L’Invalsi pubblica gli esiti dei test di Italiano e Matematica somministrati nell’anno scolastico 2010/2011.


A partire dall’anno scolastico 2008/2009 l’Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema scolastico effettua il monitoraggio delle competenze dei nostri studenti in italiano e matematica. I test vengono somministrati agli allievi delle classi II e V del ciclo primario, della classe I della scuola secondaria di primo grado, nonché agli studenti del III anno della scuola secondaria di primo grado nel corso dell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di studi (il vecchio esame di terza media, per intenderci). Per la prima volta, quest’anno, il monitoraggio è stato attuato anche per la II classe della scuola secondaria di secondo grado.

Le prove Invalsi nascono come conseguenza dell’adeguamento dell’Italia alla politica messa in atto dall’UE a partire dal 2000 nel campo dell’istruzione con l’obiettivo di fare di quella europea un’economia basata sulla conoscenza, di innalzare il livello delle competenze di literacy (capacità di leggere, scrivere e comprendere) e le conoscenze nelle materia scientifiche.

Ancora nel 2007 la situazione italiana era al di sotto della media europea, con un livello di dispersione scolastica del 19% circa - quindi ancora molto lontano dalla media che si sarebbe dovuta raggiungere entro il 2010 (dispersione non maggiore del 10%) -, con un alto tasso di quindicenni fermi alle competenze basilari di lettura e scrittura e con competenza nelle materie scientifiche piuttosto scarse. E i risultati dei test Invalsi e PISA degli ultimissimi anni, purtroppo, riconfermano le carenze diffuse dei nostri studenti.

I dati Invalsi per il 2010/2011 dimostrano che la scuola primaria funziona bene con risultati buoni sia in italiano che in matematica e uniformi su tutto il territorio italiano.

I problemi iniziano nella scuola secondaria di I grado che fin dalla sua nascita come Scuola Media unica nel 1962 ha rappresentato il tallone di Achille del sistema scolastico nazionale. Per quanto riguarda la calsse I, nel Nord e nel Centro la percentuale di risposte corrette diminuisce rispetto alla scuola primaria di almeno 10 punti per l’italiano e di 15 per la matematica; più preoccupante la situazione al Sud e nelle Isole dove la percentuale di risposte corrette si aggira intorno al 60% per l’italiano e 42% per la matematica. La situazione migliora, anche se di poco, nella classe III.

Tutto questo nonostante le ore aggiuntive istituite nella scuola secondaria di primo grado proprio per consolidare la conoscenza della lingua italiana.

Cosa accade invece nella scuola superiore?

“La matematica non sarà mai il mio mestiere” cantava Venditti e questo sembra essere ancora oggi il destino degli studenti italiani. Infatti, per quanto riguarda gli allievi della scuola secondaria superiore, se la percentuale delle risposte corrette in italiano sale nuovamente rispetto alla scuola secondaria di primo grado oscillando tra il 73% delle regioni del Nord e il 63% delle Isole, secondo una percentuale che digrada mano a mano che si procede verso Sud, la situazione per quanto riguarda la matematica rimane critica.

Il Veneto, che raggiunge la percentuale più alta di risposte corrette in matematica vanta il primato. Ma, a ben guardare, non c’è spazio alcuno per i trionfalismi visto che la percentuale di risposte corrette degli studenti veneti è solo del 53% di fronte all’ancora più preoccupante media italiana del 48%.

I risultati dei test Invalsi rilevano, quindi, come la rincorsa dell’Italia alla politica europea nel campo dell’istruzione sia molto lenta, faticosa e, soprattutto, come il sistema scolastico italiano sia penalizzato da investimenti inadeguati.

L’unica scuola che continua a funzionare, anche se tartassata dalla continue riforme, è quella primaria. La scuola secondaria di primo grado si dibatte ancora nella difficoltà di trovare una sua fisionomia e collocazione, mentre la riforma appena varata nella scuola secondaria di secondo grado sembra, se era possibile, aver aggravato i problemi: il percorso liceale è rimasto separato da quello tecnico-professionale e il passaggio da una filiera all’altra resta difficilmente praticabile con il conseguente riproporsi  della ghettizzazione degli istituiti tecnici e professionali.

Il monte ore complessivo in alcune scuole diminuisce e, sorprendentemente, vengono penalizzate le ore dedicate all’insegnamento dell’italiano; aumentano le ore di scienze, ma non quelle di matematica nonostante le gravi carenze dei nostri studenti. E la situazione non migliorerà nel prossimo anno scolastico, vista anche l’ulteriore razionalizzazione del numero di studenti per classe che sarà attuata nelle scuole di ogni ordine e grado. E tutto questo, nonostante il fatto che il rapporto ottimale del numero di docenti per classe fosse una delle poche cose che l’Europa ci poteva invidiare…

Rossana diGennaro

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