Pillole Giuridiche

A cura della dott.ssa Rosa Aimoni

Pillole Giuridiche è una rubrica dedicata a tutti coloro che vogliono essere informati sulle novità normative.
Non saranno riportate disquisizioni dottrinali o giuridiche, ma in maniera semplice ed essenziale saranno spiegate le norme di interesse generale e le sentenze.

Gli esercizi pubblici hanno l’obbligo di avere una toilette funzionante, ma possono impedirne l’accesso a coloro che non sono clienti! Sia la normativa di legge, attualmente in vigore,sia la giurisprudenza non riconoscono un diritto all'utilizzo del bagno nei locali pubblici, tranne che per i clienti degli esercizi commerciali. In buona sostanza non esiste, ex lege,  alcun diritto all'utilizzo del bagno in bar e ristoranti, a meno di non aver consumato qualcosa presso l'esercizio commerciale.

Importante sentenza del Consiglio di Stato in materia di giustizia “sportiva” : niente Daspo per chi consente a una o più persone di entrare allo stadio senza pagare il biglietto. La questione sottoposta ai supremi giudici amministrativi riguardava una vicenda piuttosto singolare , concernente il gestore di un bar ubicato all'interno di uno stadio. In occasione di una partita di calcio, il suddetto esercente aveva favorito l'ingresso di due tifosi nell'impianto sportivo, spacciandoli per suoi dipendenti.

La rottura affettiva, che si determina tra i coniugi con la separazione giudiziale, spesso è fonte di atteggiamenti genitoriali errati, soprattutto nel caso in cui vengano prese decisioni unilaterali in merito alla vita futura dei figli, nati dalla coppia separatasi, senza che venga preventivamente interpellato l’ex coniuge non affidatario.

Diseredare qualcuno nel proprio testamento è un forte gesto simbolico che implica, per chi lo subisce, un certo discredito sociale. Lo si può fare per punire un futuro erede a causa, per esempio, del suo cattivo comportamento nei propri confronti o verso altri parenti. Con la diseredazione, infatti, si impedisce per sempre a un futuro erede legittimo – tale, cioè, per legge – di acquistare il patrimonio del defunto.

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La dipendenza dalla pornografia può mettere in crisi anche il matrimonio più stabile, figuriamoci quello in cui un marito non si senta più attratto sessualmente dalla moglie e le preferisca, pertanto, la visione di video “a luci rosse” presenti sul web.In questo caso è, tuttavia, più che probabile che i giudici del Tribunale possano addebitare al marito, “guardone” e “videodipendente”, la separazione giudiziale, eventualmente richiesta dalla moglie delusa da tale atteggiamento.

Una recente sentenza di Tribunale ha applicato il principio che se una moglie rifiuta reiteratamente ed ingiustificatamente di avere rapporti sessuali con il proprio legittimo coniuge, è a lei che si deve addebitare la separazione con relative conseguenze economiche, mentre è giustificabile ( e non punibile con l’addebito della separazione) l’eventuale tradimento, rimasto confinato nel “virtuale”, da parte del marito, che abbia frequentato chat di incontri esclusivamente sul web.

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