oltre la politica

Periodicamente, gli italiani vengono chiamati a esprimere il loro voto. L'ultima volta, lo hanno fatto alcuni giorni fa. Così le maggioranze politiche mutano nel corso degli anni. Nel frattempo, la gente seguita a sperare: spera che la situazione socioeconomica nazionale cambi in meglio.

Mentre invece, questo non succede. E non succede perché le dinamiche sociopolitiche manifestano sempre più marcatamente una concordanza con il passato. Sorprendentemente, nonostante i buoni propositi, tutto si ripete. Purtroppo, in negativo. Le ragioni di questa perversa tautologia, risiedono nel fatto che per ottenere un effettivo cambiamento sociale e, conseguenzialmente, economico, bisognerebbe guarda altrove: verso qualcosa di diverso dalla politica.

Il relativo benessere economico conosciuto dagli italiani prima dell'introduzione dell'euro, conseguiva a un entusiasmo mosso da grandi ideali. Era la conseguenza di chi riusciva a immaginare un'altra prospettiva. Perché a questo aspiravano milioni di famiglie veramente preoccupate del futuro dei propri figli.

Quell'Italia, però, con il passare degli anni si è intristita, al punto da far calare il proprio tasso di natalità, trasformandosi così in un Paese di anziani innamorati della pensione. Di conseguenza, il futuro si è tinto di tonalità sempre più fosche, espressioni di una società ormai priva di ideali e schiava del più deprecabile consumismo.

Gli italiani di prima vivevano proiettati verso il futuro: verso quello stesso futuro che fanno dolosamente rivivere i partiti soltanto durante le campagne elettorali. Peccato che poi, una volta giunti al governo, si dedichino a tutt'altro. Ciò capita perché non è possibile costruire l'entusiasmo a tavolino: cosa, questa, della quale la gente non riesce proprio a convincersi.

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