Vittoria Puccini

Aspettando Anna Karenina in TV
Un boom editoriale
Anna Karenina rinnova il boom di Guerra e Pace.


Dice Alessandrina Tolstòj, in una lettera del giugno 1877: « Ogni capitolo fa impennare la società, non finiscono piu i commenti, gli elogi, i cancan e le discussioni, come se si trattasse di un caso che tocca tutti personalmente ». L'amico Stràchov da Mosca manda a Jàsnaja Poljàna rapporti sulla situazione: « L'emozione non fa che aumentare... Alcuni rimproverano il vostro cinismo, altri, piu intelligenti, sono in estasi... Dostoèvskij agita le braccia e vi chiama un dio dell'arte. La cosa mi stupisce e mi fa piacere, perché so quanto vi sia ostile ». In effetti Dostoèvskij ammira molto Anna Karenina: « È un'opera d'arte perfetta, che arriva assai a proposito; un libro assolutamente diverso da ciò che si pubblica in Europa: la sua idea è completamente russa. »

Appunto per questo Anna Karenina non piace invece a Turgénev, scrittore di cultura e mentalità  decisamente occidentali: «Anna Karenina non mi piace, nonostante certe pagine veramente belle (le corse, la fienagione, la caccia). Ma è tutto acido, sa di Mosca, di vecchie zitelle, di slavofilismo; è un prodotto della mentalità ristretta della nobiltà.»
Da segnalare infine, anche per Anna Karenina, le critiche dei liberali che accusavano Tolstòj di aver interesse solo per l'alta società, di ignorare il resto del popolo russo che era poi la maggioranza; di essere del tutto indifferente agli scottanti problemi attuali: « Il mangiare, il bere, la caccia, i balli, le corse e l'amore, l'amore, l'amore, nella sua accezione più cruda, senza alcuna complicazione psicologica né alcun interesse morale. ecco che cos'è questo romanzo dal principio alla fine... Invito il lettore a indicarmi una pagina, che dico, mezza pagina soltanto, in cui ci sia un'idea, o almeno la parvenza di un'idea!»
Così si leggeva sul Messaggero di Odessa. E intanto, circolava un epigramma scherzoso composto da Nekràsov che suonava pressappoco cosi: « Tolstòj ha dimostrato, da grande saggio, che una dama di augusto lignaggio non deve cedere a un militare se madre e sposa vuole restare ». Per completare il quadro, è curioso registrare le reazioni ad Anna Karenina degli amatori del bello ad oltranza.
Gli esteti erano già rimasti abbastanza scossi dalle verruche, dai peli, dal ronfare, dal tossire e via dicendo che erano diventati d'obbligo nella letteratura russa da quando imperava il realismo: « Oh tutta quella saliva spruzzata dalle creature di Dostoèvskij» si lamentava il critico Leontev.

 

Ed ecco che ci si metteva anche Vrònskij, l'innamorato di Anna, che attende il treno per andare al fronte col mal di denti: « Non è proprio possibile che un eroe giovane, titolato, bello e sano parta per la guerra senza catarro, senza saliva, senza spasmi allo stomaco?» (Leontev, I romanzi del conte Tolstòj).
Ultimo esemplare della razza dei geni 
Assai presto la fama del profeta di Jàsnaja Poljàna cominciò a varcare le frontiere della Russia, a diffondersi in Europa e in America. Se ne traducevano le opere, si redigevano biografie, si facevano studi critici. In Inghilterra l'allievo prediletto Certkòv, esiliato, pubblicava e diffondeva per primo le opere del suo maestro, e il critico John Coleman Kenworthy scriveva l'importante saggio Tolstòj: vita e opere. In Francia, Romain Rolland, «l'evangelista di Tolstòj» secondo la definizione del Borgese, propagandava pacifismo e non violenza esaltando le figure dello scrittore russo e di Gandhi; e Marcel Proust (Giornate di lettura, 1905) concludeva un confronto con Balzac a tutto favore del russo: nell'opera di Balzac « l'umanità vi è giudicata da un letterato smanioso di fare un grande libro, mentre in Tolstòj è vista da un dio sereno ». Intanto, tra il 1902 e il 1923, usciva tradotta da M. J. Bienstock, rivista e commentata da Birjùkov, l'opera omnia tolstojana.
Anche in Italia le traduzioni uscivano a ritmo serrato: Guerra e Pace nel 1891 a Milano e nel 1904 a Firenze; Anna Karenina a Torino nel 1886, a Milano nel 1887, nel 1909 e nel 1914, a Firenze nel 1901; La sonata a Kreutzer a Milano nel 1891 e a Firenze nel 1898; Resurrezione a Firenze nel 1901 e nel 1903, a Milano nel 1910; La potenza delle tenebre a Milano nel 1893 e nel 1899; I cosacchi nel 1895 e nel 1904; Il cadavere vivente nel 1911; I racconti di Sebastopoli nel 1913. Non solo i capolavori. ma anche gli opuscoli del tolstoismo raggiungevano assai presto i lettori italiani: Alla ricerca della felicità nel 1888, Che cos'è l'arte nel 1895, Ivàn l'imbecille nel 1895.

Già nel 1906 era stata tradotta in italiano la fondamentale biografia di Birjùkov: Tolstoj, vIta e opere, e nel 1910 Giovanni Papini, nell'articolo Tolstòj, l'ultimo eroe scriveva:

«Morendo quest'uomo non muore solamente un conte di Russia, un ufficiale dei cosacchi, un autore di romanzi, un predicatore di Cristo: muore l'ultimo esemplare della razza dei geni europei ». Nel 1911 comparivano gli studi del
Vitali e del Momigliano. Nel 1912, sulla autorevole rivista La voce, si potevano leggere i Ricordi su Leone Tolstòj di
Gorkij. Nel 1927, i saggi del Borgese Gioventu di Tolstòj; Tolstòj e la sonata a Kreutzer; Tolstòj e la contadina. Intorno al 1928 usciva il saggio di Lo Gatto: L'unità spirituale di Leone Tolstòj; e Leone Ginzburg pubblicava una serie di articoli illuminati su Tolstòj e la sua opera e traduceva Resurrezione e Anna Karenina.
Anche Croce si occupa del grande romanziere russo, soprattutto in relazione alla sua personale visione della storia.
In Teoria e storia della storiografia, confuta l'idea di Tolstòj che « s'era fisso in questo pensiero: che non solamente
nessuno, nemmeno un Napoleone, possa predeterminare l'andamento di una battaglia, ma che nessuno possa conoscere come davvero essa si è svolta, perché la sera stessa che pone termine alla batta- glia, sorge e si diffonde una storia artificiosa e leggendaria, che solo uno spirito credulo può scambiare per storia rea- le, e sulla quale nondimeno lavorano gli storici di mestiere, integrando e temperando fantasia con fantasia» 

Anna Karenina batte Madame Bovary
In Europa le opere di Tolstòj appaiono soprattutto come ii contraltare, in chiave mistico-moraleggiante, di quelle del grande naturalismo francese. In tal senso li presentò infatti il diffusore del romanzo russo in Francia, Melchior de Vogué, aristocratico, conservatore, reduce dall'ambasciata francese a Pietroburgo. Aveva pubblicato sulla Revue des deux mondes una serie di articoli sugli scrittori russi, raccolti poi in volume nel 1886. In essi innalzava Tolstòj, con Turgénev,
a paladino dello «spirito di umana pietà e di cristiano perdono» contro la cinica oggettività, il pessimismo corruttore di Zola e dei suoi amici. Un'interpretazione un po' troppo azzardata e personale, ma che ebbe una grande fortuna. In tal modo de Vogué fu responsabile di quella tendenza della critica di novant'anni fa che considerava gli scrittori russi tutti squilibrati mistici, geniali, esaltati.
Ma fu anche colui che apri il dialogo culturale tra Est e Ovest. Tolstòj tuttavia non era al primo posto, nelle simpatie dei lettori frapcesi verso i Russi. In un elenco degli stranieri piùin auge in Fl'ancia, Emile Hannequin poneva nell'ordine:
Dickens, Heine, Turgénev, Poe, Dostoèvskij e Tolstòj (Scrittori francesizzanti, 1889).
Il mondo anglosassone accoglleva l'opera di Tolstòj In modo sostanzialmente simile a quello francese. Matthew Arnold, il maggior critico inglese della seconda metà dell'Ottocento, era favorevole a Tolstòj nella misura in cui osteggiava il realismo francese: Madame Bovary lo disgusta, con la sua « amarezza, crudeltà e lascivia »; gli piace invece Anna Karenina col suo mondo e la sua gente: « Anna Karenina non è nemmeno piu un'opera d'arte, ma un pezzo di vita ». L'altra campana, cioè quella ostile, è suonata in Inghilterra dal Saintsbury (il critico famoso per aver compilato per la prima volta una storia della critica letteraria) per lui, nessuno dei romanzi di Tolstòj è opera d'arte, ad eccezione, forse, del racconto La morte di Ivàn Il'lc.

Okay .
Tolstòj!
Nell' America puritana il concetto « Tolstòj = pudore; naturalisti francesi = oscenità» si esaspera. Per molto tempo i
Francesi troveranno infatti la porta americana sbarrata, in nome della religione e della morale. La letteratura continuava a pascersi del misticismo di Hawthorne (La lettera scarlatta) o del simbolismo autobiografico di Melville (Moby Dick)
e ignorava tranquillamente le esperienze che avevano portato a Madame Bovary e a Nana.

Scriveva Papini: Tolstoj è morto come persona fisica nel novembre 1919; come riformatore, tra il 1914 e 1917. 
Sopravvive e ancora trionfa come artista

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