Pillole Giuridiche

A cura della dott.ssa Rosa Aimoni

Pillole Giuridiche è una rubrica dedicata a tutti coloro che vogliono essere informati sulle novità normative.
Non saranno riportate disquisizioni dottrinali o giuridiche, ma in maniera semplice ed essenziale saranno spiegate le norme di interesse generale e le sentenze.

“Chi non lavora, non fa l’amore….questo mi ha detto ieri mia moglie”, cantava nel 1970 Adriano Celentano. Ed il principio espresso nella nota canzone del “supermolleggiato” più famoso d’Italia, era stato preso alla lettera da una moglie 47enne della provincia di Foggia che ,poiché non sopportava psicologicamente lo stato di “disoccupato” del marito , aveva deciso categoricamente di rifiutare ogni forma di “prestazione sessuale” nei confronti del povero coniuge, costretto così ad anni di forzata astinenza affettiva morale e ,soprattutto, fisica.

Anche i Tribunali italiani cominciano ad usare il “pugno di ferro” nei confronti di quei genitori che, benché separati, non la smettono di litigare, e per i quali ogni scusa è buona per rinfacciarsi reciprocamente le colpe. Che succede, infatti, se il peso di questo intollerabile clima d’odio viene scaricato sui figli, con danni alla loro crescita e all’equilibrio interiore, già messo a dura prova dalla separazione giudiziale o dal divorzio?

“Farsi i selfie” ( ovvero degli autoscatti) è la moda del momento?  Non proprio, perché è da quando esistono le macchine fotografiche amatoriali che si fanno foto insieme ad amici, davanti a panorami mozzafiato o accanto ad opere d’arte. Quello che è cambiato è solo lo strumento: se un tempo bisognava sempre chiedere al passante di turno la gentilezza di scattare una foto, oggi il click può essere fatto da soli, senza disturbare nessuno, con un braccio allungato all’altezza del volto o con l’asta allungabile

Tuttavia, in proposito ,è  necessario sapere  che esistono delle situazioni  e dei luoghi in cui “farsi i selfie” è vietato  addirittura dalla legge : per esempio, quando una persona si scatta una foto davanti alla proprietà privata o all’opera di un’altra persona che, invece, vorrebbe mantenerla riservata. E che dire invece dei selfie che, in sfondo, presentano il volto di altre persone: che succede se queste ultime non vogliono essere inserite nell’autoscatto di un estraneo? Conseguenze che, certamente, potrebbero farsi più gravose quando a rimanere immortalato involontariamente è un minorenne. 

Quanto in premessa, per quanto banale, serve a individuare il giusto approccio da seguire se si vuol stabilire quando “farsi i selfie” è vietato. E la risposta all’interrogativo è abbastanza semplice: è vietato farsi i selfie tutte le volte in cui è vietato fare fotografie. Non è infatti la presenza del diretto interessato nell’obiettivo della fotocamera a cambiare le regole di legge!

Sull’argomento , il noto legale foggiano , avv. Eugenio Gargiulo, evidenzia come, fermo restando che non esiste una normativa che stabilisca in quali casi è vietato fare fotografie e/o selfie, non si può che procedere caso per caso, andando a individuare una serie di possibili ipotesi che si verificano più di frequente:

  1. A) Farsi un selfie con dietro una casa privata non è vietato. Il proprietario quindi non può impedirlo. Le facciate dei palazzi infatti non sono coperte dalla riservatezza, essendo peraltro alla mercé di tutti in quanto esposte al pubblico.
  2. B) Scattare un selfie sull’autobus o in treno, facendo apparire i volti degli altri viaggiatori alle spalle, non è reato perché si tratta di un luogo pubblico. Lo stesso vale in un parco, in un giardino pubblico, in una strada o davanti a un monumento: se nell’immagine, oltre all’autore del selfie, appare in secondo piano uno sconosciuto questi non può chiedere la cancellazione della fotografia.

Difatti, si possono fare fotografie agli sconosciuti a condizione che queste non vengano poi pubblicate (su internet o in qualsiasi altro modo) o inviate a terzi (ad esempio con una rete di messaggi su WhatsApp). Se però ad apparire in sfondo al selfie sono bambini o comunque minorenni, anche se in luogo pubblico l’immagine va cancellata. I genitori potranno impedire l’autore di tenere il file nel proprio telefonino o nella fotocamera.

  1. C) È vietato scattare un selfie in casa di altri salvo che il proprietario  ne fornisca il permesso (permesso che può anche essere tacito come nel caso in cui questi si accorga dello scatto e non dica nulla!).
  2. D) È altresì vietato farsi un selfie nei musei, nei teatri o nei cinema tutte le volte in cui il regolamento vieta fotografie. Anche il selfie, come abbiamo detto, costituisce una regolare foto.
  3. E)  Sebbene sia di cattivissimo gusto e, per fortuna poco utilizzato, è vietato farsi i selfie in ospedale o in qualsiasi altro luogo che possa rivelare lo stato di salute di terze persone, in quanto coperto da massima privacy. È vietato così il selfie in occasione di un incidente stradale. Non è invece vietato – salvo apposite ordinanze comunali – fare fotografie (anche in questo caso di cattivissimo gusto) – innanzi a macerie di terremoti, valanghe, maremoti o altre calamità naturali.

La legge sul diritto d’autore – precisa l’avv. Eugenio Gargiulo -  vieta la riproduzione di opere altrui senza il consenso del titolare. Questo significa che sarebbe illegittimo un selfie fatto davanti ai quadri di un pittore, anche di strada, che non abbia prestato autorizzazione. Stesso discorso in una mostra fotografica ove si possano scorgere, sebbene in secondo piano, le opere altrui. Chiaramente ciò non vale se l’artista è invece un musicista in quanto l’immagine non è in grado di riprodurre i suoni; ma le cose si capovolgono se, invece dello scatto, si realizza un video.

Ma può parlarsi attualmente di una “patologia da selfie”? L’avv. Eugenio Gargiulo conclude, minimizzando il fenomeno: “Se proprio vogliamo parlare di mania da selfie, dovremmo piuttosto confinarla al momento successivo,ovvero quello della pubblicazione sui social come Facebook o Instagramm. Ma senza demonizzare troppo il fenomeno: anche qui la storia ci insegna che, spesso, le serate con gli amici venivano interrotte dalla visione dei filmini di famiglia o dalla visione di interminabili album fotografici. Insomma, all’uomo e alla donna è sempre piaciuto mettersi in mostra e ora che la tecnologia consente di farlo con maggiore facilità, raggiungendo una platea enorme di destinatari, si tende a criminalizzare un fenomeno sempre esistito!”.

Foggia, 18 maggio 2017                                           
avv. Eugenio Gargiulo

 

Gli esercizi pubblici hanno l’obbligo di avere una toilette funzionante, ma possono impedirne l’accesso a coloro che non sono clienti! Sia la normativa di legge, attualmente in vigore,sia la giurisprudenza non riconoscono un diritto all'utilizzo del bagno nei locali pubblici, tranne che per i clienti degli esercizi commerciali. In buona sostanza non esiste, ex lege,  alcun diritto all'utilizzo del bagno in bar e ristoranti, a meno di non aver consumato qualcosa presso l'esercizio commerciale.

Importante sentenza del Consiglio di Stato in materia di giustizia “sportiva” : niente Daspo per chi consente a una o più persone di entrare allo stadio senza pagare il biglietto. La questione sottoposta ai supremi giudici amministrativi riguardava una vicenda piuttosto singolare , concernente il gestore di un bar ubicato all'interno di uno stadio. In occasione di una partita di calcio, il suddetto esercente aveva favorito l'ingresso di due tifosi nell'impianto sportivo, spacciandoli per suoi dipendenti.

Multati dall’amministratore , vengono “graziati” dal giudice di pace! Da Foggia, una vicenda “boccaccesca”, sfociata nell’aula di udienza di un giudice di pace: non sono riusciti a placare i loro bollenti spiriti e hanno pensato bene di mettersi a fare sesso nell’ascensore di un elegante condominio, ubicato nel capoluogo pugliese.

La rottura affettiva, che si determina tra i coniugi con la separazione giudiziale, spesso è fonte di atteggiamenti genitoriali errati, soprattutto nel caso in cui vengano prese decisioni unilaterali in merito alla vita futura dei figli, nati dalla coppia separatasi, senza che venga preventivamente interpellato l’ex coniuge non affidatario.

Diseredare qualcuno nel proprio testamento è un forte gesto simbolico che implica, per chi lo subisce, un certo discredito sociale. Lo si può fare per punire un futuro erede a causa, per esempio, del suo cattivo comportamento nei propri confronti o verso altri parenti. Con la diseredazione, infatti, si impedisce per sempre a un futuro erede legittimo – tale, cioè, per legge – di acquistare il patrimonio del defunto.

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