sentenza del tribunale di Foggia

La moglie che pratica “gaslighting” nei confronti del marito può essere condannata al risarcimento del danno!

Lei, un apparente “angelo custode” della salute psicofisica del fragile marito, che in realtà celava una personalità “diabolica” ,che aveva orchestrato un piano malvagio per condurre il coniuge alla depressione ed alla sottomissione totale psicologica nei suoi confronti.

Si era addirittura “servita” di numerosi amici/conoscenti del marito per indurli a convincere il coniuge dei suoi comportamenti sbagliati e deviati ed assolutamente lontani da un concetto di “normalità” dell’esistenza.

E così , a seguito di continui “lavaggi di testa” quotidiani e di pareri esterni “farlocchi”, il povero marito si era convinto di essere assolutamente inadeguato a questo mondo , di essere “tutto sbagliato” , e di aver bisogno per “sopravvivere” della guida e dei giudizi della moglie!

Vi è mai capitato che qualcuno vi facesse credere di essere pazzi? Che sostenesse che quello che dicevate in realtà non è mai accaduto? Quando vi fanno dubitare della vostra lucidità mentale, di ciò che credete sia successo, potete sentirvi confusi e persino arrivare a cadere in depressione. È una strategia di manipolazione mentale molto efficace, che molte persone impiegano per far soffrire gli altri e approfittarsene. Stiamo parlando del “gaslighting”, una delle forme di abuso più subdole e devastanti che esistano.

Il termine gaslighting, in inglese “luce a gas”, non è stato scelto a caso: è il titolo di un film in cui il protagonista, per fare uscire di senno la moglie, riesce a farle credere che soffre di allucinazioni e che dovrebbe andare da uno psicologo. Tutto questo al fine di impossessarsi della sua fortuna. Una vera e propria tortura per chi diventi vittima di questo “scherzo” brutale.

Si tratta di critiche quotidiane, battutine destabilizzanti, offese indirette, malumore e insoddisfazione perenni che minano l'equilibrio di chi subisce tali atteggiamenti, facendolo non solo sentire "sbagliato", ma anche dipendente dal proprio "carnefice", intravedendo erroneamente in quest'ultimo una persona d'aiuto al proprio miglioramento personale. La vittima di tali tecniche manipolative arriva a sentirsi persino in colpa: la crudeltà a cui viene sottoposta, è interpretata come "normale" conseguenza delle proprie inettitudini. La perversa attività descritta è spesso nota con il termine "Gaslighting", che deriva dal titolo di un film degli anni quaranta che narrava la storia di un uomo il quale poneva in essere un diabolico piano manipolativo fatto di fini persuasioni e azioni concrete, come l'alterazione delle lampade a gas della casa, facendo poi finta di nulla e arrivando a portare la moglie non solo a credere di non poter più dar fede alle proprie percezioni, ma addirittura sull'orlo della pazzia.

Quello che è lampante è che questo comportamento è un chiaro esempio di relazione tossica, in cui uno dei due membri della coppia viene sopraffatto da un’enorme insicurezza, dubbi costanti su ciò che crede vero e una dipendenza assoluta dall’opinione degli altri.

Ed è proprio quanto accaduto a quel povero marito della provincia di Foggia, per il quale, fortunatamente, l’incubo è cessato a seguito di una sentenza del Tribunale di Foggia , che ha riconosciuto il comportamento di “gaslighting” della moglie ,configurandolo giuridicamente nel reato di “maltrattamenti in famiglia" di cui all'art. 572 c.p.. e condannandola al risarcimento del danno non patrimoniale ex art. 2059 cc.

Sulla importante ed originale sentenza del Tribunale dauno ,ecco il commento dell’avv. Eugenio Gargiulo, foggiano, noto ai più per i suoi numerosi interventi sul web in materia di pareri giuridici.

“Nell'ottica dei danni alla persona l'abuso psicologico del gaslighting rientra nel novero dei danni non patrimoniali (art. 2059 c.c.) ed in particolar modo nell'ottica della tutela risarcitoria fondata sul gravissimo oltraggio alla sfera personale, relazionale ed emotiva

Nella valutazione del danno alla persona vittima di crudeltà mentale si considerano quegli eventi che generano traumi di tipo psichico ed esistenziale. Tali traumi comportano disequilibri e chiusura emotiva nonché disturbi della personalità e difficoltà nei rapporti interpersonali.

Sul piano della tutela penale il legislatore, ad oggi, non ha inquadrato il fenomeno del gaslighting in un'autonoma e tipica fattispecie di reato – spiega l’avv. Eugenio Gargiulo-
Ciò non toglie che le anzidette condotte abusanti possano essere ricomprese in figure di reato quali ad esempio "atti persecutori" di cui all'art. 612 bis c.p. o "maltrattamenti in famiglia" di cui all'art. 572 c.p..

Sul concetto di maltrattamenti in famiglia , difatti, la Suprema Corte di Cassazione ha precisato che: "Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell'agente che sottopone il coniuge e i familiari ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionare sofferenza, prevaricazione ed umiliazioni, in quanto costituenti fonti di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di esistenza.
Rilevano infatti, entro tale prospettiva, non soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, le privazioni ed umiliazioni imposte alla vittima, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa arrecati alla sua dignità, che si risolvano nell'inflizione di vere e proprie sofferenze morali" ( in tal senso Cass. Pen., Sez. VI, sentenza n.4849, 02 febbraio 2015).

Questi i tratti giuridici – conclude l’avv. Eugenio Gargiulo -di un fenomeno ancora a spesso sommerso ma purtroppo molto diffuso e che, a causa della sudditanza psicologica, porta la vittima a soffrire in silenzio rendendola incapace di contrastare le dinamiche abusanti della propria relazione!

Foggia, 16 novembre 2018                              avv. Eugenio Gargiulo ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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