Il nostro non è mai stato il Paese della grande tragedia mentre è stato sicuramente, in altri tempi, la patria della commedia (detta appunto all’italiana) divertente e stimolante nella rappresentazione dei vizi e delle virtù delle “italiche genti”.
Oggi, purtroppo, la nostra nazione è diventata la terra della farsa e della pagliacciata generale.

Al centro del dibattito politico in questi giorni c’è stata la visita a Tripoli del Presidente del Consiglio Berlusconi per la commemorazione del trattato che ha messo fine alla disputa coloniale tra l’Italia e la Libia del colonnello Gheddafi, assurto al potere con un rivoluzione nazionale
consumata proprio a danno degli invasori italiani (perché tali eravamo ed è meglio non scordarlo).

Sulla stampa nostrana si è subito scatenata una diatriba dai toni perentori perché tanto da destra (soprattutto l’ala finiana, ma anche parte di FI) che dal centro (i soliti “casinisti” dell’UDC) che da sinistra (immancabilmente tutta, senza distinzioni “correntizie”e di partito) si sono alzati gli alti lai dei difensori dei diritti umani e della democrazia, indignati per questa visita ufficiale che avrebbe legittimato un inveterato e sanguinario dittatore, nient’affatto pentito dei propri misfatti ultradecennali.

Credo che il climax di questa distorsione “dirittoumanistica” a capocchia sia stato raggiunto dall’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, miseramente finito nelle mani di una ballerina di salsa e merengue chiamata Conc(h)ita, politicamente conciata proprio male.

Sull’Unità non si bada ad invettive e si sciorinano le ragioni per cui il presdelcons Berlusconi avrebbe dovuto declinare l’invito libico. L’analisi viene affidata alla penna di Umberto Degiovannangeli (La diplomazia del gas abbraccia il rais, Silvio e l’ex capo del KGB, L’Unità del 28.08.09) che dall’alto della consueta iattanza intellettualistica sinistrorsa si chiede retoricamente come sia possibile barattare la propria dignità nazionale (?) per contratti milionari o per accordi commerciali.

A parte l’ingenuità di questa affermazione che mal si concilia con la disposizione umana a calarsi braghe e mutande di fronte al denaro (eppure lo sapevano già i latini che pecunia non olet), il vero corno del dilemma non risiede in questo aspetto.
Il giornalista lo sa benissimo tanto che, intuendo di non poter polarizzare l’attenzione dei suoi lettori su questo tema (infatti, a sinistra, è da qualche tempo che hanno imparato ad apprezzare l’argente il business), cambia subito registro per affrontare, in maniera ancora più ideologica, il nocciolo della questione.

Berlusconi è amico di Putin, massacratore di ceceni e squallido spione del KGB, Berlusconi dialoga con Hu Jintao, recentemente in visita nel nostro paese (in occasione del G8 dell’Aquila al quale la Cina era invitata quale paese osservatore) dal quale è dovuto ripartire in fretta e furia per andare a stanare i “pacifici” uiguri i quali stavano “allegramente” mettendo a soqquadro la capitale dello Xinjiang (regione accidentalmente al centro di delicati equilibri geopolitici e snodo strategico di risorse energetiche e di pipelines che fanno gola agli Usa).

Hu Jintao è anche il nemico n.1 del Dalai Lama, gran sacerdote della libertà sotto paga di CIA, tanto amato dai nostri “bonzi” di sinistra che hanno sostituito l’esotismo orientalistico e le discipline dello spirito umano al marxismo.
Il presidente cinese è anche il primo sostenitore della dittatura Birmana dove risiede e lavora, conto “Stati terzi”, un’altra eroina della sovranità popolare, Aung San Su Ki messa “sotto chiave” da una “crudele” giunta militare che non vuole ingerenze straniere nei propri affari interni.

Insomma, Berlusconi funge da mediatore degli interessi geostrategici, alimentati a “gas”, di questo asse del male che attraverso una “temeraria” politica del “tubo” vuole stringere d’assedio il mondo.

E tutto ciò (parole del giornalista) “contro gli Usa e buona parte dell’Unione europea”. Ecco dove si voleva andare a parare, perché “notoriamente” gli Usa sono degli agnellini che si limitano ad esportare la democrazia e i diritti civili nell’interesse esclusivo dell’umanità, senza ricorrere mai alla forza.
E’ ovvio che il pennivendolo dell’Unità non è in grado di andare oltre questo rivestimento ideologico (ma sarà davvero in buona fede?) che avvolge la strategia imperiale americana, molto più aggressiva e violenta di quella di altri paesi che puntano a rendere il mondo geopoliticamente più equilibrato nei suoi rapporti di forza, ancora troppo sbilanciati a vantaggio della superpotenza Usa.

A meno che non si voglia davvero credere che la guerra in Iraq sia stata fatta per liberare quel popolo da un dittatore sadico e feroce, a meno che non si sostenga seriamente che la guerra in Afghanistan è fatta per liberare il mondo da Al Qaeda e dal terrorismo islamico, a meno che non si voglia dar credito a chi sostiene che la prossima guerra in Iran impedirà al regime degli ayatollah di entrare in possesso della bomba atomica con la quale tenere sotto scacco gli infedeli (per questo, del resto, c’è già il Pakistan alleato degli Usa) ecc. ecc.

Casualmente però si viene a sapere che anche nel resto d’Europa non si va tanto per il sottile quando si tratta di petrolio e di danari. Pare, difatti, che la Scozia, su pressione degli inglesi, abbia rilasciato il presunto attentatore (dichiaratosi sempre innocente) di Lockerbie, Abdelbaset al-Megrahi, per concludere un affare piuttosto redditizio.
Uno scambio petrolio contro prigionieri politici per favorire la britannica British Petroleum e anche la Shell, con tanto d’intervento diplomatico del Principe Carlo in persona.

Insomma, a sentire Degiovannangeli i traditori della “civiltà” saremmo noi italiani mentre chi si contorce in affari sottobanco, contrattando la liberazione di presunti terroristi per ottenerne vantaggi commerciali, rappresenterebbe il bene e il valore della democrazia.

Questa merda servile l’Unità farebbe bene a dichiararla apertamente, mostrando ai suoi lettori quale funzione antinazionale stia svolgendo. Non possiamo essere noi di questo piccolo blog a spiegare loro come va il mondo, ma qualche consiglio possiamo pur dispensarlo.

La Libia ha un’importanza vitale per l’Italia. Si ribadisce continuamente che dobbiamo diversificare i fornitori per non dipendere dagli approvvigionamenti di un solo paese.
Ebbene la Libia dispone di riserve per 44 miliardi di barili di petrolio e di 6,5 mld di tonnellate di gas. L’Eni, d’intesa con l’impresa di Stato Noc e con la russa Gazprom ha avviato programmi di prospezione e di sfruttamento di queste risorse che sono indispensabili per colmare il nostro fabbisogno energetico.

Ma non solo di gas e petrolio si tratta…
La Finmeccanica e il fondo sovrano libico (Lia) hanno firmato un protocollo per sviluppare una cooperazione strategica in Africa e Medio Oriente, nei settori dell'aerospazio, dei trasporti, dell’energia ecc. ecc.: giro d’affari 20 mld di euro.

L’Impregilo, da anni in Libia, è impegnata nella progettazione e nella realizzazione di infrastrutture e opere di urbanizzazione: giro d’affari 20 mld di euro.
Certamente non tutti questi fondi finiranno alle imprese italiane, ma dipendesse dagli stolti “umanitarismi” dell’Unità non arriverebbe nemmeno un cent.
Gli scribacchini dell’Unità, corsari dell’antiberlusconismo “senza se e senza ma” imparino a fare i conti e a discernere l’odio per il Cavaliere dall’interesse nazionale, soprattutto allorquando si fanno sponsorizzare e foraggiare da capitani della finanza della peggior specie (quelli che prendono la tessera n.1 del partito o quelli che si mettono in coda per votare alle loro primarie), cioè dagli uomini che appena mettono le mani su qualche impresa (rilevata dallo Stato a prezzi di favore) la trasformano in merda, uscendone comunque con le tasche piene.

Purtroppo il servilismo di sinistra supera le barriere nazionali e si organizza in una vera e propria internazionale dei traditori.
Solo per citare l’ultimo caso, il quotidiano francese Libération, giornale fondato da J.P.Sartre, ha raccolto le doglianze dei decerebrati democratici di casa nostra (dopo che il capo del governo aveva sporto querela contro Repubblica) e si è messo a pubblicare le famigerate “dieci domande” di D’Avanzo.
Come dire, la madre degli imbecilli è sempre incinta e non importa in quale nazione risieda…

Se vogliamo che l’Italia diventi realmente un paese libero da intromissioni straniere dobbiamo mettere i sinistri alla porta. Sono stati loro i primi a dire che si vergognano di vivere in Italia. Bene, allora, premuriamoci di accompagnarli al confine (non al confino, purtroppo non ne abbiamo le forze altrimenti lo faremmo), paghiamo loro un biglietto di sola andata per l’estero senza possibilità di ritorno.

E’ questo il primo passo da compiere per ridare all’Italia la dignità perduta

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