pallo calabrese

Quando si parla di enogastronomia calabrese subito la mente richiama sapori decisi, quali quelli regalati dal peperoncino, dalla ‘nduja, dai salumi in genere…e di quelli “naturalmente aromatici”, retrogusti intensi racchiusi negli splendidi agrumi dei quali la regione può dirsi fiera.

Eppure girovagando tra delizie regionali si scoprono eccellenze anche nel campo dolciario, in particolare tra i fichi secchi, veri peccati di gola realizzati con un prodotto di qualità superiore, il fico dottato Dop di Cosenza, per il quale si rispetta “tassativamente” lavorazione fichiun analitico e rigido processo di coltivazione e contestuale preparazione, che si riverserà poi nella qualità del prodotto finito: raccolto al punto di ottimale maturazione a fine agosto, ed essiccato naturalmente, lentamente e con tanta perseveranza al caldo sole settembrino, prima di essere “velocemente” passato in forno per eliminare eventuale umidità residua, viene poi proposto in tante varietà differenti: le crocette ripiene di noci e/o mandorle, quelle ricoperte al cioccolato, la classica “jetta” (treccia)…in pratica tutte “chicche” delle quali la Calabria può dirsi maestra.

Ma, con lungimiranza, i vari produttori locali hanno capito che bisognava proporre qualcosa in più, senza un necessario bisogno di “innovare”, quanto riproponendo e rilanciando (perché no, …anche sul web!!) tipologie che affondano le loro radici nella più schietta tradizione artigiana.

In tal senso, ad esempio, va inquadrato il Pallone di fichi, una vera sfera di fichi calabresi cotti per qualche ora sino ad assumere una colorazione scura, asciugati al sole ed aromatizzati con cannella e miele di fichi; dopodichè vengono raccolti nei “pampini” dello stesso albero sino a formare un vero e proprio pacchetto stretto da legacci di rafia, e definitivamente passati in forno per 10/15 minuti.

Se ne ottiene così una deliziosa stravaganza per buongustai, da consumare forando questa accattivante sfera ed asportandone i singoli frutti: una vera delizia che propone il meglio di se come fine pasto completato da un buon passito, ovvero insieme a formaggi di spessore, magari accompagnati da un vinello deciso.

E la tradizione regionale si propone rilanciando anche i fichi “ubriachi” al liquore, ulteriore variazione sul tema “tentazioni per golosi”: in fin dei conti uno dei più acerrimi fichiliquorenemici di questo eccellente frutto essiccato è rappresentato dal caldo, e già i primi tepori della primavera rappresentano un vero pregiudizio in tal senso, mentre al contrario, con la bella stagione, potrebbero autorevolmente dire la loro e ben figurare in fatto di gusto; ed ecco rivedute e corrette in accattivanti confezioni, quindi, le versioni aromatizzate ed imbevute in ottimo liquore, dove le proposte ed alternative sono davvero tante: al rum, al nocino, al bergamotto, al cedro, alla grappa ed alla liquirizia. Delle vere chicche infinitamente versatili nell'uso dolciario e come fine-pasto, per accompagnare dolci al cucchiaio, deliziare col gelato oppure caratterizzare piacevolmente le macedonie di frutta fresca.

Come si può ben capire, quindi, c’è solo da sorprendersi e sorprendere…il palato: e che non si parli più di “un banale fico secco”!!

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