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La categoria di movimenti islamisti con attitudine predicativa e missionaria, rappresentata da gruppi come il Tabligh ed i Salafiti, ha l’obiettivo (missionario) di riportare alle pratiche islamiche coloro che se ne sono allontanati: ha quindi funzione di re-islamizzazione di immigrati che hanno abbandonato l’Islam o ne predicano una versione occidentalizzata, modernizzata.

 

Essi prendono la vita del Profeta come un esempio da seguire cercando di riviverne le esperienze incoraggiando la conoscenza del Corano e degli hadiths, gli scritti del Profeta stesso contenute nel Libro; offrono ai loro membri una visione ‘pia’ del Mondo fondata sul concetto di società in cui l’islamizzazione dell’intera umanità è un elemento inevitabile: la loro vera preoccupazione, quindi non è la costruzione di uno Stato Islamico (obiettivo dei combattenti di Al-Baghdadi), non è neanche la difesa degli interessi dei musulmani europei ma è più che altro la diffusione di una visione messianica consistente nel ‘riportare’ all’Islam quei cosiddetti ‘credenti smarriti che, tramite il ritorno alle pratiche religiose del Profeta, possano respirare la pura coscienza islamica, andata ormai persa.

La struttura della loro protesta politica è storicamente fissata dall’esempio del Profeta e conseguentemente “adattata” alla realtà secolare dell’Europa contemporanea, così la speranza per la giustizia sociale (per i musulmani) è posticipata al giorno dell’ultimo giudizio, giorno in cui tutti i veri musulmani ritornano in massa alla pratica pura dell’Islam. Questa protesta preideata potrebbe essere passiva e fondata sulla “forza silenziosa” dei numeri che stanno attualmente acquisendo: essi, infatti, credono che attraverso la predicazione è possibile creare un movimento sociale in grado di rovesciare l’organizzazione gerarchica mondiale ed assegnare all’Islam la predominanza che gli spetta.

Essi inoltre sono movimenti contrari a tutte le forme di occidentalizzazione della partecipazione politica dei musulmani nelle società europee, perché questo tipo di partecipazione sarebbe contrario all’Islam. La democrazia è assimilata al rimpiazzo di Dio, perché i deputati politici europei governano in nome dei valori che non sono quelli della sharia, la legge islamica, e quindi questi movimenti promuovono un atteggiamento di chiusura nei confronti della politica occidentale: il futuro dell’Islam non può essere ridotto ad un processo di negoziazione con lo stato e la supremazia dell’Islam su tutti gli altri sistemi, specialmente quelli secolarizzati, rappresenta la soluzione all’avvento del demonio.

Invocando una religiosità basata sul rigetto dei valori dominanti della società e la necessità di vivere la propria fede in privato, loro non dimostrano nessuna violenza e, questa religiosità spesso permette a giovani musulmani, spesso con problemi familiari, scolastici o sociali, di riparare la loro religiosità che si stava perdendo (stessa cosa che offrono organizzazioni come Shari4 ma con fini diversi) attraverso una via alternativa alla violenza prodotta dalle quotidiane esperienze di discriminazione ed esclusione.

Il movimento Tabligh, il cui significato è ‘portare il messaggio’, persegue lo scopo di re-islamizzare la popolazione considerata ‘superficialmente’ musulmana sin dalla sua fondazione nel 1880 in India, luogo in cui il proselitismo tablightiano islamizzò (e re-islamizzò) gran parte della popolazione, per la salvaguardia dell’identità islamica indiana contro le colonie inglesi e la maggioranza Hindu.

L’arrivo in Europa (1960), dovuto al desiderio di internazionalizzazione del movimento, lo si deve ad un gruppo di Indo-Pakistani immigrati in Inghilterra, che si insediarono nei quartieri di Dewsbury e conseguentemente influenzarono altri immigrati ed altri Paesi limitrofi come Olanda, Belgio e Germania.

In Francia il movimento si distinse per il rifiuto ai valori dominanti francesi: il pluralismo ed il secolarismo.

L’attività principale è la predicazione religiosa e la loro protesta è di tipo simbolico (come il rifiuto dei valori estetici occidentali); i membri sono considerati come di passaggio: il movimento infatti non si prende cura dei problemi quotidiani dei suoi militanti, ma soltanto delle necessità spirituali, fino all’obiettivo della re-islamizzazione. Questo, però, può avere risvolti negativi e lasciare un senso di insoddisfazione in alcuni militanti, cosa che può sfociare in azioni politiche violente come successo nel caso dell’attacco alla metro di Parigi nel 1995, ed anche nel caso degli attacchi a Casablanca del 2003, tutti organizzati da membri del Tabligh europeo.

La conoscenza dei gruppi di islamizzazione è un fattore fondamentale per capire l’evolversi del fenomeno islamico e per evitare generalizzazioni e stereotipi che causerebbero soltanto il diffondersi inutile dell’islamofobia. Europa ed Occidente assistono da anni all’instaurarsi di cellule e movimenti che si mobilitano per la difesa di determinati diritti e soltanto con lo studio ed il monitoraggio dei movimenti stessi si può evitare la nascita di cellule ed organizzazioni a sfondo terroristico.

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