Matteo Renzi
Non è agevole stabilire quale sia stata finora la più dozzinale millanteria di Matteo Renzi. Anche perché costui ne rifila talmente tante da farne perdere il conto.

Tuttavia, la sua sicuramente più eclatante fandonia, riguarda la presunta estinzione del lavoro a tempo indeterminato, in relazione con la quale competerebbe alla Stato, e di conseguenza agli stessi cittadini, l'onere di fornire ai disoccupati gli adeguati ammortizzatori sociali, unitamente con l'impegno di ricollocarli diversamente.
Qualora non fosse ormai emerso più che lapalissianamente il ruolo di pedina assegnato a costui dal tralignato potere finanziario, sarebbe arduo comprendere le ragioni delle sue affermazioni. Sebbene certe ridondanze convengano a Renzusconi per adescare gli sprovveduti.
Il nominato e mai eletto presidente del consiglio dimentica, o finge sagacemente di farlo, che il principale ostacolo alla attuazione delle sue fanfaronate, venga proprio dalla cosiddetta legge di stabilità. Proprio essa, infatti, fissando la soglia del 3% come deficit massimo, impedisce il compimento di qualsiasi programma tendente a favorire l'occupazione. Per cui, senza l'abbandono dell'euro, e quindi senza la liberazione dalla letale morsa dell'usura finanziaria, non ci saranno alternative: gli italiani finiranno, come hanno già cominciato a fare, nella miseria!
L'espediente invocato da Renzi sul lavoro a tempo determinato o indeterminato, non è altro che lo stucchevole plagio del modello tedesco. Con la non trascurabile differenza riguardante la diversa situazione occupazionale dell'Italia e della Germania. Esso verte in sostanza sull'abbassamento dei salari per fare in modo che ogni 3 subsalariati ne compensino uno effettivo. Purtroppo per lui, però, la Germania vanta condizioni salariali migliori di quelle italiane. Ne consegue, che da noi difettino i presupposti sociali necessari per consentire valide alternative alla perdita del posto di lavoro.
Circa la disponibilità dei servizi sociali, la differenza tra i due Paesi è abissale. Tanto per rimanere su un solo esempio, basti considerare che, mentre i tedeschi dispongano degli asili nido gratuiti, gli italiani lo paghino. Per gettare fumo negli occhi, il governo intenderebbe elargire 80 euro mensili alle neomamme, quando è risaputo che l'importo di tale servizio in Italia superi di gran lunga quello del suo obolo. Non bisogna sottostimare inoltre il fatto della impossibile ulteriore decurtazione dei salari italiani, i quali, vale la pena ricordarlo, sono già troppo bassi. Se ne desume che in un così degradato contesto sociale ed economico, il solo lavoro possibile rimanga quello precario.
L'altra panzana propinata dal laleologo Matteo Renzi ai creduloni, riguarda la liberazione degli imprenditori dal carico fiscale per i primi 3 anni, nel caso di nuove assunzioni. Il che vuol dire semplicemente incentivare i licenziamenti al termine di quell'arco di tempo. D'altronde, il prioritario obiettivo aziendale, verte sul profitto, benché esso non dovrebbe mai realizzarsi a scapito dei lavoratori. In altri termini, le aziende non dovrebbero poter licenziare al solo fine di incrementare i rispettivi profitti. In merito dovrebbe applicarsi una apposita normativa volta a sancire che qualora i bilanci aziendali, non previamente alterati, documentino l'inesistenza di effettive passività, i licenziamenti non siano praticabili proprio per non interferire con le condizioni esistenziali dei dipendenti. Ecco perché il lavoro dovrebbe essere comunque a tempo indeterminato, fatti salvi i casi, come dianzi accennato, di quelle aziende che possano documentare, attraverso la competente disamina dei bilanci, il ricorso di passività tali da comprometterne l'esistenza stessa. Qualunque altra ipotesi o è frutto di intenti disonesti, oppure rientra in un astruso modulo sociale degenerato al punto da spingere le istituzioni ad accogliere a manganellate gli operai intenti a reclamare i loro fondamentali diritti. Come è purtroppo successo, nella generale indifferenza, ai metalmeccanici che sfilavano pacificamente a Roma.
Anche per questo, non “arrenziamoci”: cerchiamo di ridare alla nostra società almeno un barlume di democrazia, sbarazzandoci di una combriccola politicante vocata unicamente al consolidamento di una oramai in atto e sciagurata dittatura finanziaria.

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