Il presidente ancora rinchiuso nell'Ambasciata Brasiliana. Intervista con Bertha Caceres del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado


honduras-esercitoDopo il violento sgombero dei manifestanti ieri, l'esercito e la polizia honduregna hanno continuato con la repressione in quartieri e villaggi della capitale e in tutto il paese. Migliaia di persone che hanno continuato spontaneamente a manifestare contro il colpo di stato, sono state oggetto di repressione e gli ospedali si sono riempiti di feriti, dei quali molti avevano segni di tortura. Centinaia i detenuti in tutto il paese, mentre a Tegucigalpa sono stati condotti e ammucchiati nello stadio di baseball “Chochi Sosa”, nel migliore stile della notte buia cilena.Le organizzazioni dei diritti umani continuano incessantemente il loro lavoro per la liberazione dei detenuti, l'assistenza ai feriti e la ricerca di conferme riguardo voci di vari morti.
Il presidente Manuel Zelaya, rinchiuso nell'ambasciata del Brasile a Tegucigalpa, ha denunciato alla comunità internazionale la brutalità del regime golpista e di un piano per “suicidarlo”. Gli edifici vicini all'ambasciata sono stati sgomberati e presi dalle forze di polizia ed esercito, mentre continua la rappresaglia contro le decine di persone che sono rimaste a fianco del presidente honduregno, con il taglio dell'acqua potabile, l'energia elettrica e serrato controllo dell'entrata delle persone per la consegna di cibo per i rifugiati.

“Siamo minacciati che assaltino l'ambasciata del Brasile. Ho informazioni che esiste un piano per assassinarmi ed è già pronto un medico legale per dichiarare che la mia morte sia stata un suicidio -ha detto Zelaya durante un'intervista a Radio Globo-. Se dovesse succedere stiate certi che non sarà un suicidio, ma un assassinio premeditato, perché la mia aspirazione è di resistere e lottare fino alla fine”.

Il presidente Zelaya ha rifiutato anche la proposta di dialogo fatta alcuni minuti prima dal governo 'di fatto', nella quale accettavano di aprire un tavolo di negoziazione, ma alle condizioni che Zelaya rinunci alla sua pretesa di essere rimesso alla sua carica di presidente, riconosca subito la validità del processo elettorale e accetti di sottoporsi alle indagini per le accuse formulate dalla procura.

In queste ultime ore la tensione ha raggiunto livelli mai visti prima, e per cercare di analizzare cosa sta succedendo il sindacato Sirel ha intervistato Bertha Caceres, direttrice del Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH) e membro della direzione del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado.


In meno di 24 ore si è passati dall'euforia per il ritorno del presidente Zelaya alla dura repressione di Esercito e Polizia. Qual'è la tuabertha_caceres opinione in merito a quello che è successo il 22 settembre?
Condanniamo questa nuova violazione dei diritti umani del popolo honduregno. Molti compagni e compagne sono stati arrestati illegalmente, accusati di sedizione e portati in centri di detenzione illegali. È un esempio in più di quello che sanno fare questi fascisti e la loro struttura economico-militare, e stanno dimostrando la loro ferma intenzione di restare al potere mediante una vera dittatura.

Il presidente Zelaya adesso è nel paese, come chiedeva la gente e lo stesso Frente Nacional Contra el Golpe de Estado, però il governo ha dimostrato di non voler cedere neppure di un centimetro del suo potere, e anzi prende in giro la comunità internazionale. Cosa farà adesso la Resistenza?
Siamo coscienti che non possiamo sottovalutare questo nemico del popolo honduregno, perché in qualsiasi momento è capace di piantare i suoi artigli senza far caso alle condanne nazionali e internazionali. Dobbiamo inventare nuove strategie senza perdere questa forza di mobilitazione di massa che ci ha caratterizzato in questi 87 giorni di lotta.
La resistenza ha richiesto la la restituzione del presidente nella sua carica e non solo il suo ritorno, per questo c'è ancora molto da fare. Chiediamo anche reazioni molto più incisive dalla comunità internazionale, perché al momento attuale la sua azione è stata molto debole e ha permesso ai golpisti e alla dittatura di assestarsi al potere e protrarre la soluzione di questa situazione.


Si parla della possibilità dell'arresto del presidente Zelaya con un'azione di forza nell'ambasciata del Brasile. Sarebbe un errore per il governo 'di fatto' o lo aiuterebbe a consolidarsi?
Sarebbe un grave errore perché genererebbe un terremoto, approfondirebbe la crisi e scatenerebbe una una grande reazione nel popolo. Inoltre sappiamo che questa gente è capace di pianificare un assassinio e per questo abbiamo avvertito che la vita del presidente Zelaya e dei suoi compagni è in pericolo. Questo aumenterebbe l'insurrezione popolare.

La resistenza ha qualificato come dittatoriale questo regime, sebbene il governo di fatto cerchi continuamente di presentarsi come legittimo e democratico. A che soggetto si sta opponendo realmente la popolazione in resistenza?
É una dittatura stile XXI secolo, che mantiene alcune caratteristiche delle dittature degli anni 70 e 80 e presenta nuove strategie per sembrare di essere democratica. In ogni caso nessuno può dubitare che si tratti di una dittatura che ha una struttura economica, politica e militare che controlla tutti i poteri dello stato e che ha l'obiettivo di colpire i processi di emancipazione del nostro continente.
Quello che ci deve preoccupare è che si tratta di una nuova tendenza che può essere ripetuta in qualsiasi momento, in qualsiasi paese del continente, ed è per questo che torna fondamentale finirla.


Siamo in un momento molto complicato e convulso. Quali sono gli elementi necessari per riuscire a reinstaurare la democrazia e tornare a riprendere la strada verso l'emancipazione del popolo honduregno?
Dobbiamo radicare l'insurrezione popolare e l'organizzazione del popolo senza sottovalutare il nostro nemico, premere perché la comunità internazionale sia più convincente e tagliare le fonti di finanziamento che continuano a rifornire i golpisti.



Giorgio Trucchi
YaBasta Napoli


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