musulmani islam
Dopo aver esaminato il ruolo delle moschee e delle prigioni nella diffusione di messaggi ed ideologie fondamentaliste, è importante esaminare anche quello giocato dalle comunità (umma).

Esse hanno lo scopo di ‘unire, rappresentare e servire i musulmani d’Italia; promuovere i valori umani, la cittadinanza attiva e la convivenza tra tutti i membri della società, e costruire ponti tra le culture attraverso il dialogo e la partecipazione, tutelando l’immagine dell’Islam in Italia

(definizione presa dal sito dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), ma è proprio all’interno di alcune di loro che si intrecciano relazioni ed insegnamenti non congrui con i valori primari.


La relazione tra i gruppi terroristi e le comunità dalle quali essi emergono è piuttosto complicata, ed anche i più grandi e popolari gruppi rappresentano comunque una minoranza all’interno delle loro comunità. Allo stesso tempo, anche se il numero di individui attivamente coinvolti nella violenza può essere basso, in alcune comunità essi sono tollerati positivamente.

La chiave di lettura strutturale per Paesi con grandi comunità di musulmani europei appartenenti alla seconda e terza generazione sembra essere un ampliamento del divario socio-religioso tra la generazione più giovane e quella che inizialmente si è stabilita in Europa: ciò è visibile soprattutto in Gran Bretagna dove la maggior parte delle infrastrutture continuano ad essere orientate verso i bisogni delle vecchie generazioni.


Le ideologie con un impronta più classica e fondamentalista di alcune moschee (e di alcuni leaders devianti) nelle culture nazionali delle terre d’origine della prima generazione, mixata con la ricerca di identità fra la seconda e terza generazione di musulmani europei, può incrementare la probabilità di coinvolgimento dei membri in organizzazioni estremiste. Il processo di rifiuto delle credenze dei genitori, visti come culturalmente basilari, e l’accettazione di una identità più universale (o più estrema) o di un sistema di credenze è stata testata da uno studio su giovani di seconda generazione appartenenti alla discendenza pakistana.


Il risultato è che la varietà dei ‘fattori sociali’ che hanno fornito un senso di identità, di scopo e di significato attraverso l’uso delle strutture sociali (istituzionali, famiglia-amici) è risultata poco efficace. Ciò pone gli individui in una posizione in cui rischiano di diventare più suscettibili ai messaggi estremisti oppure di essere coinvolti in gruppi estremisti che si offrono di riempire il vuoto d’identità fornendogli uno scopo e un ruolo all’interno del loro gruppo. Inoltre, ciò ha il potenziale per piazzare un individuo all’interno di un ambiente in cui le forze sociali ed ideologiche sono introdotte e rinforzate.

Come detto nell’articolo sulle prigioni, avere visioni estremiste ed essere coinvolti in gruppi estremisti (oppure essere beccati oltreconfine per motivi legati alla fede), può generare una ‘credibilità di strada’ tra pari utile per rafforzare l’abilità dei militanti nell’attrarre i membri. Ciò non è accettabile per la più ampia comunità musulmana anche se in realtà c’è una crescente consapevolezza del problema della radicalizzazione e del reclutamento tra le comunità musulmane più tradizionali (una battaglia che avanza nelle comunità locali riguardo a come è definito l’Islam ed a dove è diretto, ed al ruolo dell’Islam politico e l’intera questione dell’identità).


L’erosione delle strutture sociali in molte comunità musulmane europee può anche portare ad un senso di impotenza: i membri crederanno che la comunità non è in grado di risolvere i problemi, e la comunità stessa potrebbe diventare passiva nell’affrontare la crescita dei gruppi estremisti. Sembra ovvio quindi che le misure del contro-reclutamento e della contro-radicalizzazione dovrebbero essere mirate al rafforzamento di queste comunità religiose per costruire un capitale sociale e ristabilire rapporti positivi con lo stato e le sue rappresentanze.


La crescita (e l’aumento) dell’estremismo islamico con le connesse violenze, è determinato anche dalla mancanza di una guida spirituale forte che risani le coscienze di chi si spinge sempre più verso forme fondamentaliste della religione da una parte, e dall’altra è determinato da figure potenti che impongono la loro voce ed i oro insegnamenti/indottrinamenti attraverso la violenza. I Paesi che ospitano comunità musulmane e che vogliono combattere il terrorismo e la sua ascesa dovrebbero quindi affiancare le comunità, diffondere i loro sani valori ed offrirgli spazio e supporto per la divulgazione dei messaggi, a discapito della tanta disinformazione giornalistica e politica e dell’uso mediatico che se ne fa di tutto l’intero universo musulmano.