litedicoppia
ll “maschicidio” in Italia rappresenta un fenomeno, di cui non si sente parlare molto, eppure gli ultimi dati a disposizione dimostrano come la questione sia sempre più in aumento. 
Difatti, secondo le ultime statistiche risulta che circa il 15% dei mariti italiani è stato vittima di violenza psicologica! E’ da specificare, inoltre, che spesso gli uomini non denunciano i maltrattamenti, perché provano un senso di vergogna e di colpa, per la loro “debolezza”, che li porterebbe ad essere vittime.

Se il termine “mobbing” viene spesso usato per indicare il comportamento ostile, vessatorio e denigratorio del datore di lavoro nei confronti del dipendente, anche nelle famiglie possono ravvisarsi situazioni di questo tipo. A riguardo si parla di “mobbing familiare o coniugale” nei casi in cui un coniuge pone comportamenti coercitivi e persecutori nei confronti dell’altro.

Da oggi, anche il coniuge maschio ,che subisca costanti umiliazioni, silenzi, sopraffazioni può chiedere l’addebito della separazione per il cosiddetto “mobbing familiare” oltre al risarcimento dei danni subiti.

Infatti, la separazione giudiziale va addebitata a quella moglie che, con minacce, ingiurie e violenze, abbia assunto nei confronti del proprio partner maschile un atteggiamento aggressivo tanto da averlo spinto all'abbandono del tetto coniugale.

I giudici della sezione civile del Tribunale di Foggia, con una recentissima sentenza, hanno così dichiarato la separazione con addebito nei confronti di una moglie che si era resa colpevole di numerosi atteggiamenti ostili nei confronti del marito, rendendo di fatto incompatibile la convivenza.

Nel caso in esame emergono con evidenza comportamenti lesivi della dignità del marito vittima, ad esempio di aggressioni, anche di natura psicologica, comprovate da numerose testimonianze dei vicini che hanno raccontato di violente liti durante le quali l'uomo sarebbe stato insultato e denigrato pesantemente con termini come “ fallito di m….” , “ “ non vali un c……..così come tutti quelli della tua famiglia” e così via .

Per il Tribunale dauno, simili comportamenti sono dotati di indubbia incidenza causale sulla richiesta separazione, senza necessità di indagare per rintracciare ulteriori circostanze che possano confermare l'addebito al coniuge. Anzi, l'abbandono del tetto coniugale da parte dell’uomo, vera e propria vittima, è un comportamento motivato che giustifica a sua volta anche la successiva richiesta di separazione con addebito al partner, stante l'insanabile frattura del rapporto coniugale.

Secondo i magistrati pugliesi "in una doverosa visione evolutiva del rapporto coniugale, il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare l'esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, la convivenza". Quando si verifica una simile situazione di intollerabilità, anche rispetto ad un solo coniuge "deve ritenersi che questo abbia diritto a chiedere la separazione", con la conseguenza che "la relativa domanda costituisce esercizio di un suo diritto".

L'atto di violenza è in re ipsa "fatto idoneo a determinare o aggravare l'intollerabilità della convivenza, sicché esso consente in definitiva di ritenere provato, ex se, il nesso causale tra la violazione del dovere coniugale di assistenza e solidarietà tra i coniugi".

“La sentenza recentemente pubblicata, rappresenta una svolta epocale nell’ambito del diritto di famiglia ,in quanto riconosce giuridicamente,per la prima volta in Italia l’esistenza del fenomeno del cd. “mobbing familiare femminile” , parificandolo come conseguenze a quello esercitato eventualmente dal marito nei confronti della moglie”,
così l’avvocato foggiano Eugenio Gargiulo, - tra l’altro appena proclamato dall’autorevole Google Zeitgeist 2016 come l’avvocato italiano “più cliccato” sul web per l’anno in corso - commenta, in una nota, la suddetta recente pronuncia giurisprudenziale del Tribunale di Foggia .

“La violenza psicologica femminile nei confronti del marito, così come confermano i più autorevoli psicologi e psichiatri , è un fenomeno in costante crescita in Italia e , sotto, certi aspetti , molto più subdolo di quella verso le donne in quanto quasi mai denunciato dall’uomo che lo subisce , soprattutto per vergogna”

“Spesso - continua l’avv. Eugenio Gargiulo- trova la sua fonte nella consapevolezza che il coniuge-donna ha di riuscire ad ottenere, in caso di separazione giudiziale, un trattamento giuridico favorevole sia dal punto di vista economico (assegno di mantenimento ed assegnazione casa coniugale) sia in relazione alla questione dell’affidamento dei figli minori”.

“Pertanto ben venga –conclude l’avv. Gargiulo- questa decisione storica di un Tribunale che tende a riequilibrare quei rapporti coniugali nei quali sussistano posizioni di abuso nei confronti di uno dei due coniugi , indipendentemente dal proprio sesso!”.

Foggia, 5 dicembre 2016 avv. Eugenio Gargiulo


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