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Angolo della Sociologia

'Madrasa' e jihadismo


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Nell’analisi dell’uso di luoghi pubblici per la diffusione di messaggi estremisti da parte dei militanti islamisti, non poteva ovviamente mancare la scuola coranica, la madrasa, legata direttamente all’evoluzione dell’Islam e della politica islamica.

Il termine madrasa deriva dalla parola darasa che significa ‘insegnare il diritto’, ed in effetti le prime scuole coraniche avevano l’obiettivo di diffondere questo tipo di insegnamento e le sue fondamenta, con le quattro diverse scuole giuridiche: hanbalita, hanafita, shafiita e malikita (4 dottrine che poi si svilupparono in determinate zone geografiche di espansione dell’Islam).


Per usare una definizione utilizzata da Bernard Lewis, storico e studioso del Medioriente, la madrasa “indicava un centro di istruzione superiore, di alta cultura, di insegnamento e di ricerca e fu il predecessore, e sotto vari aspetti il modello, delle grandi università medievali europee. Nell’uso moderno la parola madrasa ha assunto un significato negativo, ha finito per indicare un centro di indottrinamento al fanatismo a alla violenza. In Europa e in America, data la riluttanza dello stato a immischiarsi in questioni religiose, l’insegnamento dell’Islam avviene generalmente senza alcun controllo da parte delle autorità. E’ una situazione chiaramente favorevole a chi ha pochissimi scrupoli, fortissime convinzioni e moltissimi soldi.”

La frase finale, che implica una stretta relazione fra potere e sapere, è probabilmente quella che descrive in modo migliore l’attuale uso di queste scuole: in mancanza di istituzioni ecclesiali e sacerdotali, nell’islam è centrale la questione del testo e della sua interpretazione, poiché chi controlla il sapere e la sua trasmissione, portatori o divulgatori, rafforza la legittimità del potere stesso. Proprio per questo motivo tanti Califfi, sultani ed emiri hanno provato da sempre a creare le proprie madrasa. Alcuni esempi potrebbero essere la madrasa di Baghdad costruita dal califfo al-Mustansir nel 1234 (età cristiana) in cui venivano insegnati il Corano e la Sunna, ed in cui si viveva la vita islamica a 360°; oppure la madrasa della scuola di Deoband (fondata nel 1865, tuttora esistente) che perseguì lo scopo di contrastare l’innovazione nell’India musulmana in un’epoca in cui ci si stava avvicinando troppo all’occidente ed alla riapertura dell’interpretazione del Corano. Essa ‘rispose’ con il rifiuto di insegnamento alle ragazze e con un inasprimento della dottrina wahhabita (riforma religiosa ultraconservatrice islamica sunnita, radicata in Arabia Saudita).


È proprio l’insegnamento del Wahhabismo il problema principale delle madrasa odierne, anche in Europa.

Precisamente, questo insegnamento, fu introdotto durante la guerra sovietica (1979-89) in Pakistan-Afghanistan e, per lo più, comprendeva l’insegnamento alla guerra contro gli infedeli (oggi occidente ed America).

Come la scuola di Deoband, l’Arabia Saudita ha investito milioni di dollari per costruire madrasa con l’obiettivo di creare terroristi, supporters del terrorismo, gente disposta ad interpretare la sua religione in modo fanatico e violento: scuole che non avrebbero avuto possibilità di diffusione senza i fondi messi a disposizione dai sauditi.

Le classi sociali coinvolte nell’indottrinamento saudita erano e sono principalmente classi basse o medio-basse, costituite soprattutto da una popolazione contadina con uno sfondo sociale contadino a causa del fatto che essi non avrebbero avuto possibilità di qualche altro tipo di istruzione: ciò spiega anche il perché l’ideologia propagata da queste scuole è molto importante nel ‘plasmare’ le menti nel mondo musulmano ed è quindi facilmente immaginabile qual è l’impatto sulla società se l’insegnamento regolare non istruisce gli alunni, e le scuole che propagano il fanatismo invece lo fanno.


Oggi, si può assistere a due fenomeni in particolare: da una parte c’è una sorta di delegittimazione delle madrasa in quanto si sono sviluppate forme di istruzione laica e molti estremisti provengono dal sistema di università occidentali, e non dalle madrasa (essi si formano da sé in materia di jihadismo); dall’altra parte si assiste alla nascita di madrasa on line, collegate al reclutamento sul web, in cui ognuno ha la possibilità di imparare da sé le ‘nozioni del buon terrorista’. Se prima ci si avvicinava al radicalismo islamico passando prima dalla religione, ora si diventa terroristi senza aver sperimentato la fede.


Anche per quanto riguarda gli attacchi avvenuti in Belgio, è possibile che provengano dalla mente plasmata di alunni formati in madrasa presenti o in Terra mediorientale o, perché no, proprio sul suolo europeo (dati gli investimenti sauditi per la costruzione di moschee in Europa, è possibile che ci siano stati fondi anche per la costruzione di madrasa).

La storia delle madrasa ci suggerisce che anche il Regno del Marocco è nato grazie allo ‘sforzo’ di monaci-soldati formati nei ribat (fortezze che facevano parte delle madrasa) in seguito ad azioni di rivendicazione o di estensione di una dottrina religiosa. E questo non è detto che non sia un obiettivo pensato anche per il Belgio, data la situazione in cui si trovano alcune zone ad alto tasso islamista.