ginolisa foggiaUn aereo ogni 5 giorni: sarebbe questo a leggere Il Mattino.it , il volume di traffico aereo del settore commerciale che ha caratterizzato nel 2016 l’attività dell’aeroporto di Salerno.

In pratica un movimento di soli 70 aerei durante l’anno! La suddetta situazione risulta dal monitoraggio effettuato dall’ENAC, “Ente per l’aviazione civile”, che ha elaborato la classifica di tutti gli scali nazionali, attribuendo il posto in graduatoria sulla base del numero di movimenti registrati e dei passeggeri. Da questo punto di vista l’aeroporto di Salerno, il “Costa d’Amalfi”, si è collocato al 39mo posto su 42 aeroporti censiti in Italia. Peggio di questo solo quelli di Bolzano, Grosseto e Foggia.

Proprio questo ultimo dato appare degno di essere analizzato: lo scalo aereo di Foggia è stato collocato al 42 posto, buon ultimo, di questa speciale classifica redatta dall’ENAC. Eppure dal “Gino Lisa” di Foggia ormai non si vola da anni , mentre dai tre che lo precedono in graduatoria, è consentito volare, nonostante i dati relativi al volume del traffico aereo, che li contraddistinguono, siano davvero irrisori come, per l’appunto, nel caso di Salerno.

Un aeroporto senza alcuna compagnia: la solitudine del Gino Lisa di Foggia si respira già all’ingresso. E’ tutto potenzialmente funzionante ma non ci sono né arrivi né partenze. E’ così da quando – nel novembre 2011 – la compagnia svizzera Darwin ha mollato lo scalo pugliese. Sono trascorsi oltre 5 anni: nessun’altra compagnia aerea s’è più avvicinata a questa torre di controllo. A parte qualche velivolo privato e un elicottero, che porta regolarmente alle isole Tremiti, il flusso dei passeggeri è pari a zero.

I motivi di questo incredibile fallimento sono tecnici, commerciali,e politici. Sarà, innanzitutto, che la pista somiglia a una “cerniera lampo”: una sorta di zip ostacolata, per di più, da un comignolo e qualche antenna di troppo. Misura, sulla carta , 1.660 metri. Comignoli e antenne ( per motivi di sicurezza ) ne riducono l’utilizzo a circa 1.400 metri. Nella speciale classifica dell’ENAC la media italiana è di 2,2 km . Il Gino Lisa, relativamente a questo dato, precede di poco Pantelleria, pista di 800 metri scarsi. Conseguentemente, può accogliere solo apparecchi a turboelica da 50 posti, mentre è inibito il volo di Boeing e Airbus, i più diffusi sul mercato, che vantano tra 160 e i 200 passeggeri. Questi velivoli, difatti, hanno bisogno di atterrare su una striscia di almeno 1.800 metri.

Pertanto, basterebbero 300 metri in più per aprire lo scalo a tutt’altro scenario. Ma sarebbe un errore pensare che tutto si possa risolvere con 300 metri di bitume: la forza d’un aeroporto non si valuta solo con la lunghezza di una pista. E’ necessario sia il “mercato”, sia la politica.

In proposito, prendiamo l’esempio di Firenze: sulla carta, con i suoi 1.620 metri, possiede una pista anche più corta di Foggia. Eppure questo scalo – che vede Pisa, pochi chilometri più in là, spadroneggiare con colossi del calibro di Ryanair – vanta 1,5 milioni di passeggeri all’anno . Stesse dimensioni e risultati opposti. Certo, di là c’è il Duomo, Palazzo Pitti, Michelangelo e il Ponte Vecchio. Di qua però c’è il Gargano, il turismo religioso targato Padre Pio, e quindi: com’è possibile che Firenze batta Foggia con 1,5 milioni di passeggeri a zero?

Va evidenziato che uno studio Eurispes del 2009 ha, addirittura, stimato le potenzialità dell’aeroporto foggiano tra i 500mila e 1,3 milioni di passeggeri. Invece siamo a zero! Il punto è che alle questioni tecniche vanno affiancate quelle commerciali e politiche.

Per meglio chiarire il punto: già nel 2002, Ryanair, aveva chiesto di usare Foggia come scalo, a patto di allungarne la pista, segno che lo scalo – all’epoca – era appetibile. Non se ne fece nulla. E la compagnia irlandese approdò a Bari. Grazie a una pista adeguata (il lato tecnico) e a una ricca concessione d’incentivi pubblici (il lato politico) ha rilanciato la potenzialità dell’aeroporto barese. E con esso dell’intero turismo pugliese. Idem per lo scalo di Brindisi. E tra i foggiani si fa ragionevolmente strada il sospetto e l’ipotesi che, oltre all’influenza dei comignoli e delle antenne, il Gino Lisa abbia patito quella dei “campanili” e delle “gelosie regionali”!

“Il bacino dell’aeroporto di Foggia – conclude l’avv. Eugenio Gargiulo – gravita dall’Abruzzo al Molise, dalla Campania alla Basilicata. Già nel 2007 si era valutato che l’allungamento della pista era l’unica soluzione possibile per raggiungere un milione di passeggeri….dipende esclusivamente dalla volontà politica di chi è chiamato a decidere!”.

Foggia, 20 marzo 2017

avv. Eugenio Gargiulo