Ovvero: il segnale tangibile della attuale disfatta dell’intero sistema dell'avvocatura italiana! Sono due nuove categorie di professionisti definiti , a giusta ragione, i “nuovi poveri in cravatta”: quella dei cd. “avvocati sans papier”, e l’altra degli avvocati appellati con il termine di “esodati”. Sono la risultanza della diabolica combinazione della crisi economica, che ha colpito anche il settore dell’avvocatura italiana, e l’entrata in vigore di un ingiusta e , probabilmente, incostituzionale legge di riforma della professione forense , che ha imposto iscrizioni obbligatorie alla Cassa Forense e contributi minimi previdenziali obbligatori ed eccessivamente onerosi per tutti.

Gli avvocati “sans papier” ( circa 40.000)e quelli cd. “esodati” ( oltre 30.000) rappresentano – per il noto legale foggiano avv. Eugenio Gargiulo , da tempo impegnato sul fronte nazionale per la tutela dei diritti degli avvocati più deboli economicamente- il segnale concreto della crisi profondissima che sta attraversando l’intero sistema dell’avvocatura italiana, ormai sempre più diretto verso la costituzione di una vera e propria casta di pochi e potenti “fortunati”, a fronte di decine di migliaia di professionisti costretti a barcamenarsi alla meno peggio con orari impossibili ed un reddito pari a circa 3 euro all’ora!!!

Gli ultimi dati disponibili, infatti, ci dicono che, a fronte di un 5 per cento di professionisti che guadagnano la metà dell´intero fatturato prodotto dalla categoria, esiste una stragrande percentuale di avvocati che “galleggia” con redditi piuttosto bassi. Un quarto delle toghe italiane lo scorso anno ha dichiarato meno di 1.000 euro al mese. Su 240.000 iscritti all´ordine, in 60.000 dunque non guadagnano più di 10.000 euro l´anno e 40.000 sono fermi a 20.000. Insomma: il 7,5 per cento più ricco (16.000 persone su 235.000) si accaparra da solo 3,9 miliardi di euro. Non meravigliano dunque i dati che vedono l´appeal di questa professione ridursi progressivamente negli anni: se nel 2008 i nuovi iscritti all´albo erano 14.237, nel 2015 sono diventati 9.445, con un calo del 33 per cento!

Come è stato possibile arrivare a questa situazione? Le spiegazioni classiche ,come quella più superficiale che ci siano in circolazione troppi avvocati , non convincono. Nella realtà, la situazione è più complessa: molti di questi professionisti (in particolare i più giovani e quelli a basso reddito) lavorano in “mono-committenza” in grandi studi legali, soprattutto nelle città. Sono, cioè, solo formalmente lavoratori autonomi ma, di fatto, “sgobbano” tutto il giorno per i grandi avvocati a fronte di paghe misere: nel settore vengono chiamati , per l’appunto, “sans papier”.

Questi professionisti sono in una situazione paradossale: hanno tutti i vincoli del lavoro subordinato senza però le stesse garanzie in termini di reddito, assistenza e previdenza!

"I professionisti che operano in mono-committenza – ha evidenziato il tecnico Cristian Perniciano, responsabile della Consulta delle professioni della Cgil – sono in una situazione paradossale. Lavorano spesso in esclusiva per un capo, che si chiama addirittura ´dominus´, che decide i loro orari di lavoro, gli mette a disposizione una scrivania, un ufficio. Non hanno nessuna possibilità di essere davvero lavoratori autonomi e di crescere come tali. È una situazione che non può essere ignorata e sulla quale occorre intervenire. L´idea che un avvocato debba per forza essere una sorta di micro-impresa è ormai smentita dalla realtà".

A tal proposito, una proposta di legge della Cgil e associazioni di avvocati punta ad abolire il divieto per le toghe di avere contratti di lavoro subordinati o parasubordinati

Il tutto, a fronte di turni massacranti: 12 o anche 15 ore di lavoro al giorno, talvolta anche il sabato o la domenica mattina. E con una retribuzione risibile: perché a quei 1.000 euro al mese vanno ulteriormente sottratte diverse spese e contributi. Dai calcoli statistici effettuati, un avvocato che lavora in “mono-committenza” guadagna circa 3 euro l´ora!

Questo per quanto riguarda gli avvocati cd. “sans papier”. Vi è , poi, la categoria dei cd. “avvocati esodati” , ovvero quelli costretti dalla legge 247/12 ( cd. “taglia avvocati”) a cancellarsi dagli albi professionali di appartenenza perché impossibilitati a sostenere le spese obbligatorie derivanti dall’iscrizione forzata alla Cassa Forense, sancita dalla suddetta legge per tutti gli iscritti all’albo, indipendentemente dal loro reddito e dal proprio fatturato.

Questi circa 30.000 ex professionisti autonomi, ora vagano in una sorta di limbo, impossibilitati ad esercitare la professione forense alla luce del sole, come un tempo, e costretti, per sopravvivere, a barcamenarsi tra l’offerta di pareri e consulenze legali stragiudiziali, loro consentite dalla legge.

E’ una situazione drammatica, quindi, - conclude l’avv. Eugenio Gargiulo- che , addirittura, non vale solo per gli avvocati. L´appeal di quasi tutte le professioni è in calo da alcuni anni. Dai dati del Miur si evince che i candidati agli esami per l´accesso agli albi sono calati di un terzo in dieci anni, passando dai 79.000 del 2006 ai 55.000 del 2015. A fronte di redditi sempre più bassi, in molti preferiscono scegliere strade più facili e meno onerose!

Foggia, 30 marzo 2017
avv. Eugenio Gargiulo


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