Oltre 33 milioni di malati nel mondo da Aids, 2 milioni di morti per 2,7 milioni di nuovi contagiati nel solo 2008. Sono i tragici dati diramati ieri dall’Unaids, il programma delle Nazioni Unite per la lotta alla diffusione del virus Hiv.

Si tratta di cifre molto simili a quelle del rapporto per il 2007, sintomo di una incapacità oggettiva di far diminuire il numero di contagiati, ma allo stesso tempo di essere stati in grado di porre un primo freno per la stabilizzazione dell’epidemia. Il 97% degli infettati risiede nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in quelli dell’Africa sub sahariana. Solamente in queste zone si contano per lo scorso anno 22,4 milioni di malati e 1,4 milioni di morti.

La buona notizia è che il numero di decessi legati all’Aids è in declino su base quinquennale di più del 10%, e si stima addirittura che dal 1996 ad oggi, ovvero da quando è stata possibile una qualche terapia contro la diffusione del virus, le vite salvate siano state quasi 3 milioni.

Quello che tuttavia preoccupa maggiormente gli osservatori è che mentre l’epidemia da Aids è in piena evoluzione, i programmi di prevenzione non si adattano abbastanza rapidamente ai cambiamenti. Ciò significa in concreto che la trasmissione della sieropositività tra madri e figli, che incideva in modo significativo negli scorsi anni sull’aumento dei malati, è in forte calo, mentre è in aumento la diffusione del virus tra gli adulti maggiori di 25 anni. Questo a causa dell’aumento della consumazione di droghe iniettabili in Europa orientale e Asia centrale e della sempre maggiore diffusione del turismo sessuale da parte dei cittadini occidentali.

Lo stesso rapporto indica dunque che il numero di nuovi infettati in Africa nera è sceso dal 2001 al 2008 del 15%, nel lontano oriente del 25% e nel sud-est asiatico del 10%. In Europa orientale invece è cresciuto in modo esponenziale i primi anni, per essersi poi stabilizzato. Tuttavia, in alcuni paesi, vi sono indicazioni per cui sembra che il numero stia ricominciando a crescere cospicuamente.

La necessità ora è quindi allertare i Paesi occidentali e far sì che i Governi centrali destinino budget maggiori per la lotta alla diffusione di un virus che causava, sino a pochi anni fa, un numero marginale di morti.

 

 

Alessandro Fonti

 

Potrebbero interessarti