Voglio fare un’affermazione che a qualcuno potrà sembrare tranquillamente eccessiva: le massicce dosi di animazione coatta cui si è esposti in alcune spiagge è a mio parere una delle espressioni più caratterizzanti della nostra epoca.

Ne ho fatto esperienza di recente, lo scenario è quello di uno stabilimento pugliese, una banda di ragazzi esagitati passa tra gli ombrelloni strepitando e chiedendo il coinvolgimento dei presenti. Alcuni dei quali, come il sottoscritto, stavano tentando, a questo punto vanamente, di assopirsi. Non sia mai, divertirsi è chiaramente un obbligo, e gli animatori sono lì apposta per dirti in che modo devi farlo.

Non solo. In questo caso pretendevano di coinvolgere anche tutti i bambini, che passavano a prelevare tra gli ombrelloni per poi condurli, dopo averli organizzati in un rumoroso trenino, nell’apposita area prevista per l’animazione. Tutto questo veniva messo in atto senza che nessuno si preoccupasse di fornire troppe spiegazioni.

L’animatrice che ha preso in consegna mia figlia, che non ha ancora due anni, era educata, ma giovane ed inesperta. Vedendo che la mia compagna ed io seguivamo a breve distanza ritenne di rassicurarci: “Se volete potete venire anche voi”. Al che la mia compagna, leggendomi nel pensiero e usando un mix ottimale di fermezza e sorriso, ritenne invece di chiarire: “Quella è mia figlia, sei tu che puoi fare quello che ti dico io”.

Comunque la situazione, a parte il crescente desiderio di sfilarsene il prima possibile, ovviamente non presentava alcun rischio, anche perché io ero lì e la ragazza, dopo che fu redarguita sulle prerogative genitoriali, fu attenta il giusto. Raggiunta l’apposita zona gli animatori iniziarono a dimenarsi a suon di musica, cercando di immergere anche i bambini in quel rito primordiale di santificazione dell’estate del divertimento. Mia figlia però è piccola abbastanza da sapere bene cosa sia davvero il divertimento. Non a caso, in breve si disinteressò del tutto a quella coreografia che la prevedeva come elemento non partecipativo, per sfrecciare a tutta velocità verso gli scivoli e le altalene.

È che all’animazione coatta lei preferisce le giostre. Per fortuna. Ed io una caletta senza rompicoglioni.

 

Pier Paolo Caserta