E c’era pure chi sosteneva che l’ “intrusione” di Berlusconi ad Ankara annunciava soltanto l’ennesima figura di merda internazionale, un ulteriore atto di narcisismo del nano di Arcore il quale, senza i riflettori puntati sulla sua “eccelsa bassezza”, rischia costantemente di scomparire dalla faccia del mondo.

Poveri coglioni della stampa italica e misera gentucola di sinistra che quando il dito indica la luna finisce col capo rivolto sulla nuda terra come i vermi. Vorrei poter fare nomi e cognomi degli stolti che mi accusarono (l’articolo incriminato s’intitolava “La geopolitica energetica”) di dare credito ai vaneggiamenti del Cavaliere presenzialista, volato in Turchia per un ridicolo cucù, anziché alla Merkel, a Putin e Erdogan.

Ma così non la pensano gli americani (e nemmeno lo stesso Primo Ministro russo che in quell’occasione apprezzò il gesto di mediazione della parte italiana, impegnatasi per rendere più agile l’accordo tra russi e turchi) che nel progetto South Stream riconoscono un grave pericolo per la loro supremazia in Europa. 

Le vie dell’energia sono politiche e strategiche, prima che economiche, che lo si intenda una volta per tutte.

berlusconi putinTanto analiticamente risistemato, gli Usa fanno sapere al nostro governo che è ora di diversificare gli approvvigionamenti: “L’interesse italiano dovrebbe essere diversificare le fonti di approvvigionamento mentre in questa maniera si aumenta la dipendenza da Mosca”. E da quando in qua gli interessi italiani li conoscono meglio all’estero? Un altro diplomatico americano va dritto al cuore della questione: “Non comprendiamo perché l’Eni si comporti da lobbista di Gazprom in Europa promuovendo con South Stream un oleodotto destinato a trasformare l’Italia nella nuova Ucraina d’Europa, totalmente dipendente dal gas di Mosca”. Noi invece comprendiamo benissimo le ansie di questi scaltri ambasciatori di pene statunitensi. Quindi costoro vorrebbero farci fare la stessa fine dell’Ucraina, magari organizzando una rivoluzione colorata nel nostro paese? I conti cominciano a tornare. Gli attacchi di questi mesi a Berlusconi, troppo incline alle mezze erezioni e alle eiaculazioni non autorizzate, avevano un obiettivo preciso. Ciò che i partner d’oltreoceano non gradiscono nelle frequentazioni del nostro premier non attiene alle sinuosità e alle sublimi forme discinte di letterine ed escort, ma riguarda verosimilmente i tratti virili e nerboruti di Vladimiro Putin da Pietroburgo.

Oggi, come tutti avrebbero dovuto capire da un bel pezzo, con gli accordi energetici si sviluppano politiche di securitizzazione e alleanze geopolitiche che sono strategiche per i futuri assetti del potere mondiale. Potere mondiale che sfugge piano piano dalle mani degli Usa.

Come dice argutamente un articolo della Stampa di oggi (Italia e Eni troppo amiche della Russia di M. Molinari), ciò che più preoccupa Washington è: l’impressione che l’Italia si sia schierata con la Russia nel grande gioco per gli equilibri energetici del XXI secolo”. Speriamo che sia molto più che una mera impressione.

Per tali ragioni si vorrebbe imporre all’Italia di diversificare le fonti e magari anche di smembrare l’Eni facendola tornare nei ranghi ordinati dei servi fedeli sui quali l’America deve poter contare in questa fase di caos multipolare. Non è nemmeno da escludersi che dalle minacce velate si passi, prima o poi, a quelle esplicite o, addirittura, ai fatti. Berlusconi e Scaroni sono avvisati, e con loro tutta l’Italia che pensa di fare di testa propria.




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