Generalmente si tende a concentrarsi sulle perdite dirette che gli avvocati causano ai clienti, nelle circostanze della negligenza professionale. Questo mese vogliamo dedicarci anche ad un altro tipo di danno, quello di tipo indiretto che colpisce gli assistiti nella loro qualità di contribuenti.

Sono oramai divenute piuttosto regolari le vicende, collegate alla categoria forense, relative all’aggravio delle parcelle sui fondi pubblici, a truffe ai danni delle assicurazioni sociali e private, all’evasione fiscale; esse sono così numerose che è impraticabile riportarle tutte all’interno di un articolo. Cercheremo, quindi, di riferire gli episodi più recenti.

Ad Anversa degli abruzzi, un paese che conta meno di 400 abitanti, uno studio legale ha presentato una parcella pari a €15.000 per la difesa di alcuni esponenti del comune, i quali avevano la facoltà di difendersi autonomamente, ovvero senza la necessità di nominare un causidico. Le spese legali, inoltre, andrebbero fatte ricadere sul soccombente: nei procedimenti penali, il promotore del giudizio è il pubblico ministero e non un privato ossia, in questo caso, il municipio. Se fatte ricadere sui cittadini del comune, tali spese legali avrebbero un impatto circa 13 volte maggiore di quello subito dai cittadini ellenici, a causa dei circa €35 milioni buttati in parcelle fino al marzo 2012, per la ristrutturazione del debito greco.

Un avvocato di Udine è stato condannato a 10 mesi di reclusione – naturalmente con pena sospesa con la condizionale – perché avrebbe omesso di dichiarare al fisco circa €415.000; la somma è quasi 28 volte maggiore di quella risultante dalle spese legali di Anversa degli abruzzi.

Ammonterebbe, poi, a circa €200.000 la truffa orchestrata a danno di alcune assicurazioni da parte di legulei della provincia di Enna, per falsi incidenti stradali.

€168.000 è la somma, sequestrata dal tribunale di Potenza, che sarebbe frutto di ricompense derivanti da corruzione, corruzione in atti giudiziari, falso ideologico e truffa aggravata ai danni dell'Inps, per false denuncie d’invalidità presentate con l’assistenza di un causidico.

Nel frattempo, la categoria forense prosegue nel pubblicizzare il proprio decoro; il cliente, dal canto suo, persevera nel credere a simili proclami e a pagarne le conseguenza di tasca propria.

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