Lo chiede il Consiglio comunale di Modena con l’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno presentato da Energie per l’Italia

“Camera e Senato approvino, mediante intervento regolamentare, un’equiparazione dell’età pensionabile dei parlamentari a quella prevista nel sistema generale”.
È quanto auspica il Consiglio comunale di Modena, che rispetto a ciò ha approvato all’unanimità, nella seduta di giovedì 26 aprile, un ordine del giorno presentato da Giuseppe Pellacani (Energie per l’Italia) che chiede a sindaco e Giunta di attivarsi presso i parlamentari modenesi “affinché adottino ogni iniziativa utile, anche nei confronti dei Presidenti di Camera e Senato, per far sì che possa essere approvata mediante intervento regolamentare l’equiparazione dell’età pensionabile dei parlamentari a quella prevista nel sistema generale, mediante un rinvio alla disciplina generale.

Il documento chiede inoltre che lo stesso venga inviato urgentemente “ai capigruppo di tutti i gruppi rappresentati al Senato affinché possano farsi promotori di ogni iniziativa utile” al raggiungimento dell’obiettivo.

La mozione ricorda che per i nuovi parlamentari già da tempo Camera e Senato hanno rivisto le regole del regime dei vitalizi rendendo il trattamento più equo, ma evidenzia che “alcune divergenze tuttavia permangono: mentre l’età pensionabile nel regime generale IVS è fissata a 67 anni (ma per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita è in progressivo aumento), per i Parlamentari è fissata a 65 anni (decrescente fino a 60 in caso di più legislature) e questo aspetto rappresenta, ad oggi, la divergenza più rilevante”.
Il documento richiama inoltre che la proposta di legge Richetti, “dopo essere stata  approvata, con grande clamore mediatico, e trasmessa al Senato il 26 luglio 2017 è successivamente caduta nel dimenticatoio ed è rimasta lettera morta”, ed evidenzia come “l’equiparazione del requisito anagrafico delle pensioni dei parlamentari può essere realizzato anche mediante delibera ad hoc degli Uffici di Presidenza, rientrando la materia nel potere di autodichia di Camera e Senato”.

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