Dopo lo shock che ha scosso l’Europa per via dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea a seguito dell’esito referendario, è il tempo di chiedersi se, questi eventi di per sé negativi, possano trasformarsi in un’opportunità per il nostro Paese. L’occasione, infatti, può essere propizia per attrarre in Italia, in particolare a Milano, investitori inglesi che, a seguito della Brexit, devono trovare altre sedi lavorative.

Fabriozio Barini    Fabrizio Barini

Come può Milano attrarre questi nuovi investitori, che darebbero l’opportunità alla città, e all’Italia intera, di risollevare in parte l’economia?

Questo è stato il tema affrontato lunedì 18 a Milano, durante l’incontro organizzato da Fabrizio Barini dal titolo “Una Brexit Strategy per Milano”, che ha visto la partecipazione di illustri ospiti appartenenti al mondo dell’economia e della finanza tra cui Francesco Silva già Vice-Presidente del consiglio di gestione di A2A.

Certamente, i mercati del Nord Europa sembrano a prima vista più allettanti per gli investitori inglesi. Non si nega, infatti, che il nostro sistema presenti delle difficoltà, che sono annose, come la complicazione del sistema burocratico e fiscale e la farraginosità delle leggi.

La possibilità di attrarre i capitali inglese dipende anche dalle soluzioni che possiamo elaborare. Come possiamo diventare competitivi? È possibile proporre a queste imprese soluzioni fiscali agevolate, con il fine di indurli ad investire nel nostro Paese e quindi di aumentare il livello di occupazione?

L’idea di concedere agevolazioni fiscali potrebbe essere vantaggiosa, se si pensa che, in caso di nuovi investimenti e di nuovi assunzioni, il gettito fiscale comunque aumenterebbe, a beneficio sia dello Stato che delle imprese, che si gioverebbero di un aumento dei consumi.

Sono state quindi proposte diverse soluzioni, come l’istituzione di un’Agenzia ad hoc, che abbia il compito di creare le condizioni favorevoli affinché gli investitori stranieri siano attratti dal nostro Paese. Queste Agenzie dovrebbero costituire un vero e proprio “ponte comunicativo”, fra le imprese straniere e le nostre istituzioni.

Fra scettici e ottimisti, tutti gli intervenuti hanno proposto delle soluzioni. Su un punto, però, sono stati tutti d’accordo: la Brexit, indipendentemente dalla reale intenzione degli investitori inglesi che forse già guardano ad altri mercati, può diventare per noi un’occasione per continuare a discutere sulle riforme necessarie al nostro Paese. E, forse, anche Milano può trasformarsi in un laboratorio sociale di cambiamento a cui tutta l’Italia potrebbe in futuro ispirarsi.

Rosa Aimoni


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