. Questo vale per le prigioni e le moschee ma anche per luoghi come centri di ricezione per richiedenti asilo, residences ed uffici welfare degli immigrati.

Anche luoghi educativi e di formazione sono coinvolti in vicende simili: le università europee, ad esempio, sono sempre state ottimi terreni per la diffusione di idee radicali perché l’individuo è propenso a sperimentare sentimenti di isolamento che minacciano la sua vulnerabilità (molto simile alle prigioni e le moschee) e la sua sicurezza.

In questo contesto i gruppi radicali, qui costituiti più che altro dalle ‘organizzazioni della fuga’, forniscono forum sociali sviluppando relazioni personali che mirano all’indottrinamento militante.

Spesso, però, tanti altri luoghi, modificati per attuare il reclutamento, non hanno altro significato particolare tranne che essere luoghi in cui i musulmani si incontrano e discutono. Questo succede, ad esempio, per gli ‘Internet cafè’, i bar o le palestre nelle ‘zone islamiche’ delle grandi città europee così come per i campus estivi organizzati dalle organizzazioni di giovani musulmani.


Possibili eccezioni potrebbero essere alcune librerie/biblioteche islamiche, che in un certo modo possono avere un ruolo simile a quello delle moschee anche se in scala ridotta: come per queste ultime, le librerie che hanno ottenuto una reputazione per l’approvvigionamento di letterature estremiste, o video jihadisti e registrazioni di predicatori radicali, possono diventare vere e proprie calamite per i militanti islamisti di una vasta area geografica, i quali potrebbero visitare il luogo non solo per poter ottenere un particolare passo di un libro ma anche per poter incontrare individui con le stesse ideologie.

Come nel caso delle moschee radicali, alcune librerie forniscono un’opportunità per gli individui radicalizzati, ma senza legami con strutture estremiste, di trovare collegamenti al jihad e quindi di facilitare la loro integrazione in fondamentalismi violenti. Ma in generale, si può affermare che l’importanza di un particolare luogo può essere facilmente sopravvalutata (o sottovalutata).


I governi, in conclusione, necessitano di prevenire lo stabilirsi di forme islamiche estremiste in centri fisici come quelli menzionati, che servirebbero appunto come magneti per i ‘cercatori di jihad’ alle prime armi. A parte ciò, il reclutamento nella militanza islamista può verificarsi dovunque esistano congregazioni di fondamentalisti o dove sentimenti di isolamento e vulnerabilità possono essere sfruttati per socializzare in estremismi violenti.

Quello che sembra avere maggior importanza rispetto ai luoghi, sono gli individui coinvolti nell’intero processo di reclutamento e radicalizzazione come gli Imam radicali, le Comunità (intese come persone) e gli attivisti.


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