manhaj salaf
 
Il secondo movimento islamista da analizzare dopo il Tabligh è il Salafismo, da considerare uno dei movimenti più tradizionalisti e conservatori dell’Islam.

Il Salafismo fa riferimento ai ‘salaf’, le tre generazioni ‘pie’ di musulmani che succedettero il Profeta e che rappresentano “l’era d’oro dell’Islam”, perciò i sostenitori di questo movimento cercano di basare le loro giornate seguendo il loro esempio.

È il movimento islamico che vede più adesioni tra i re-islamizzati ed i giovani musulmani in Europa in quanto, per salvaguardare i diritti islamici, non adotta valori occidentali e non ‘modernizza’ i suoi in base ai trend europei, il che significa un rifiuto all’eccessiva politicizzazione dell’Islam e all’integrazione di valori sentiti come estranei per l’Islam, come la democrazia o la cittadinanza.

Le negoziazioni tra le autorità pubbliche ed i musulmani militanti, quindi, vengono viste come fattori di banalizzazione dell’Islam, mentre con il Salafismo è possibile rigenerare la mitologia del vero Islamismo.

All’interno di questa corrente vi è la presenza di tre sotto-tendenze antagoniste, tutte desiderevoli di ritornare all’era d’oro dell’Islam, ma differenti sui metodi da utilizzare per la creazione dello Stato Islamico. Le tre tendenze sono: S. predicativo, S. politico e S. rivoluzionario.

Il Salafismo predicativo indica se stesso come la miglior difesa contro quello rivoluzionario, considerato come takfiri, apostata e contrario ai valori puri dell’Islam; viceversa, quello rivoluzionario accusa il predicativo di essere soltanto un mezzo della monarchia e del regime arabo.

Tuttavia, le tre correnti hanno come fattore comune l’incompatibilità con la complessa modernità e quindi la semplicità delle idee che si basa su una visione dualista del Mondo (puri/impuri, credenti/empi).


La corrente predicativa è estranea alla politica e promuove la lettura ‘fanatica’ e comprensione dei testi religiosi. È un movimento che fa della fede religiosa il suo fulcro, incentrato sulla vita individuale e familiare, pratica una lettura ultra-ortodossa e letterale dell'islam e si astiene dal promuovere il ricorso alle armi: i suoi membri condannano coloro che trasformano l'islam in un partito politico come l'organizzazione islamica dei Fratelli Musulmani, accusata di preferire la ricerca del potere alla difesa del Corano e della sunna. Con una visione del mondo dicotomica i salafiti fondamentalisti pongono l'accento sulla pratica cultuale e su una separazione dal mondo sociale e politico considerato come fonte di corruzione e di divisione, anche se i suoi rappresentanti insistono sulla necessità di obbedire al potere politico, soprattutto se è musulmano (quietismo). Questa espressione del salafismo è molto simile al wahhabismo saudita, anche se al suo interno sono presenti divisioni contrarie ai Saud. In Europa ed Occidente, questi salafiti costituiscono una casta socio-religiosa separata.


La corrente politica, seguendo le orme dei Fratelli Musulmani, promuove un approccio salafita-politico, fondato sulla creazione di partiti e associazioni, da utilizzare come mezzi pacifici per accedere al potere o per fare pressione su di esso: la politica è percepita come uno strumento moderno al servizio della propagazione del messaggio coranico. Questa tendenza è nata in Arabia Saudita, ad opera di un gruppo di dissidenti religiosi, chiamati «sceicchi del risveglio islamico» (sahwa), nei cui discorsi, questi sceicchi, trattano temi attuali come la politica degli Stati Uniti in Medio Oriente, il conflitto arabo-israeliano, la presenza dei musulmani in Occidente, nei Paesi balcanici o nel Caucaso   attraverso una visione molto conservatrice della società. Essi inoltre rivolgono pubblicamente anche una serie di critiche fondamentali al Governo, accusato di corruzione, di incompetenza e di negligenza nei confronti dei suoi obblighi religiosi.


Quello rivoluzionario (o jihadista) persevera l'idea che qualsiasi azione politica e sociale va eseguita in una prospettiva islamica, con un indurimento della religiosità, che porta ad una conseguente radicalizzazione settaria: gli scritti coranici sono applicati alla lettera e non possono essere oggetto di nessuna discussione, soprattutto per quanto riguarda la gestione del potere, del califfato e dell'autorità. I militanti jihadisti respingono ogni idea di partecipazione o di collaborazione nelle società musulmane o occidentali e, contrari ad un'azione religiosa limitata alla semplice predicazione, essi collocano il jihad al centro della loro credenza e ne fanno un obbligo religioso ideologico e tattico. Così essi preferiscono l'azione diretta a tutti gli altri metodi politici, che essi screditano completamente.

Anche all’interno di questa corrente, sebbene sia una minoranza nel Salafismo, esistono divisioni dovute al carattere del jihad che i membri vanno ad esprimere: globale o locale.


L’intero movimento salafita risulta così essere una conseguenza al rifiuto delle strategie di partecipazione politica e sociale promosse dai Fratelli Musulmani (esso infatti appare seduttivo soprattutto per quei gruppi marginalizzati ed esclusi dalla partecipazione politica). La critica mossa nei confronti della Fratellanza, però, è rivolta di più alla strumentalizzazione subìta dall’Islam che non all’apertura politica: ciò costituisce la causa principale per la divisione della Umma.

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