La episodicità e la saltuarietà delle prestazioni lavorative, rese da un lavoratore come cameriere ai tavoli di un ristorante, non possono, in nessun caso, qualificare, ai fini giuridici, come autonomo il suddetto rapporto di lavoro, instaurato con il proprietario del locale.

cameriere al lavoroLo ha stabilito con una recente sentenza ( n. 58/2009) la Corte di Cassazione, sezione lavoro, che, chiamata a dirimere una controversia giudiziaria in tema di differenze retributive dovute per prestazioni rese in regime di subordinazione, per cinque giorni alla settimana, da parte di lavoratore impiegato quale cameriere di un ristorante, nonchè la richiesta del medesimo di reintegrazione nel proprio posto di lavoro, ed il risarcimento del danno, conseguenza di un licenziamento illegittimo in quanto intimato solo oralmente, si è espressa in tal senso, ribaltando la precedente decisione della Corte di Appello di Roma.

Quest’ultima aveva, infatti, negato il vincolo del rapporto di subordinazione intercorrente tra il proprietario del ristorante ed il lavoratore-cameriere ricorrente, in quanto aveva ravvisato, nella fattispecie, esclusivamente una serie di prestazioni autonome occasionali, pacificamente eseguite in modo discontinuo, occasionale e saltuario.

La Corte di Cassazione ha, invece, sottolineato, nella sua sentenza, come “ .. il vincolo della subordinazione non ha tra i suoi tratti caratteristici indefettibili la permanenza nel tempo dell'obbligo del lavoratore di tenersi a disposizione del datore di lavoro. Ne consegue che la scarsità e saltuarietà delle prestazioni rese da un lavoratore come cameriere ai tavoli di un ristorante, così come il fatto che sia lo stesso ad offrire la propria opera (della quale il titolare del ristorante può o meno avvalersi), non costituiscono elementi idonei a qualificare come autonomo il rapporto di lavoro intercorso tra le parti, essendo invece rilevanti, quali indici di subordinazione, l'assenza di rischio economico per il lavoratore, l'osservanza di un orario e l'inserimento nell'altrui organizzazione produttiva, specie in relazione al coordinamento con l'attività degli altri lavoratori, aspetti questi peraltro connaturati al lavoro di cameriere”.

Nello specifico, la Suprema Corte ha, quindi, “cassato” la decisione della Corte di Appello di Roma che, oltre a negare la subordinazione, sulla base delle prestazioni saltuarie, non aveva “spiegato” come fosse possibile , di fatto, lavorare, quale cameriere in un ristorante, senza coordinamento con gli altri colleghi e collaboratori dell’ azienda e libero dalle direttive datoriali, in relazione, ad esempio, all'uniformità dell'abbigliamento o alla distribuzione dei tavoli o, ancora, allo stesso orario di lavoro.

In sintesi, le caratteristiche di “saltuarietà” e “scarsità” nello svolgimento delle prestazioni lavorative non bastano, di per sé sole, a qualificare giuridicamente come autonomo un rapporto di lavoro, escludendo necessariamente quello dipendente. Il rapporto di lavoro subordinato si realizza, invero, esclusivamente mediante l’assenza di rischio economico per il lavoratore impiegato , l’osservanza di un orario, e l’inserimento del lavoratore stesso nell’altrui organizzazione produttiva.



Foggia, 31 agosto 2009
Avv. Eugenio Gargiulo
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