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Last updateMar, 21 Feb 2017 1pm

Politica

La politica. Secondo un vecchio proverbio è l'arte del possibile. A significare che il potere che attiene a chi la esercita consente qualsiasi soluzione. Secondo Giovanni Sartori, personaggio fra i principali autori nel campo della Teoria della Democrazia, la politica è la sfera delle decisioni collettive sovrane. Ed è così che a noi piace considerarla

Unione Europea, il 2009 anno della svolta?

Poteva essere un altro annus horribilis per l’Unione Europea, come lo erano stati i precedenti, con l’inizio della recessione, il referendum negativo dell’Irlanda sul Trattato di Lisbona, e, peggio, il tramonto del Trattato costituzionale. E invece il destino ha voluto che nel 2009 gli irlandesi ci ripensassero, i cechi e i polacchi si adeguassero e, dopo un intervallo di nove anni dall’ultimo Trattato di Nizza, nuove istituzioni e regole entrassero in vigore per completare il tragitto di riforme dell’Unione iniziato ben 25 anni fa con l’Atto Unico europeo. Diciamo “completare” non tanto perché il nuovo Trattato contenga il meglio di quanto immaginato ai tempi della Convenzione europea, quanto perché Lisbona rappresenterà probabilmente l’ultimo sforzo di riforma delle istituzioni per almeno una generazione.


Una voce unica dell' Europa nel Fondo Monetario Internazionale

Il recente vertice del G20 di Pittsburgh ha segnato formalmente, quantomeno nelle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, il passaggio dall’era del G8 – gruppo informale delle principali potenze economiche, sorto negli anni ’70 su iniziativa degli Stati Uniti per fronteggiare una crisi del Fondo monetario internazionale (Fmi) – a quella del G20, una formula inaugurata a Berlino nel 1999, che riunisce accanto ai membri del G8 ulteriori 11 Stati dei vari continenti (Brasile, India, Cina, Messico, Argentina, Corea del Sud, Indonesia, Arabia Saudita, Turchia, Australia, Sud Africa) e l’Ue.

Una Unione sempre meno credibile, un continente sempre più in declino

Dalle nomine di Bruxelles – l’UE sceglie così i suoi vertici, alla faccia di quella democrazia di cui ama farsi gran vanto – esce un’Europa piccola piccola, ed anche un po’ ridicola. Con trucchi, promesse e ricatti di ogni tipo (vedi Colpirne uno per educarne cento) le oligarchie europee hanno sì incassato l’approvazione del Trattato di Lisbona, dimostrandosi però incapaci di darsi una leadership adeguata.

Una questione di egemonia culturale

Le ragioni della storica disfatta elettorale (accusata sia a livello parlamentare che sul piano politico-amministrativo) delle sedicenti forze di "centro-sinistra" (non ultima la sconfitta nella Capitale) sono molteplici e complesse, e non sono inquadrabili solo nel fenomeno dell'astensionismo di massa che, in questa tornata elettorale, ha indubbiamente registrato un'opzione cosciente e volontaria, compiuta in vasti settori dell'elettorato storicamente collocato a sinistra
di   Lucio Garofalo

Una proposta indecente (e provocatoria) per Palermo

Per i Fenici, che la fondarono nel VII a.C., la città che sorgeva sulla ridente Conca D’oro aveva il nome di Ziz, fiore, fiore del Mediterraneo. Nei secoli, Palermo ha vissuto periodi in cui era davvero la città più grande del mondo, o la più popolosa. Vi nacquero grandi uomini e attraverso essa i popoli esportavano invenzioni e tecnologie.

Una porcata tira l’altra

Impossibile accorpare referendum e amministrative in un election day: ''Sul referendum la Lega avrebbe fatto cadere il governo”. Sua Immunità, ci vende così la scelta di non effettuare un election day a giugno.

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