baby prostitute
L'indagine sulle baby prostitute, le ragazzine che si prostituivano nel quartiere Parioli di Roma, ha messo in luce la vastità del fenomeno in Italia.

Fra gli arrestati compare anche Nunzio Pizzacalla, caporal maggiore dell'esercito, che avrebbe organizzato il giro di sfruttamento minorile assieme agli altri aguzzini, tra cui Mirko Ieni, il commercialista Riccardo Sbarra e la mamma di una delle due ragazzine. Solo a Mario De Quattro, commerciante, sono stati concessi, per motivi di salute, gli arresti domiciliari. 

Nel frattempo, il Tribunale del Riesame, come riporta il quotidiano "La Repubblica", ha deciso di non concedere la scarcerazione, richiesta dai loro legali, agli sfruttatori.

Le intercettazioni sui cellulari delle ragazzine hanno intanto palesato la rilevanza del fenomeno delle baby prostitute, che avevano per clienti uomini molto facoltosi; dai tabulati risultano, infatti, numeri ricollegabili ad enti, istituzioni e società di importanza nazionale. 

Non solo, molti numeri trovati sui cellulari delle ragazzine sarebbero intestati a donne, perché molto spesso i clienti contattavano le baby squillo con i telefonini delle mogli. 

La zia di una delle due ragazzine ha dichiarato che la donna ora in carcere con l'accusa di aver sfruttato la figlia, avrebbe avuto un'infanzia molto difficile, durante la quale avrebbe subito maltrattamenti e abusi. Questo spiegherebbe in parte, a suo giudizio, il comportamento assurdo messo in atto dalla sorella.

Nel frattempo, al Fatebenefratelli di Milano, ospedale presso il quale lavora il Prof. Luca Bernardo, grazie al quale è emerso il fenomeno delle ragazze "doccia" che si prostituiscono a scuola, sono cominciati dei progetti volti al recupero delle ragazze coinvolte.
Per aver una più precisa cognizione del fenomeno, alcuni psicologi del Fatebenefratelli hanno creato un falso account in chat spacciandosi per ragazzine minorenni, e hanno notato che molti uomini adulti non si fanno scrupoli ad instaurare relazioni sessuali con le minori.

Le ragazze "doccia" di Milano non si prostituivano per fame, ma perché volevano abiti e borse firmate; inoltre, queste baby squillo non provengono da famiglie povere, ma al contrario da famiglie altolocate del capoluogo lombardo. 

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