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Pillole Giuridiche

Tradimento: quando l’infedeltà del coniuge diventa “disonorevole”, al marito o alla moglie tradita spetta un risarcimento !


Il tradimento è vietato dalla legge, ma l’unica conseguenza che esso comporta è il cosiddetto addebito nella separazione. In pratica, il marito o la moglie che è stato tradita, se intende separarsi, può chiedere al giudice di dichiarare che la colpa della separazione è del coniuge infedele.

Da un punto di vista pratico, però, l’eventuale “addebito”, pronunciato nel giudizio di separazione, non dà alcun diritto al risarcimento del danno o a ottenere, ad esempio, il rimborso dei soldi eventualmente spesi per terapie conseguenti a uno stato di depressione causato dalla triste scoperta. Né tanto meno esiste alcun diritto a ottenere il risarcimento da parte del terzo “estraneo”, ossia l’amante.

Nonostante tale doverosa premessa , “mettere le corna” al coniuge resta sempre un comportamento vietato dal nostro codice civile, il quale stabilisce che il matrimonio è fondato anche sulla fedeltà, così sancendo la monogamia come caposaldo del nostro Stato.

Se concorrono alcune circostanze specifiche,però,il coniuge tradito può anche ottenere il risarcimento del danno, dovendo tuttavia chiederlo in una causa autonoma da quella di separazione. Ciò avviene tutte le volte in cui il tradimento sia stato “disonorevole”. È il caso in cui l’infedeltà venga perpetrata con modalità tali – sotto il profilo dell’evidenza sociale della condotta fedifraga e delle peculiarità modalità di rapportarsi con il coniuge tradito – da determinare il discredito sociale e la lesione del diverso bene dell’onore di quest’ultimo.

E’ proprio quanto accaduto in un caso sottoposto recentemente al vaglio del Tribunale di Foggia, sezione civile: un uomo aveva presentato istanza di separazione dalla moglie da sua moglie per colpa di un tradimento. La relazione extraconiugale della donna durava da qualche tempo, tutti gli amici lo sapevano, anche perché ad essere coinvolto era un uomo della stessa comitiva, amante segreto, ma solo al marito. Marito che, dunque, era l’unico ad essere all’oscuro delle corna a suo danno. Così l’uomo, dopo la separazione (che aveva ottenuto con addebito, così evitando di pagarle l’assegno di mantenimento), decideva di fare causa alla moglie per chiederle anche il risarcimento del danno. Il coniuge tradito, infatti, sosteneva di essere rimasto tanto scioccato dalla scoperta dell’amante, che – per la vergogna e l’umiliazione subite anche di fronte a colleghi ed amici – era dovuto ricorrere alle cure di uno psicologo.

Ebbene, secondo il Tribunale di Foggia, quando il tradimento si è consumato con modalità tali da ledere il decoro e la reputazione del coniuge, ad esempio nel caso sia avvenuto in modo plateale o coinvolgendo la sfera pubblica della coppia o i colleghi dell’ambiente di lavoro, è dovuto il risarcimento del danno alla salute e alla reputazione della persona tradita. Ma anche le eventuali spese mediche sostenute e la diminuzione dei guadagni per la riduzione del lavoro conseguente alla crisi psicologica.

Sull’argomento interviene anche l’avv. Eugenio Gargiulo, appena proclamato dalla “Google Zeitgeist 2016” l’avvocato italiano più cliccato sul web , il quale commenta la sentenza del tribunale pugliese affermando che il tradimento può dar diritto al risarcimento del danno quando diventa una lesione all’onore. “L’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta un’ingiusta lesione del valore costituzionalmente garantito inerente l’integrità della famiglia (art. 2 e 29 cost.) che dà ragione dell’accoglimento della domanda di risarcimento del danno morale avanzata dal coniuge nei confronti del coniuge responsabile”.

La giurisprudenza esclude , invece,- conclude l’avv. Eugenio Gargiulo- che il coniuge tradito possa chiedere il risarcimento del danno al terzo estraneo alla coppia, ossia l’amante. In sintesi, la violazione da parte di un coniuge dell’obbligo di fedeltà non fa sorgere nell’altro coniuge il diritto al risarcimento dei danni nei confronti del terzo partecipe del rapporto adulterino; non sussiste, infatti, nei terzi un dovere di astensione da ogni interferenza nella vita familiare dei coniugi!

Foggia, 12 dicembre 2016
avv. Eugenio Gargiulo

 


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