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Last updateGio, 23 Mar 2017 9pm

Angolo della Sociologia

Islam politico e terrorismo


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La minaccia globale costituita dal terrorismo ed emersa dal jihad contro l’occupazione sovietica in Afghanistan, è ormai esplosa in tutto il mondo musulmano: dal Nord al Sud e da Est ad Ovest dell’Europa e non solo.

Fino al 20° secolo l’Islam politico (inteso come fondamentalismo islamico o islamismo) è stato un fattore significante nelle politiche di Paesi a predominanza musulmana, portando alla creazione di Repubbliche Islamiche in Sudan, Iran, Pakistan: da una parte i governatori musulmani hanno ‘utilizzato’ l’Islam per accrescere il loro potere, legittimità e politiche; dall’altra i partiti politici ed i principali movimenti si sono appellati ad esso per acquisire consenso popolare.

Contemporaneamente, le organizzazioni estremiste hanno usato la violenza ed il terrorismo, in nome dell’Islam, per minacciare e destabilizzare governi ma anche per attaccare istituzioni e semplici cittadini in terre musulmane ed in occidente. Perciò, parlando di Islam politico, è bene distinguere tra movimenti tradizionali e movimenti estremisti: il primo indica la partecipazione al sistema politico mentre il secondo indica l’impegnarsi nel terrorismo religioso, in nome dell’Islam.

Entrambi hanno radici nella rinascita religiosa (islamica) e per conoscerli entrambi è necessario riconoscere la loro relazione e le loro differenze, soprattutto per combattere l’estremismo religioso ed il terrorismo.

Queste distinzioni sono molto importanti anche per le loro implicazioni negli approcci politici: un approccio di “tolleranza-zero” verso il terrorismo è necessario, anche se non sarà mai completamente vincente in quanto le società aperte possono essere sempre preda di infiltrazioni; contrariamente, un approccio di tolleranza-zero verso i movimenti tradizionali non solo indebolirebbe la civiltà e la credibilità democratica dell’occidente ma produrrebbe alienazione e risentimento che alimenta la crescita del terrorismo.

La rinascita islamica favorisce da una parte l’inasprimento della religiosità musulmana tramite l’osservanza a valori fondamentali e la riscoperta del misticismo islamico e del sufismo; dall’altra, l’Islam riemerge non solo come religione, ma anche come ‘ideologia socio-politica’ (supportata soprattutto da moschee ed imam radicali) che fa leva su problemi sociali come la repressione, la disoccupazione, la disuguaglianza sociale, la corruzione ed incolpando l’occidente per questi fallimenti e come catalizzatore per i movimenti islamisti.


Ad esempio, l’Arabia Saudita utilizza i suoi petrodollari per finanziare programmi di islamizzazione nazionali ed internazionali ed estendere la propria influenza a livello mondiale tramite l’azione di movimenti tradizionali ed estremisti ma con la differenza che i primi lavorano per portare cambiamenti attraverso l’attivismo sociale e politico, mentre i secondi credono di avere un mandato da Dio e l’Islam, per loro, non è un’alternativa socio-politica ma un imperativo. Per loro, i musulmani che si mostrano apolitici o che si oppongono, sono da considerare atei e miscredenti contro cui ogni vero musulmano deve attivizzarsi tramite guerra santa e jihad.

Anche il concetto stesso di Jihad è interpretato diversamente: i movimenti tradizionali lo intendono come uno sforzo per vivere come un musulmano migliore tramite la preghiera, l’educazione o per rendere le società migliori, mentre gli estremisti lo utilizzano per giustificare atti di violenza (sacra), per legittimare la loro causa e per mobilizzare e motivare aspiranti terroristi.


Come disse il Profeta Mohammad: “Torniamo dal minor Jihad (guerra) verso il maggior Jihad (lo sforzo per vivere una vita morale)”. Ma è anche vero che il Corano contiene sia versi che indicano i non musulmani come ‘non credenti’ o ‘nemici dell’Islam’ e sia versi che incitano alla lotta fisica con questi individui solo quando assumono un comportamento violento nei confronti dei musulmani. Purtroppo fin troppi estremisti islamici hanno inteso ciò come qualcosa di permanente da attuare sempre, comunque e dovunque.

Come si può affrontare questo uso illegittimo della violenza? Questo problema è aggravato dal fatto che nell’Islam manca un’autorità centrale che faccia da ‘moderatore’, per così dire, ciò però lascia ampio spazio per le politiche antiterrorismo che andrebbero migliorate ed indirizzate verso le cause principali che alimentano il terrorismo: la più grande sfida da vincere è limitare la crescita del terrorismo globale per poter affrontare fattori ideologici e politici e quindi alienare le teologie di odio che rafforzano e legittimano il terrorismo globale.


In Italia, in seguito ai vari arresti di presunti terroristi che progettavano attacchi nella capitale, è evidente la presenza di un sistema di promozione e propaganda di terrorismo islamista; è evidente la presenza di cellule collegate allo Stato Islamico, quindi si rende necessario l’inasprimento di politiche di sicurezza o la creazione di nuove politiche che tutelino i movimenti tradizionali (per democrazia e soddisfazione dei bisogni) e che limitino i movimenti estremisti.