primavere arabe
Il rapporto tra Islam e democrazia politica è da sempre terreno di aperti dibattiti tra intellettuali, studiosi e religiosi, soprattutto in quei Paesi secolarizzati, in cui la religione non è esplicitamente connessa con i poteri di governo, dove la laicità guida le decisioni in campo politico e sociale.

L’islam presenta un ampio spettro di prospettive che va dagli estremi di chi nega una connessione tra Islam e democrazia a chi afferma che l’Islam richiede un sistema democratico; inoltre troviamo molti musulmani che credono che l’Islam è un supporto per la democrazia (anche se il loro sistema politico non è esplicitamente definito islamico). La partecipazione dei gruppi definiti islamici nelle elezioni, e nei processi democratici in generale, ha attratto controversie considerevoli. Chi crede che la separazione tra religione e politica (approccio secolare), è essenziale per la democrazia afferma che i gruppi islamisti invocano la democrazia solo come tattica per incrementare il potere politico.

Alcuni sostenitori islamisti radicali credono che la democrazia è un concetto estraneo imposto dall’occidente e dai riformatori secolari sulle società musulmane; che il concetto della sovranità popolare nega la fondamentale affermazione islamica della sovranità di Dio ed è quindi una forma di idolatria. E chi sostiene queste idee è il meno indicato ed il meno favorevole alla partecipazione alle elezioni.

Intellettuali islamici e gruppi affermano che Islam e democrazia sono compatibili; altri affermano che in base alle condizioni del mondo contemporaneo la democrazia è da considerare un requisito dell’islam, considerando concetti storicamente importanti della tradizione islamica insieme ai concetti base di democrazia così intesi nel mondo moderno. Gli stessi concetti e processi rintracciabili in ogni tradizione, in cui è possibile trovare risorse ideologiche ed intellettuali che possono fornire la giustificazione per la monarchia assoluta o per la democrazia. Le maggiori controversie riguardano quanto bisogna capire ed implementare i concetti base.

La sintesi tra spiritualità e governo si fonda sull’affermazione che ‘non c’è altra divinità tranne Dio’ e sull’unicità di Dio, concetto monoteistico che fornisce il fondamento dell’idea che nessuno può separare aspetti differenti della vita in compartimenti separati.

Ali Shariati, sociologo iraniano che ha dato importanti contributi allo sviluppo ideologico della rivoluzione islamica in Iran, scrive nel libro ‘Sociology of islam’ che il monoteismo “nel senso di unicità di Dio è sicuramente accettato da tutti i monoteisti, ma monoteismo come visione mondiale…è da intenderlo per ciò che riguarda l’intero universo come una unità, invece di dividerlo…spirito e corpo”.

Nella visione di Shariati, la separazione tra religione e politica crea un vuoto spirituale ed apre a sistemi politici che non hanno senso di valori morali, aprendo la strada all’abuso di potere: l’esperienza delle società musulmane con regime militare secolare, come i socialisti baathisti del regime di Saddam Hussein in Iraq, rinforza questa sfiduciata separazione dei valori religiosi dalla politica.

I sostenitori della democrazia islamica sostengono che l'Unicità di Dio richiede una qualche forma di sistema democratico; i conservatori sostengono che l'idea della sovranità popolare contraddice la sovranità di Dio; spesso l'alternativa diventa allora una qualche forma di un sistema monarchico.

Alcuni concetti specifici, che i musulmani citano per spiegare la relazione tra islam e democrazia, sono: la consultazione reciproca ed il concetto di Califfo.

Nel corano, il ‘giusto’ è descritto come quella gente che gestisce i suoi affari tramite consultazione reciproca. Questa pratica viene attribuita al profeta ed alle azioni dei primi leaders della comunità musulmana per intendere che è obbligatorio per i musulmani gestire i loro affari politici ricorrendo ad essa.

Un altro concetto base della democrazia islamica è il Califfo, storicamente inteso come il monarca che governava il medievale impero musulmano, nel tempo ha variato il suo significato: nel corano il califfato si riferisce alle ampie responsabilità degli uomini nell’essere gli assistenti della creazione di Dio.

L'autorità del califfato viene conferito a tutto il gruppo di persone, la comunità nel 
suo insieme . . . Una tale società ha la responsabilità del califfato nel suo insieme
e ciascuno dei suoi singoli condivide il Califfato Divino. Questo è il punto in cui la
democrazia ha inizio nell’Islam. Ogni persona in una società islamica gode dei
diritti e dei poteri del califfato di Dio e in questo senso tutti gli individui sono uguali
.”
(Abu al-Ala Mawdudi, The Islamic Way of Life)
 

Nella teoria e concetto, la democrazia islamica all’inizio del XXI secolo è molto ben sviluppata e persuasiva ma nella pratica i risultati sono stati meno incoraggianti a causa di governatori autoritari cha hanno iniziato programmi di islamizzazione della legge e dei sistemi politici dal 1980 con risultati demotivanti per la democrazia. Un colpo di Stato militare ha portato ad una combinazione di islamisti civili e militari al comando in Sudan nel 1989 e nonostante il proclamato obiettivo di creazione di una democrazia islamica, il documento dei diritti umani delle minoranze non musulmane e dei gruppi di opposizione è deplorevole. Stessa cosa successe nell’Iran della Repubblica Islamica in cui furono impostate strette limitazioni sulla partecipazione politica, ma col passare del tempo si assistette, e si assiste ancora, ad un crescente numero di donne e giovani che partecipano alle elezioni, a cui è seguito un incremento del ruolo della democrazia con un tono islamico: in molte terre, i musulmani non islamisti hanno partecipato ai processi elettorali e portato un crescente senso di bisogno di moralità e consapevolezza islamica nell’arena politica.

In periodi in cui molti Paesi diventano secolarizzati, i leaders delle organizzazioni islamiche giocano ruoli importanti nei sistemi elettorali politici che non sono esplicitamente identificati come islamici. Quando il regime militare indonesiano finì, il nuovo presidente eletto tramite regolari elezioni, leader di Nahdat ul-Ulama, probabilmente la più grande organizzazione islamica del mondo, non avviò processi di islamizzazione del sistema politico. Anche quando fu rimosso, seguì un regolare processo democratico di rimpiazzamento senza ricorrere a guerre religiose per il potere.


In Turchia, partiti ‘islamicamente’ orientati hanno governato con successo nelle elezioni politiche secolari nel periodo 1996-97 ed anche se successivamente sono stati soppressi ed i loro leaders arrestati, conseguentemente sono nati nuovi partiti in forma islamica per tentare nuovamente nel sistema politico anziché ritirarsi nell’opposizione violenta.

L’esperienza turca riflette il fatto che molti musulmani, che vivono in Stati secolari o in quelli formalmente islamici, vedono la democrazia come una speranza di partecipazione politica effettiva. Importante dimensione di partecipazione democratica è confermata dal fatto che i tre Paesi musulmani più grandi (Indonesia, Bangladesh, Pakistan) hanno avuto o hanno una donna a capo del governo, nonostante il conservatorismo dell’opposizione. Nessuna di loro era esplicitamente islamista ed una era direttamente opposta al partito islamista.

Il caso dell’Arabia Saudita può essere considerato il più estremo nella politica islamica data la presenza ed il governo della legge islamica (Sharia) fondata sulla tradizione del Wahhabismo che vieta la formazione di partiti politici, manifestazioni di dissenso ed associazionismo politico. Democrazia pari a zero.

In questo contesto molto complesso, è chiaro che l’islam non è completamente incompatibile con la democrazia e l’Islam politico non è una sorta di manuale per la guerra santa o per fare terrorismo, ma un programma per la democrazia religiosa. Il problema in questi casi si presenta quando chi va al potere ha ideologie manovrate da pensieri radicali, estremisti, come il corso della storia ci suggerisce. Poca importanza ha la tipologia di estremismo: può essere politico o religioso, di destra o di sinistra ma sarà pur sempre un estremismo. Quindi se proprio vogliamo trovare qualcosa da combattere nell’islam dobbiamo mirare al suo lato più radicale, quello pronto ad issare barriere contro la modernizzazione, quello più nostalgico e nichilista che crea più combattenti che credenti, più guerrieri che attivisti politici.


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