Le terribili tragedie di questi giorni che hanno visto rivolte, rivoluzioni e abbattimenti di regimi nel bacino del Mediterraneo e nel Vicino Oriente al di là delle ragioni politiche che riguardano le singole nazioni governate da dittatori di lungo corso che prima o poi i singoli popoli avrebbero abbattuto, nascondono secondo gli analisti di mezzo mondo tutte la stessa concausa: l’impennata generalizzata dei costi delle materie prime, dal petrolio allo zucchero, dai cereali al cotone.

Oggi anche la Confcommercio ha lanciato un allarme secondo il quale gli aumenti dagli alimentari sino al greggio causeranno anche una repentina crescita dei prezzi al consumo e quindi un aumento dell’inflazione che secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” come al solito andrà a colpire indistintamente i consumatori e le famiglie aggravando ulteriormente la crisi economica in atto.

L'associazione nazionale dei commercianti ha simulato i possibili effetti degli shock dei prezzi delle materie prime nei confronti dei prezzi al consumo.

Secondo l’analisi che riportiamo un aumento a febbraio del costo del petrolio del 5% rispetto alla media delle quotazioni di gennaio e una contestuale crescita dei prezzi delle materie prime del 2% e un successivo mantenimento dei prezzi di tutte le materie prime ai livelli di febbraio, a giugno prossimo, rispetto a giugno 2010, gli shock su petrolio e materie prime equivarrebbero ad un +40% circa e si tradurrebbero in variazioni tendenziali dei prezzi al consumo pari al 10,2% per gli alimentari, all'8,7% per latte, formaggi e uova, al 5% per i cereali e al 2,8% per il complesso dei beni (alimentari e non alimentari).

Il rischio di questa pericolosissima bolla inflazionistica appare quanto mai alle porte e proprio per queste ragioni ci chiediamo quali siano le iniziative urgenti che il governo centrale sta attivando visto che la nostra dipendenza dall’estero nel campo di tutte le materie prime dal petrolio sino ai cereali è a tutti nota. Non ci risulta, infatti, che allo stato siano alle porte riforme o interventi tali da impedire anche che questo pericolo si concretizzi. Come consumatori, come cittadini, dobbiamo aspettare, quindi, che gli eventi ci travolgano?

 

gianni_dagata_2009

Giovanni D'Agata

·Secondo le indagini dell’istituito nazionale di statistica gli occupati sono 22.831.000, in diminuzione dello 0,4% (83.000 unità) rispetto a dicembre 2010. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in calo dello 0,5% (-110.000 unità). La diminuzione registrata nel mese è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile.

L’eccesso della capacità di offerta  che affranca i Consumatori dal bisogno ed i redditi, erogati dai Produttori a chi lavora per produrre, insufficienti per acquistare quanto prodotto alterano l’efficienza del meccanismo produttivo, impallano il meccanismo dello scambio; nel mercato si svaluta valore, si brucia ricchezza.

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