Le autorità cinesi hanno condannato a morte sei persone in relazione agli scontri etnici avvenuti lo scorso luglio nella provincia dello Xinjiang, che provocarono circa 200 morti. Le sei condanne capitali, tre delle quali sospese per due anni, sono state pronunciate da un tribunale del capoluogo Urumqi, che ha condannato altre tre persone all’ergastolo ed altre cinque a pene detentive più lievi, in base al comunicato che le autorità dello Xinjiang hanno inviato per fax all’agenzia Afp. Tra i condannati a morte c’è un uomo con un nome cinese Han - Han Junbo – riconosciuto colpevole di aver picchiato a morte un uiguro. Un altro uomo con nome Han - Liu Bo – è stato condannato a 10 anni di detenzione.
In base al comunicato governativo, sei degli altri imputati hanno nomi all’apparenza uiguri, mentre i restanti non sono stati identificati.
Uno dei sei condannati a morte, all’apparenza uiguro, è stato riconosciuto colpevole di aver picchiato a morte due persone con un altro degli imputati, e di aver sottratto loro beni, inclusi telefoni cellulari e braccialetti. Considerate le sei condanne a morte emesse ad Urumqi il 12 ottobre, giungono a 12 le persone finora condannate alla pena capitale per quelle che sono state le più gravi violenze etniche verificatesi in Cina negli ultimi decenni. A parte i 21 processati di questa settimana, la polizia detiene circa 700 persone sospettate di aver preso parte alle violenze.

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