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Oggi 25 novembre è la "Giornata Internazionale contro la violenza sulla donne". Tutte le più importanti città del mondo hanno celebrato questa ricorrenza. 

Anche New York, dopo il Cairo, Delhi, e Kigali, ha preso diverse iniziative, tra cui quella di firmare un protocollo con "Un Women", l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di contrastare la violenza di genere.

Per celebrare l'evento, l'Empire State Building e il Palazzo di Vetro (la sede delle Organizzazioni Unite a New York) si sono illuminati contemporaneamente d'arancione.

Un women ha infatti promosso gli "Orange day", che sono i giorni durante i quali saranno messe in atto diverse iniziative con il fine di contrastare la violenza sulle donne.

Gli "Orange day" iniziano oggi e termineranno il 10 dicembre, la Giornata dei Diritti Umani.

In Italia, dove comunque, come in tutto l'Occidente, sono stati fatti molti progressi sul terreno dell'emancipazione femminile, muore per mano del proprio compagno circa una donna ogni due giorni.

Tulle le manifestazioni contro la violenza di genere, oltre a sensibilizzare gli uomini e le nuove generazioni, sono rivolte anche alle donne, per dire loro che mai devono accettare violenza, che devono denunciare e dire no a tutti i soprusi.

A questo proposito, bisogna ricordare che non sono solo i carnefici a cercare la vittime, ma anche quest'ultime a cercare i carnefici (tranne in quei casi in cui la donna viene rapita, magari da bambina, oppure costretta dalla famiglia a sposarsi, come spesso accade in alcuni Paesi in via di sviluppo).

In altre parole, molto spesso vittime e carnefici si scelgono vicendevolmente, e le donne devono essere maggiormente consapevoli dei meccanismi psicologici che le spingono ad unirsi e a stare con un uomo violento.

Se le donne vittime di violenza non raggiungono questa consapevolezza, tutte le manifestazioni pubbliche e le proclamazioni contro la violenza di genere non serviranno mai a nulla.

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