angolo della sociologia

L’opinione del dr Antonio Giangrande, scrittore, sociologo storico, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.

 

L’Italia delle libertà mancate, dell’omertà e della censura. Tra Mafia e Terrorismo Islamico, certamente nessuno deve dimenticare il terrorismo di Stato: le morti per l'ingiustizia, come per la sanità, o per la povertà e l'emarginazione. Ma di tutto questo non se ne deve parlare. Si deve parlare sempre e comunque solo di Avetrana omertosa.

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Nell’analisi dell’uso di luoghi pubblici per la diffusione di messaggi estremisti da parte dei militanti islamisti, non poteva ovviamente mancare la scuola coranica, la madrasa, legata direttamente all’evoluzione dell’Islam e della politica islamica.

Il termine madrasa deriva dalla parola darasa che significa ‘insegnare il diritto’, ed in effetti le prime scuole coraniche avevano l’obiettivo di diffondere questo tipo di insegnamento e le sue fondamenta, con le quattro diverse scuole giuridiche: hanbalita, hanafita, shafiita e malikita (4 dottrine che poi si svilupparono in determinate zone geografiche di espansione dell’Islam).

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Il concetto di ‘organizzazioni della fuga’ (getaway organization) è un termine utilizzato per indicare entità che facilitano il percorso individuale nell’estremismo violento. Questo tipo di organizzazioni costituisce una sorta di ‘trampolino di lancio’ attraverso cui gli individui vengono avviati al loro coinvolgimento nel terrorismo.

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Dopo aver esaminato il ruolo delle moschee e delle prigioni nella diffusione di messaggi ed ideologie fondamentaliste, è importante esaminare anche quello giocato dalle comunità (umma).

Esse hanno lo scopo di ‘unire, rappresentare e servire i musulmani d’Italia; promuovere i valori umani, la cittadinanza attiva e la convivenza tra tutti i membri della società, e costruire ponti tra le culture attraverso il dialogo e la partecipazione, tutelando l’immagine dell’Islam in Italia

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Se il ruolo delle moschee è diminuito nel reclutamento degli islamisti militanti, il contrario si può dire per quanto riguarda le prigioni. Ciò ha molto di paradossale: mentre le moschee possono essere il luogo pubblico meno controllabile, le prigioni sono spazi chiusi in cui l’accesso è molto ristretto; ed inoltre, come suggeriscono varie indagini e ricerche, esse sono un ambiente ad alta conduzione di radicalizzazione ed ideali per il reclutamento, condizioni destinate a crescere se non saranno controllate.

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I movimenti islamisti si servono anche di ‘Imam radicali’ le cui retoriche spesso attraggono più giornalisti che fedeli e, soprattutto, le critiche da parte dei leaders tradizionali che li accusano di rappresentare il falso, di essere in cattiva luce e di occupare un ruolo centrale soltanto nella radicalizzazione e nel reclutamento di musulmani europei diventati parte dei movimenti stessi.

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