Non è perseguibile penalmente l'uomo che attui un vero e proprio “pressing”, tramite la famosa e tra le più utilizzate app al mondo “Whatsapp” ,nei confronti di una donna conosciuta su un social network. Pertanto, non può scattare l'ammonimento da parte del questore, il quale è possibile solo a fronte di vere molestie nei confronti della persona che denuncia.

Il principio di diritto è stato affermato dalla prima sezione del Tar Lombardia, sede staccata di Brescia, con la sentenza n. 147/2016, annullando il verbale di ammonimento emanato nei confronti di un uomo denunciato da una donna a seguito di messaggi sempre più insistenti su Whatsapp e anche via sms.

Secondo il giudice amministrativo, il provvedimento del questore, così come ogni altro provvedimento amministrativo deve essere emanato a seguito di un'adeguata istruttoria e motivato in modo conseguente.

Tuttavia nella fattispecie in esame, l'ammonimento che invitava l'uomo a rigare dritto era stato emesso "inaudita altera parte", ossia senza che l'interessato (peraltro senza precedenti specifici) fosse stato convocato per esporre le proprie ragioni (successivamente sintetizzate in una memoria depositata presso l'amministrazione), e dalla motivazione non risultavano vere e proprie minacce da parte dello stesso, il quale lamentava che la donna lo avesse usato solo per arrivare a frequentare un altro e poi lo avesse liquidato.

In conclusione ed in sintesi, non basta il pressing su “Messenger” o su “WhatsApp”, da parte del contatto conosciuto su Facebook, per far scattare lo stalking e, quindi, l’ammonimento del Questore. È necessario qualcosa in più del martellante invio di messaggini da parte dell’ammiratore: se non ci sono, infatti, concrete molestie – tali da far temere la vittima per la propria incolumità o farle cambiare lo stile di vita – le autorità non possono procedere.

Difatti, l’ammiratore o l’ammiratrice segreta che rimanga solo allo stato “virtuale”, perché conosciuto sul social network, e che si ostina, nonostante il rifiuto dell’altro, a inviare messaggini non può costituire una seria minaccia. Inutile quindi rivolgersi alla polizia per farlo smettere. Più facile è bloccare il contatto su Facebook e su WhatsApp in modo che il suo pressing trovi un ostacolo tecnico piuttosto che giudiziario.

Ragion per cui, il provvedimento è annullato "fatti salvi gli ulteriori provvedimenti che l'amministrazione intenderà adottare"!

Foggia, 1 dicembre 2016

avv. Eugenio Gargiulo


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