Celebrano la Repubblica, ma ne disattendono la Costituzione

Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. 

Da quando l'Italia si è impegolata nella fallimentare disavventura dell'Unione Europea e dell'euro, le sempre più omologhe congreghe politicanti affollanti l'italico proscenio, hanno sistematicamente e scientemente disatteso quella che dovrebbe essere la Suprema Legge dello Stato: vale a dire la Costituzione repubblicana, la quale, all'articolo 1, dopo aver sancito l'impronta democratica da conferire all'organizzazione sociale, riconosce la sovranità al popolo che è chiamato a esercitarla nelle forme e nei limiti stabiliti dal suo specifico dettato.

Di fronte a questa perentorietà normativa, viene da interrogarsi su quale sovranità appartenga de facto al popolo italiano. Non soltanto: perché viene altresì da domandarsi su come la sovranità di uno Stato, e quindi di un popolo, possa attuarsi essendo ogni sua decisione condizionata dalla volontà espressa dagli altri Stati dell'Unione Europea.

Vale la pena ricordare che il forzato ingresso dell'Italia nell'Unione Europea, avvenne attraverso l'espropriazione della volontà popolare: infatti, prima di soccombere a quella sciagurata decisione, non si fece ricorso alla dovuta consultazione popolare. Venendo così meno proprio a quella sovranità del popolo imposta dalla Costituzione.

Ormai, neppure gli sprovveduti credono più che in Italia viga ancora la democrazia. Anche loro hanno capito che “demos” e “kratos” vogliano dire l'attribuzione del potere decisionale al popolo. Sfugge pertanto capire quale potere avrebbero avuto gli italiani nel subire una così palese decisione antidemocratica. Inoltre, sempre in tema di democrazia, bisogna tener presente che nel farsesco parlamento europeo, i diversi Stati eleggano i propri rappresentanti con il criterio proporzionale, in funzione delle rispettive popolazioni. Per questo, l'Italia è costretta a subire la volontà manifestata dal maggior numero di eurodeputati eletti da Paesi come la Germania o la Francia. A rendere ancor più mortificante il contesto, si aggiunge il fatto che ciascuno Stato europeo disponga di una propria legge elettorale. Nel nostro caso, vige lo sbarramento al 4%, assente in altri stati dell'Unione Europea. Il che genera una discrepanza nel numero dei deputati eletti nei diversi Stati. Anche per questo, un così irrilevante parlamento non è stato capace neppure di dotarsi di un'univoca legge elettorale. Questo, tanto per confermare la sua più assoluta mancanza di potere, atteso che a segnare il destino dell'Unione Europea provveda in effetti la Commissione Europea, composta da individui non eletti dai popoli, bensì designati dai rispettivi governi nazionali. Questa è pertanto l'odierna Europa: un esiziale espediente finanziario finalizzato all'estinzione delle identità nazionali e a depredarne le rispettive popolazioni.

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