“Il medico di famiglia deve avere la completa gestione della malattia” La patologia è in aumento e rappresenta la quarta causa di decesso nel nostro Paese.

Per la prima volta, 9 associazioni di medici e pazienti promuovono un “Manifesto” con le proposte alle Istituzioni per la riorganizzazione della rete assistenziale. L’obiettivo è creare una sanità a km zero e più vicina al malato Roma, 13 febbraio 2018 – Per migliorare il livello di assistenza ai pazienti italiani colpiti da Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è necessario che il medico di famiglia prenda la completa gestione della malattia.
E deve essere libero di prescrivere tutti i farmaci, anche quelli innovativi. Va poi promossa una maggiore collaborazione tra il medico di medicina generale e lo specialista e l’autogestione, da parte del malato, del disturbo attraverso la riabilitazione respiratoria. Sono queste alcune delle proposte contenute nel Manifesto sulla BPCO, verso una gestione ottimale della patologia.
Il Documento è stato steso da nove associazioni di medici e pazienti (Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus, Ethesia Centro Ricerche di Pneumologia Geriatrica, FADOI Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, FIMMG Federazione Italiana Medici di Famiglia, Senior Italia-Federanziani, SIMG Società Italiana Medici di Medicina Generale e delle cure primarie, SIMI Società Italiana di Medicina Interna, SIP Società Italiana di Pneumologia, Metis Società Scientifica dei Medici di Medicina Generale) ed è stato inoltrato alle istituzioni sanitarie nazionali. “Abbiamo voluto fotografare l'emergenza socio sanitaria rappresentata della malattia - afferma il dott. Claudio Cricelli, Presidente Nazionale della SIMG -. Il nostro auspicio è che vi sia una sanità più vicina al malato, a chilometro zero, in cui l'asse non sia solo il pneumologo ma anche il medico di medicina generale, così come già stabilito dal Piano della Cronicità del Ministero della Salute. La BPCO interessa 3,5 milioni di italiani ed è responsabile di più della metà dei decessi per patologie respiratorie.

La quasi totalità degli studi scientifici dimostrano chiaramente come sia una patologia in aumento ma ancora sottodiagnosticata e sottovalutata sia da parte della popolazione che dei professionisti della sanità. Si tratta in realtà di un disturbo grave e che tuttavia può essere curato anche grazie a nuove e sempre più efficaci terapie. E’ caratterizzato da un’ostruzione persistente delle vie aeree che rende molto difficile la respirazione. In più è spesso associata ad altre patologie, soprattutto cardio-circolatorie, che complicano il trattamento terapeutico, peggiorano la prognosi e diminuiscono la speranza di vita. I sintomi più frequenti sono mancanza di respiro, tosse cronica e produzione cronica di catarro e di solito all’inizio vengono sottovalutati e attribuiti, erroneamente, all’invecchiamento. Ciò comporta un peggioramento della condizione del malato tanto da rendere necessaria l’ossigenoterapia a lungo termine ed a volte una ventilo terapia”. “La BPCO rappresenta una grande sfida per l’intero sistema sanitario nazionale - prosegue il dott. Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale della FIMMG -.

E’ la quarta causa di morte nel nostro Paese e quando non è letale determina gravi invalidità o limita fortemente la qualità di vita della persona. Inoltre, rappresenta una delle malattie più costose per la collettività e per ogni paziente determina spese, tra costi diretti e indiretti, per oltre 2.700 euro l’anno. Con questo Manifesto vogliamo indicare una possibile riorganizzazione dell’offerta assistenziale che deve essere sempre più incentrata sul medico di famiglia e sulla razionalizzazione della rete specialistica. L’obiettivo finale è la riduzione al minimo delle riacutizzazioni della malattia e i conseguenti ricoveri ospedalieri. La gestione del malato è spesso limitata dalla non uniforme accessibilità ai servizi diagnostico-terapeutici sul territorio nazionale. Ed a volte, è resa complicata dalla obbligatorietà di un piano terapeutico specialistico per alcune associazioni di farmaci. Anche per questo, va esteso a tutti i pazienti con un sospetto clinico di BPCO l’esame della spirometria.
Attraverso questo semplice test otteniamo una valutazione corretta e affidabile del livello d’ostruzione delle vie respiratorie. Questo consentirebbe a tutti i camici bianchi la prescrizione appropriata dei farmaci necessari per la cura”. “L’idea del Manifesto nasce dall’esigenza di accendere i riflettori su una patologia di cui si parla ancora poco nel nostro Paese - aggiunge il prof. Salvatore D'Antonio, Presidente Associazione Italiana Pazienti BPCO -. Come rappresentati degli oltre 3 milioni d’italiani afflitti da BPCO chiediamo che la riorganizzazione della rete assistenziale, proposta dal documento, venga al più presto avviata. In particolare il nostro auspicio è che vi sia un effettivo rafforzamento del ruolo del medico di famiglia e della rete specialistica pneumologica. Così sarà possibile aumentare il numero di diagnosi precoci”. 
Il Manifesto sulla BPCO pone l’accento anche sulla prevenzione della malattia che deve iniziare dal contrasto al vizio del fumo. “Ridurre il numero di tabagisti nel nostro Paese è fondamentale per diminuire l’incidenza del disturbo - conclude il dott. Cricelli -. Le sigarette sono da considerare come il principale fattore di rischio e aumentano le possibilità d’insorgenza della malattia. Infatti oltre il 90% dei pazienti colpiti sono fumatori o ex tabagisti. Nonostante le leggi sempre più restrittive il 22% degli italiani consuma regolarmente prodotti a base di tabacco. Bisogna quindi avviare nuove campagne informative per mettere in guardia i cittadini su questo comportamento estremamente pericoloso”.Ufficio stampa Intermedia 030. 030 226105 – 348.7637832 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ;

Roma, 8 febbraio 2018.Manifesto sulla bpco – Verso una gestione ottimale della patologia PremessaLa Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), oggi quarta causa di morte, si avvia a diventare entro il2020, la terza causa a livello globale con una previsione di 6 milioni di morti.In Italia la patologia colpisce, secondo i dati ISTAT, il 5,6% delle persone adulte, cioè circa 3,5 milioni dipersone, con tassi di incidenza più elevati nelle regioni meridionali.

Essa è responsabile del 55% delle mortiper Malattie Respiratorie. Ciononostante, tutti gli studi condotti evidenziano come questa patologia sia ancorafortemente sotto diagnosticata e, quindi, sottostimata.Si tratta di una malattia prevenibile e trattabile, cronica ed evolutiva di bronchi e polmoni, quasi semprecorrelata al fumo di sigarette e che si caratterizza con una ostruzione persistente delle vie aeree, rendendodifficoltosa la respirazione. Inoltre, è spesso associata ad altre patologie, soprattutto cardiache, che complicanoil trattamento terapeutico, peggiorando la prognosi e diminuiscono la speranza di vita.

La BPCO si associa aduna aumentata risposta infiammatoria cronica dei bronchi e del polmone a particelle nocive o gas, con sintomiclassici quali la mancanza di respiro, la tosse cronica e la produzione cronica di catarro. L’evoluzione fa sì chei sintomi, inizialmente e generalmente lievi, spesso sottovalutati e imputati all’invecchiamento, peggiorinolentamente fino ad aggravarsi in maniera complessa, tanto da ridurre sensibilmente la capacità respiratoria,rendere necessaria una ossigenoterapia a lungo termine ed a volte una ventilo terapia, limitando l’autonomiadella persona.
Tutto questo comporta una notevole compromissione della psiche del paziente, con frequentistati depressivi, riduzione dell’autostima, compromissione dei rapporti sociali.La BPCO genera un forte impatto economico sul Servizio Sanitario Nazionale per la durata della sua storianaturale e le invalidità che determina. Difatti, oltre alla sua grande frequenza e diffusione, alla mortalità elevatae alla scarsa qualità di vita, la BPCO è rilevante anche per il risvolto economico e sociale in termini disofferenze, disabilità e costi sanitari sia diretti (richiesta di prestazioni sanitarie anche di emergenza) cheindiretti (riduzione della vita lavorativa, coinvolgimento dell’assistenza sociale o familiare), risultando dunquetra le malattie più costose.
Si stima, infatti, che l’impatto economico della patologia sia pari a 2.723,00 euroall’anno per paziente tra costi diretti e indiretti. Il costo diretto maggiore è rappresentato dalle risorse assorbiteper far fronte ai ricoveri ospedalieri, soprattutto nei soggetti più compromessi nella fase avanzata della malattia,con un valore medio annuo per paziente di euro 1.970,42.L’attenzione a livello internazionale e nazionaleA livello internazionale la BPCO è stata oggetto di varie iniziative di indirizzo, coordinate dall’OrganizzazioneMondiale della Sanità (OMS) e dalle principali società scientifiche per migliorare la gestione della patologia.Nel nostro Paese l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) e le società scientifiche diarea specialistica hanno prodotto linee guida nazionali di riferimento per la prevenzione e la terapia dellaBPCO. Inoltre il Ministero della Salute attraverso GARD – Italia (chefa parte della iniziativa dell’OMS chiamata “Alleanza Globale contro le Malattie Respiratorie Croniche –GARD”) ha coordinato la produzione di Documenti di indirizzo in quest’area.Recentemente, in Italia, la BPCO negli stadi clinici “moderata”, “grave” e “molto grave”, è stata inserita neiLivelli Essenziali di Assistenza (LEA) con l’esenzione dal ticket sulle prestazioni di specialistica ambulatorialeappropriate per il monitoraggio della patologia e per la prevenzione delle complicanze e degli aggravamenti.

Il Piano della Cronicità, predisposto dal Ministero della Salute nel 2016, oltre a delineare un indirizzo generaleper la presa in carico dei malati cronici, prevede linee guida di riferimento per questa patologia: indica infattistrategia complessiva, linee di intervento e risultati attesi per migliorarne la gestione nel rispetto delle evidenzescientifiche e sottolinea la necessità di prevenire le riacutizzazioni (cioè i peggioramenti improvvisi) e laprogressione della malattia attraverso una gestione attiva e continuativa del paziente.Il modello di gestione e la presa in caricoLa migliore risposta alla sfida rappresentata dalle patologie croniche come la BPCO è quella di ridurnesensibilmente le conseguenze.
È quindi evidente che occorre garantire una gestione e una diagnosi precoceseguita da una presa in carico ottimale dei pazienti. Inoltre, i vantaggi di una appropriata gestione non sonosolo della persona, per la minore invalidità e la migliore qualità di vita, ma anche del Servizio SanitarioNazionale per i costi che si eviterebbero riducendo al minimo le riacutizzazioni e i ricoveri ospedalieri.Ad oggi, la gestione dei pazienti di BPCO è spesso limitata dalla non uniforme accessibilità ai servizidiagnostico-terapeutici sul territorio nazionale ed è a volte resa complicata dalla obbligatorietà di un pianoterapeutico specialistico per alcune associazioni di farmaci. Al di là della necessità di prevenire lo sviluppodella BPCO attraverso una consistente riduzione del numero di fumatori nella comunità, tenuto conto delprevisto aumento dell’incidenza della malattia, appare dunque necessario:1. migliorare a livello generale la consapevolezza sulla patologia e sui fattori di rischio collegati, nonché la conoscenza dei sintomi per i quali è opportuno rivolgersi prima possibile al proprio medico di fiducia;2. promuovere una maggiore sinergia tra medico di medicina generale e specialista, al fine di trarrevantaggio dalla collaborazione e dalle competenze di entrambi, assicurando in tal modo una diagnosicorretta e un appropriato approccio terapeutico;3. raccomandare l’utilizzo della spirometria a tutti i pazienti con il sospetto clinico di BPCO, in quantoesame indispensabile per confermare, attraverso la dimostrazione dell’ostruzione, la diagnosi di questacondizione patologica e formularne la stadiazione ai fini LEA.
Ciò consente a tutti i professionisti coinvolti nella gestione di questi pazienti la prescrizione appropriata di tutti i farmaci necessari per lacura;4. aiutare il paziente nell’auto-gestione della propria malattia, anche attraverso la riabilitazionerespiratoria.Tutto ciò presuppone la riorganizzazione della offerta assistenziale attraverso le nuove aggregazioni dellamedicina di famiglia e la razionalizzazione della rete specialistica.

Autori firmatari (ordine alfabetico)• Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus• Ethesia, Centro Ricerche di Pneumologia Geriatrica• FADOI, Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti• FIMMG, Federazione Italiana Medici di Famiglia• Senior Italia-Federanziani• SIMG, Società Italiana Medici di Medicina Generale e delle cure primarie• SIMI, Società Italiana di Medicina Interna• SIP, Società Italiana di Pneumologia• Società Scientifica dei Medici di Medicina Generale, Metis

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