Dopo le due consecutive promozioni ottenute in appena 20 mesi. Era il 16 settembre 1991, un lunedì. Il giorno prima, si era disputata la terza giornata di un campionato che, alla fine, coronerà campione d’Italia la squadra stellare di Baresi e del trio olandese Rijkaard, Gullit, Van Basten.

A Torino, la domenica calcistica aveva offerto il match clou che  aveva visto protagonisti la Vecchia Signora e proprio i rossoneri allenati da Arrigo Sacchi. Alla fine dei 90 minuti, dal campo era scaturito un pareggio che non aveva entusiasmato nessuno. E  quel famoso lunedì, il Corriere dello Sport, in prima, decideva di titolare così: “Juve o Milan? Meglio il Foggia”.

Il quotidiano, allora diretto da Italo Cucci, era il primo a intuire che quel campionato avrebbe offerto qualcosa di mai visto prima: una neopromossa, una ‘cosiddetta’ provinciale, che avrebbe affrontato tutte le partite, comprese quelle in trasferta e le gare contro le cosiddette ‘grandi’, con una sfrontatezza, un coraggio e un gioco totalmente votato all’attacco che avevano dell’incredibile.

Quella squadra era il Foggia di Zeman, una formazione che nelle prime tre gare del campionato 91-92 spaventò l’Inter a San Siro, portando a casa un pareggio che le andava stretto; perse contro la Juventus, piegata da un gol ‘generoso’ per i bianconeri, poiché in fuorigioco e un rigore netto che le venne negato e, infine, andò a vincere a Firenze, dando una lezione di calcio ai gigliati salutata dai tifosi viola con gli applausi di tutto il “Franchi”.

Che fine ha fatto oggi il Foggia? Quel Foggia, naturalmente, non esiste più, ma la città che nei primi anni ’90 è stata sinonimo di un calcio rivoluzionario si è inventata una nuova rivoluzione.

Oggi la squadra del capoluogo di provincia più a nord della Puglia è ritornata il Lega Pro Unica ovvero nella terza serie nazionale. Appena 20 mesi fa rischiava di scomparire e invece, seppure in una categoria che sta stretta al suo blasone, il Foggia è rinato: grazie ad una nuova società, diversa denominazione (Foggia Calcio srl), logo totalmente rinnovato nel quale i ‘satanelli’ di un tempo hanno lasciato il posto alle tre fiammelle, simbolo della città e, soprattutto, emblema di una passione che arde più forte di prima.

Dov’è la rivoluzione? La rivoluzione è incarnata da una dirigenza incarnata dall’ex- presidente, che va in curva con gli ultras, indossa la pettorina del servizio d’ordine, si sciroppa ogni settimana centinaia di chilometri per seguire i suoi ragazzi e poi tornare a Milano, dove risiede con la sua famiglia, si mette su facebook a rispondere pazientemente alle osservazioni dei tifosi.

Quell’uomo così importante per i destini della gloriosa società rossonera si chiama Davide Pelusi. E’ un manager di origini foggiane e nella rinascita della sua squadra ha investito i risparmi di una vita. La rivoluzione ha il suo volto, ma ha anche le fattezze di Pasquale Padalino.

Ve lo ricordate? Bene, lui è stato uno dei protagonisti del Foggia di Zeman. Usciva palla al piede dalla sua area, a testa alta, affrontando gli attaccanti avversari con una disinvoltura che rasentava la spavalderia. Oggi Padalino è l’allenatore del nuovo corso foggiano e accanto a lui c’è un altro protagonista del vecchio ‘Foggia dei miracoli’, Giuseppe Di Bari, nel frattempo divenuto un ottimo dirigente sportivo.

La campagna abbonamenti della rinascita foggiana era stata lanciata due anni fa con uno slogan che sa di futuro: “Tutta un’altra storia”. Una storia nuova, rivoluzionaria, che è ripartita, 20 mesi fa, tra i dilettanti, nei campi che del grande calcio sono la periferia, ma che ha continuato ad avere un punto fermo nella passione di una città e nel solito, vecchio e glorioso stadio “Pino Zaccheria”!

Ed oggi, con la seconda consecutiva promozione , conquistata sul campo, gli scenari futuri per la società Foggia calcio appaiono nuovamente ambiziosi e più consoni al blasone di una squadra di calcio che 25 anni fa dava in serie A lezioni di calcio a tutti  ,tanto da conquistarsi il meritato appellativo di essere “meglio della Juve o del Milan”!

Foggia, 8 aprile 2014                                                  Avv. Eugenio Gargiulo