consumo critico

In questo periodo di crisi economica quante volte ci siamo chiesti se non sia necessario superare il capitalismo come sistema economico per arrivare ad un altro tipo di organizzazione sociale? Spesso (e non solo di questi tempi) si sono sentite voci di questo genere che, tuttavia, non sono mai riuscite a proporre un vero sistema organizzativo da contrapporre a quello esistente. 


È meglio subito chiarire che non è mio intento, in questo scritto, proporre un sistema utopico che comporti un totale superamento di quello attuale; primo perché non credo nelle utopie, poi perché non penso che esse siano attuabili.

I sistemi che in passato hanno tentato di attuare un'idea di stato perfetto, in cui sono assenti povertà e disuguaglianze, hanno miseramente fallito.

Questo mi spinge a proporre dei correttivi dell'attuale sistema, al fine di portarlo, per quanto possibile, al suo miglioramento. Vediamo, innanzitutto, cosa non funziona.

Il sistema odierno è basato sul consumismo che prevede l'utilizzo e la distruzione continua delle risorse.

La mia opinione è che sia stato uno sbaglio, nel Dopoguerra, aumentare di livelli di consumo delle masse. Questo perché, come più volte ha detto Pier Paolo Pasolini, il consumismo ha in poco tempo spazzato via le diverse culture particolari, omologando la massa e impoverendola intellettualmente.

Questo significa che bisognava rimanere nello stato di miseria in cui versavano le masse nel Dopoguerra? Assolutamente no. E qui la distinzione pasoliniana fra sviluppo e progresso ci torna molto utile.

Pasolini distingueva, infatti, fra sviluppo, che sarebbe il nostro sistema basato sul consumo acritico e lo spreco delle risorse, e progresso, termine che implica un sistema economico e produttivo nel quale i bisogni elementari delle persone sono soddisfatti in modo tale da garantire a tutti una vita dignitosa.

Lo sviluppo comporta la produzione di beni superflui, il progresso quella di beni necessari.

L'attuale sistema comporta due effetti negativi: implica lo spreco infinito di risorse e, nel contempo, non garantisce a tutti una vita dignitosa, perché, per sua natura, è soggetto a crisi cicliche; inoltre, per via della sovrabbondante produzione di rifiuti, intacca fortemente anche l'ambiente.

È chiaro che, prima o poi, questo sistema andrà rivisto, perché il nostro pianeta non ci permetterà questo livello di produzione e di consumo per sempre. 

Che fare allora? Tralasciando le utopie, io credo che si possa tentare di realizzare una sorta di consumo critico, che implica da una parte il consumo delle risorse, dall'altra il risparmio (cosa a cui le giovani generazioni forse non sono più abituate), e il riutilizzo delle risorse stesse soprattutto in ambito familiare.

Le masse (specialmente quelle popolari) andrebbero abituate a consumare criticamente, cioè secondo una determinata proporzione del loro reddito, e soprattutto a risparmiare. 

Cosa ci guadagnerebbero le imprese da un sistema così composto? Sinora le imprese hanno importato il modello americano del "consumiamo tutti, e se non è possibile compriamo a rate", sistema che, come abbiamo visto, porta inevitabilmente alla crisi.

È vero che esso garantisce in un primo momento lauti profitti, ma è anche vero che non dura nel lungo termine.  Un sistema, basato sul consumo moderato da un parte e sul risparmio dall'altra, gioverebbe alle famiglie, alle imprese e allo Stato, perché renderebbe l'economia più stabile e garantirebbe un rapporto equilibrato fra quantità di consumi e di risparmi e un quindi anche un abbassamento del costo del denaro.

Ma cosa vuol dire consumare criticamente? A mio giudizio significa consumare (tolte le spese necessarie) solo una parte stabilita del redditto e commisurata all'ammontare dello stesso; significa evitare lo spreco delle risorse, rimettendo nel giro del consumo quelle ancora utilizzabili (e questi tentativi sono stati già fatti); significa destinare obbligatoriamente una parte, anche piccola, del reddito al risparmio.

Alcuni potrebbero obiettare che, in questo periodo, molte persone non riescono ad avere i beni necessari, e non possono quindi dedicarsi alle spese superflue; questo è vero, tuttavia la crisi economica, prima o poi, sarà superata, e ci sarà una nuova fase altamente consumistica, e poi di nuovo una crisi.  È necessario quindi correggere adesso, per quanto possibile, il sistema attuale che fa passare il messaggio "più consumi, meglio è". 

È opportuno che questi concetti, che possono sembrare banali e scontati ma che non sempre trovano un'applicazione pratica, vengano insegnati ai giovani nelle scuole, nelle quali, oltre all'ora di educazione sessuale, si dovrebbe svolgere anche quella di "consumo critico".

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