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Libri

CGIL - Camusso a Taranto - Programma del 15 febbraio


sempre dalla stessa parte
Taranto (Salone Subfor) 
Sempre dalla stessa parte. Susanna Camusso presenta il libro di Gianni Forte. Nel percorso di esperienze del protagonista si incrociano storie legate alla città di Taranto nella fase dell’amministrazione Di Bello fino al clamoroso dissesto, all’ILVA dopo l’avvento della privatizzazione

La segretaria generale della Cgil Susanna Camusso sarà a Taranto mercoledì 15 febbraio, alle 17.30 (e il giorno dopo al Pala Mazzola per l’Assemblea Regionale della CGIL – ndr), per presentare Sempre dalla stessa parte, il nuovo libro di Gianni Forte, segretario generale SPI Cgil Puglia. Con lei anche il neo eletto componente della segreteria nazionale, il già segretario generale della CGIL di Taranto, Giuseppe Massafra, e il ricercatore in Storia economica Salvatore Romeo. L’incontro pubblico si svolgerà nel Salone Subfor (in viale Virgilio 152).
Un vissuto fatto di esperienze in prima linea, nel rapporto diretto con i bisogni di gente povera e che senza il sindacato lo sarebbe ancora di più. Ma anche di lotte di popolo come quelle dei braccianti negli anni ’70 per i contratti e contro il caporalato, in una realtà come l’area occidentale della provincia di Taranto, dove alle trasformazioni intervenute in agricoltura seguiva un modo cinico e perverso di organizzare lo sfruttamento della manodopera. Ma nel percorso di esperienze del protagonista si incrociano storie legate alla città di Taranto nella fase dell’amministrazione Di Bello fino al clamoroso dissesto, all’ILVA dopo l’avvento della privatizzazione, con la più grande operazione di ricambio generazionale mai avvenuta nella forza lavoro di una grande fabbrica. Che futuro avrà l’ILVA? Sarà possibile conciliare il bisogno di salute e di lavoro? Quale rapporto fra fabbrica e città? Attraverso un’analisi attenta e obiettiva si offrono spunti interessanti per una discussione destinata a non esaurirsi in tempi brevi, per una vicenda su cui si gioca il futuro dell’industria italiana e del modello di sviluppo imposto negli anni ’60.
A distanza di quarant’anni, chi ha vinto? Coloro che hanno rinnegato il proprio passato o chi è rimasto sempre dalla stessa parte? Sono queste le risposte che emergono dal racconto di Gianni Forte: un’esperienza di vita e di impegno lunga 40 anni. Storie che compongono un mosaico ancora più grande, di chi ha scelto di vivere i fatti che hanno segnato la storia del Paese non da spettatore, ma rimanendo sul palcoscenico e non sempre con i riflettori puntati addosso. Aneddoti e simpatici retroscena, avvenimenti spesso dimenticati per il rincorrersi frenetico di notizie che si sovrappongo, alimentando un preoccupante vuoto di memoria collettiva, che spesso induce a considerazioni affrettate. Senza memoria non c’è modo di tenere lo sguardo lungo sul futuro.
“Fare sindacato vuol dire schierarsi, essere di parte” spiega Forte: significa non godere del favore di tutti. Già segretario generale della Cgil Puglia, Gianni Forte ha un'esperienza pluridecennale di militanza e impegno sindacale, avendo svolto attività sindacale in Cgil sin dal 1977. Ha diretto la Federbraccianti e la Camera del lavoro di Taranto e, a livello regionale, la Flai e la Cgil. Ha già pubblicato Storie di braccianti (1996) e il romanzo Uno dei tanti (2007).
In allegato sinossi completa, locandina evento e cover del libro

Maristella Bagiolini

Sinossi

Giovanni Forte

SEMPRE DALLA STESSA PARTE

Una storia lunga 40 anni

Ed. Radici Future

 

Mentre infuria il movimento del ’77 e l’attenzione del Paese sembra concentrata sui giovani che da un lato inneggiano alla lotta armata e dall’altro inondano le città conciati da indiani metropolitani, un giovane ventenne meridionale sceglie di impegnarsi a tempo pieno nel sindacato. Animato dall’ideologia?  “ma i classici del marxismo non li ho mai studiati”. A spingerlo è fondamentalmente  l’idea che si potesse cambiare la società attraverso i valori del lavoro, della solidarietà, della giustizia sociale;militando nel PCI della diffusione e delle feste de l’Unità, delle riunioni di caseggiato, del lavoro di sezione. E poi in Cgil, a lottare contro i caporali, a tutelare e conquistare il lavoro. A distanza di quarant’anni, chi ha vinto? Coloro che hanno rinnegato il proprio passato o chi è rimasto sempre dalla stessa parte? Sono queste le risposte che emergono dal racconto di un’esperienza di vita e di impegno. Storie che compongono un mosaico ancora più grande, di chi ha scelto di vivere i fatti che hanno segnato la storia del Paese non da spettatore, ma rimanendo sul palcoscenico e non sempre con i riflettori puntati addosso.Aneddoti e simpatici retroscena,  avvenimenti spesso dimenticati per il rincorrersi frenetico di notizie che si sovrappongo, alimentando un preoccupante vuoto di memoria collettiva, che spesso induce a considerazioni affrettate. Senza memoria non c’è modo di tenere lo sguardo lungo sul futuro.

E’ la vita di un sindacalista spesso non guardata con favore, perché “fare sindacato vuol dire schierarsi, essere di parte” e quindi non godere del favore di tutti. Un vissuto fatto di esperienze in prima linea, nel rapporto diretto con i bisogni di gente povera e che senza il sindacato lo sarebbe ancora di più. Ma anche di lotte di popolo come quelle dei braccianti negli anni ’70 per i contratti e contro il caporalato, in una realtà come l’area occidentale della provincia di Taranto, dove alle trasformazioni intervenute in agricoltura seguiva un modo cinico e perverso di organizzare lo sfruttamento della manodopera. Ma nel percorso di esperienze del protagonista si incrociano storie legate alla città di Taranto nella fase dell’amministrazione Di Bello fino al clamoroso dissesto, all’ILVA  dopo l’avvento della privatizzazione, con la più grande operazione di ricambio generazionale mai avvenuta nella forza lavoro di una grande fabbrica. Che futuro avrà l’ILVA? Sarà possibile conciliare il bisogno di salute e di lavoro? Quale rapporto fra fabbrica e città? Attraverso un’analisi attenta e obiettiva si offrono spunti interessanti per una discussione destinata a non esaurirsi in tempi brevi, per una vicenda su cui si gioca il futuro dell’industria italiana e del modello di sviluppo imposto negli anni ’60. 


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