Il recente fallito attentato a un aereo della Northwest Airlines diretto a Detroit ha puntato i riflettori sulle possibili connessioni tra l’attacco terroristico e la presenza di al-Qaeda nello Yemen; ma in realtà gli Stati Uniti hanno aperto un fronte contro le cellule terroristiche presenti in quel paese già da diversi mesi – rivela il quotidiano New York Times

 

 

YEMEN20SANANel bel mezzo di due grandi guerre incompiute, gli Stati Uniti hanno silenziosamente aperto un terzo fronte, in gran parte segreto, contro al-Qaeda nello Yemen.

Un anno fa, la Central Intelligence Agency (CIA) inviò nel paese molti dei suoi più importanti agenti sul campo con esperienze nell’antiterrorismo, secondo un ex alto funzionario dell’agenzia. Allo stesso tempo, alcuni dei più segreti commandos di operazioni speciali hanno cominciato ad addestrare le forze di sicurezza yemenite nelle tattiche antiterrorismo – hanno affermato alcuni alti ufficiali militari.

 

Il Pentagono spenderà più di 70 milioni dollari nei prossimi 18 mesi, utilizzando squadre delle Forze Speciali, per addestrare ed equipaggiare l’esercito yemenita, il ministero dell’interno e le forze della guardia costiera, più che raddoppiando i precedenti livelli di aiuti militari.

 

Mentre gli investigatori americani cercano di corroborare le affermazioni di un ventitreenne nigeriano (Umar Faruk Abdulmutallab (N.d.T.) ) secondo cui i leader di al-Qaeda nello Yemen lo avevano addestrato ed equipaggiato per far saltare in aria un aereo della Northwest Airlines diretto a Detroit il giorno di Natale, la questione porta alla ribalta il complicato rapporto dell’amministrazione Obama con lo Yemen.

 

Il paese è da tempo un rifugio per i jihadisti, in parte perché il governo dello Yemen accolse i combattenti islamici di ritorno dall’Afghanistan, dove avevano combattuto negli anni ‘80. Il porto yemenita di Aden fu teatro dell’audace attentato al cacciatorpediniere americano Cole per mano di militanti di al-Qaeda, che uccise 17 marinai nell’ottobre 2000.

 

Ma i militanti di al-Qaeda hanno compiuto sforzi molto più concentrati per costruire una base nello Yemen negli ultimi anni, attirando reclute da tutta la regione e compiendo attacchi più frequenti contro le ambasciate straniere ed altri obiettivi. La Casa Bianca sta cercando di consolidare legami duraturi con il governo del presidente Ali Abdullah Saleh e di spingerlo a combattere la filiale locale di al-Qaeda, Al-Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), anche se il suo poverissimo paese è alle prese con turbolenze interne apparentemente di difficile soluzione.

 

Mentre crescono i timori di un risorgente estremismo islamico nella vicina Somalia e nell’Africa orientale, i funzionari dell’amministrazione e i politici americani hanno affermato che lo Yemen potrebbe diventare il prossimo snodo operativo e il nuovo centro di addestramento di al-Qaeda, rivaleggiando con le aree tribali del Pakistan, dove operano i principali leader dell’organizzazione.

 

“Lo Yemen sta ora diventando uno dei centri di questa battaglia”, ha detto il senatore Joseph I. Lieberman, indipendente del Connecticut e presidente della Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi, che ha visitato il paese nel mese di agosto. “Abbiamo una presenza crescente laggiù – e dobbiamo averla – di Forze Speciali, Berretti Verdi, e intelligence”, ha dichiarato a “Fox News Sunday”.

 

Funzionari americani e yemeniti hanno affermato che un punto di svolta nel rapporto fra Washington e Sana’a è stato raggiunto nella tarda estate, dopo la visita segreta nello Yemen del generale David H. Petraeus, il comandante americano regionale, e quella di John O. Brennan, consulente antiterrorismo del presidente Obama.

 

Il presidente Saleh ha accettato una maggiore assistenza palese e segreta in risposta alla crescenti pressioni da parte degli Stati Uniti e dei vicini dello Yemen, in particolare dell’Arabia Saudita, dal cui territorio molti operativi di al-Qaeda erano fuggiti nello Yemen, ma anche in risposta a una minaccia crescente contro l’elite politica del paese – hanno affermato alcuni funzionari.

 

“I problemi di sicurezza dello Yemen non rimarranno confinati allo Yemen”, ha detto Christopher Boucek, che studia lo Yemen come associato presso il Carnegie Endowment for International Peace di Washington. “Sono problemi regionali, e riguardano gli interessi occidentali”.

 

Il profilo di al-Qaeda nello Yemen è cresciuto enormemente un anno fa, quando un ex detenuto di Guantanamo Bay di nazionalità saudita, Ali Said al-Shihri, fuggì nello Yemen per riunirsi ad al-Qaeda ed apparve in un video pubblicato online. Diversi altri ex detenuti di Guantanamo hanno aderito al gruppo.

 

Le zone più remote dello Yemen sono notoriamente senza legge, ma il caos del paese è peggiorato negli ultimi due anni, mentre il governo combatte con una ribellione armata nel nord-ovest e un nascente movimento secessionista nel sud. Lo Yemen sta esaurendo il proprio petrolio, e le malandate finanze del governo hanno ridotto la sua capacità di colpire al-Qaeda.

 

Nel frattempo, sono cresciute le connessioni yemenite con i complotti contro gli Stati Uniti. Un musulmano accusato dell’uccisione di un soldato americano in un centro di reclutamento all’interno di un centro commerciale a Little Rock il 1 giugno, si era recato nello Yemen, provocando un riesame da parte dell’F.B.I. di altri estremisti interni che avevano visitato il paese.

 

Un religioso radicale residente nello Yemen, Anwar al-Awlaki, avrebbe legami con numerosi sospetti terroristi, compreso Nidal Malik Hasan, il maggiore dell’esercito americano che deve rispondere dell’accusa di omicidio per aver ucciso 13 persone a Fort Hood, in Texas, nel mese di novembre.

 

Nell’ultimo numero di “al-Sada Malahim”, la rivista internet della filiale di al-Qaeda nello Yemen, il leader del gruppo, Nasser al-Wuhayshi, ha esortato i suoi seguaci a usare piccole bombe “negli aeroporti dei paesi della crociata occidentale che hanno partecipato alla guerra contro i musulmani, o sui loro aerei, o nei loro complessi residenziali, o nelle loro metropolitane”.

 

Lo Yemen ha intensificato la sua campagna contro al-Qaeda, con importanti incursioni aeree il 17 dicembre scorso, che hanno ucciso oltre 60 militanti (e numerosi civili (N.d.T.) ).

 

I funzionari americani hanno mantenuto il riserbo circa il ruolo degli Stati Uniti negli attacchi, affermando di aver fornito intelligence e “potenza di fuoco” per le incursioni.

 

Il ministro degli esteri yemenita, Abu Bakr al-Qirbi, ha affermato che la cooperazione militare yemenita con gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita è cresciuta negli ultimi mesi, visto che le ultime informazioni di intelligence hanno confermato una maggiore “assertività” da parte di al-Qaeda nel paese.

 

“Informazioni di intelligence hanno affermato che stavano prendendo di mira l’ambasciata britannica e un certo numero di istituzioni governative, nonché alcune scuole private”, ha dichiarato Qirbi in un’intervista telefonica. “La seconda ragione è che essi sono diventati più sfrontati, cercando di dimostrare che possono svolgere le attività terroristiche alla luce del sole. Così il governo ha dovuto rispondere”.

 

Le recenti incursioni aeree erano state pianificate da due o tre mesi, ha detto Qirbi, ma non è stato possibile portarle a termine fino a quando non vi sono state fresche informazioni di intelligence circa l’ubicazione degli operativi di al-Qaeda che costituivano gli obiettivi.

 

Egli ha definito queste informazioni di intelligence – che comprendevano informazioni fornite dagli Stati Uniti – “l’elemento più importante” in questo riuscito attacco contro membri di al-Qaeda.

 

Qirbi ha aggiunto che, sebbene gli Stati Uniti abbiano fornito allo Yemen equipaggiamento militare, le incursioni aeree sono state effettuate soltanto da militari yemeniti.

 

Anche se le informazioni di intelligence più importanti sono venute dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita, gli altri paesi della regione hannoalqaeda_yemen incrementato il loro contributo finanziario negli ultimi mesi per aiutare lo Yemen, ha detto Mustafa Alani, analista di sicurezza presso il Gulf Research Center di Dubai. “Vi erano timori nello Yemen e all’estero che al-Qaeda stesse guadagnando nuovo terreno, creando centri di addestramento, e trasformando alcune parti dello Yemen in aree off-limits”, ha detto Alani. Gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait, in particolare, hanno fornito assistenza – ha detto – perché ” hanno la sensazione che prima o poi diventeranno anch’essi degli obiettivi”.

 

Lo scorso anno, al-Qaeda uccise sei agenti dell’intelligence nelle province in cui è presente, come parte di una inconfondibile campagna del gruppo volta a rendere queste province un suo santuario, ha detto Alani. Gli agenti dell’intelligence stavano cercando di raccogliere informazioni sul gruppo, e di spezzare i suoi crescenti legami con le tribù locali – una parte significativa della sua strategia, ha aggiunto Alani.

 

Le incursioni aeree delle ultime due settimane hanno avuto successo, ma hanno comportato un prezzo, hanno affermato alcuni funzionari yemeniti. “Sono stati duramente colpiti, ma non sono ancora stati neutralizzati”, ha detto un funzionario yemenita di alto livello, che ha parlato a condizione di mantenere l’anonimato a causa delle questioni diplomatiche implicate. “Il problema è che il coinvolgimento degli Stati Uniti crea simpatie per al-Qaeda. La cooperazione è necessaria – ma non vi è dubbio che essa abbia delle conseguenze sull’uomo medio. Egli simpatizza con al-Qaeda”.

 

Quasi a ribadire questo concetto, un affiliato yemenita di al-Qaeda ha rilasciato una dichiarazione ad alcuni siti internet, domenica scorsa, ponendo un forte accento sul ruolo americano nei recenti raid, e deridendo il governo yemenita per il fatto di aver rivendicato la responsabilità degli attacchi.

 

 

Eric Schmitt è corrispondente da Washington; Robert F. Worth da Beirut, in Libano

 

 

 

Traduzione a cura di

Medarabnews.com

 

 


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