Gianfranco Tedeschi e Luciano D’Alfonso, sono due accreditati esponenti del PD abruzzese: il primo, attualmente sindaco del Comune di Cerchio (AQ), ha svolto funzioni dirigenziali prima presso la locale Comunità Montana e poi presso il CAM o Consorzio Acquedottistico Marsicano; il secondo, oltre a essere stato sindaco di Pescara, attualmente ricopre la carica di Presidente della Regione Abruzzo.

Entrambi sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura per presunti illeciti commessi nell’esercizio delle rispettive funzioni. Gianfranco Tedeschi, è stato rinviato a giudizio dal GUP del Tribunale di Avezzano (AQ) con l’accusa di bancarotta fraudolenta della società “Futura Srl”, dalla quale avrebbe distratto beni per oltre 200.000 euro. Il relativo dibattimento è stato fissato per il 14-09-2017. Lo stesso è inoltre indagato, sempre dalla magistratura di Avezzano, per i reati di turbativa d’asta e corruzione relativamente a un movimento di denaro veicolato tramite pagamenti alla “Società Innovazione e Sviluppo Srl”, la quale, magari per il ricorso di qualche imponderabile circostanza, risulta intestata a suo figlio, Andrea Tedeschi. E non basta: perché a Gianfranco Tedeschi, il CAM ha chiesto la restituzione dei compensi incassati, e a quanto pare non dovuti, per l’ammontare di oltre 500.000 euro. Si tratterebbe di soldi percepiti tra il 2008 e il 2012 quale Amministratore Delegato dello stesso Consorzio (1,2,3).
Luciano D’Alfonso, è indagato dalla Procura di L’Aquila per corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Con lui, risultano indagate altre 14 persone, tra funzionari e imprenditori, in una indagine riguardante il cantiere dei lavori di Palazzo Centi a L’Aquila, il quale, prima del sisma del 2009, ospitava gli uffici della giunta regionale (4,5).
I nomi di questi due esponenti politici abruzzesi sono così finiti nell’ormai sempre più lungo elenco dei politici, e di quelli del PD in particolare, indagati dalla magistratura. I reati dei quali sono chiamati a rispondere sono in fondo gli stessi riguardanti la maggior parte dei politici inquisiti. Il tutto, naturalmente, si inscrive in un contesto assolutamente “democratico”, come è del resto d’uopo in casa PD.
I sempre più incalzanti riferimenti di cronaca giudiziaria inerenti tali contingenze, rendono conto di come il degrado della vita politica italiana sia ormai tale da non consentire di relegare più gli stessi al ruolo di isolati episodi di corruzione, ma di allogarli in un diffuso contesto di illegalità e con connotazioni di sempre più palese impudenza. La domanda che pertanto ne consegue, è se tutto questo sia da ricondursi solamente a un fenomeno di cattiva politica. Certamente, non è così. Poiché tali circostanze evocano un contesto di estremo annichilimento etico, e dal momento che riguardino soprattutto un partito, il PD, che dovrebbe prestare particolare attenzione alla prevenzione di ricorrenze di assoluto degrado morale e sociale, ancor prima che giuridico.
La classe politica italiana viene considerata la più corrotta d’Europa. Eppure, a quanto pare, nessuno se ne preoccupa. Addirittura, Renzi aveva ammonito: “Non sparate nel mucchio”. E aveva ragione. Peccato soltanto che qui non si stia sparando nel mucchio, ma che sussistano riferimenti a specifiche iniziative adottate dalla magistratura.
In altri Paesi del mondo, dove vigono diverse condizioni di democrazia, i pubblici esponenti rimettono i rispettivi mandati anche per molto meno. Invece, nel marasma politico italiano, soltanto un aspetto rimane comunque assodato: nessun politico oserà mai dimettersi, né, tanto meno, rischierà di essere espulso dal rispettivo partito di appartenenza, poiché sono persone saldamente ancorate al potere. Per cui, finquando non ci saranno sentenze passate in giudicato, e forse neppure allora, tutti i nostri eroi resteranno saldamente ai loro posti.
Nel resto del mondo civile, ci si dimette per difendere l’onorabilità della politica. Ma da noi non è così: da noi non bastano neppure i reati più gravi per suscitare un minimo di senso del dovere capace di spingere alle dimissioni. Altrove, per questo, i politici lasciano i rispettivi incarichi. Altrove, un politico che risulti indagato, o altrimenti coinvolto nella sua moralità, si dimette. Lascia il suo incarico. E lo fa’ nel rispetto del principio che chi rappresenti il Popolo, e non il popolo, debba essere al di sopra di ogni sospetto. Questo però da noi non succede, perché qui il popolo, e non il Popolo, si dimostra alieno a certi moti etici. In Italia, se soltanto ci si azzarda a chiedere le dimissioni di qualcuno, succede il finimondo. Allora, tutti, e non soltanto la casta, gridano al “giustizialismo”. Qui non si esita a gridare allo scandalo evocando l'espediente della “presunzione di innocenza”. Questo succede perché viviamo in una società malata. Una malata ormai terminale. Che nessuno vuol curare. Nessuno vuole curarla, perché, per un verso o per un altro, a tutti sta bene così. Poiché è più conveniente per tutti corrompere e lasciarsi corrompere, dare e accettare tangenti e favorire gli amici degli amici.
I politici che ci sgovernano vogliono far credere che questa sia la nuova politica. Che questa sia la modernità. Dimenticando, o fingendo di farlo, che la Politica sia quella che abbia consentito di scrivere una Costituzione di alto profilo sociale e civile: quella stessa Costituzione che un manipolo di sciagurati ha cercato e cerca tuttora di stravolgere per poter consolidare il proprio potere e per garantirsi vergognosi privilegi.
Immagine, da:
http://ilfaro24.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/luciano-dalfonso-1-cerchio-e1464957556642.jpg
Riferimenti:

1)http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2017/01/11/news/bancarotta-tedeschi-a-processo-1.14698695?ref=search
2)https://www.reportonline.it/Politica/gianfranco-tedeschi-un-altro-sindaco-del-pd-indagato-dalla-magistratura.html
3)http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2017/02/24/news/ultimatum-a-tedeschi-restituisci-i-soldi-1.14934024?ref=search
4)http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/16/regione-abruzzo-indagato-il-presidente-dalfonso-per-corruzione-turbativa-e-abuso-dufficio/3395525/
5)http://www.ilmessaggero.it/abruzzo/abruzzo_presidente_regione_d_alfonso_indagato_terremoto-2262985.html

 

 

 


Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. 
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su info