Australopiteco Lucy

La prima donna non è Eva ma piuttosto Lucy, un antichissimo australopiteco che è stato ritrovato in Africa centrale da un paleontologo inglese. I resti ritrovati ben 43 anni fa sono i più competi mai visti e del loro studio ancora oggi si hanno dettagli importanti su come ha avuto origine la specie umana. Grazie alle applicazioni della più moderna tecnologia oggi sono anche state possibili delle ricostruzioni in merito alla causa della sua morte, rimasta sconosciuta fino ad ora.

 

Lo straordinario ritrovamento nell’Africa Centrale

Il 24 novembre 1974 il paleontologo Donald Johanson trovò un osso e continuò a scafare fino quando non emersero ben 52 ossa di quello che è il più antico ritrovamento, datato addirittura 3 milioni di anni fa. Nell’accampamento di Afar, a circa 60 chilometri della capitare etiope Addis Abeba, si era soliti ascoltare i Beatles da uno dei loro brani più celebri, Lucy in the Sky with Diamonds, venne l’idea di dare il nome Lucy ai resti ritrovati. La straordinarietà di questo ritrovamento sta nel fatto che è il più completo e il più antico scheletro mai ritrovato nella storia.

Che cosa ci dice l’analisi dei resti ossei

Lo studio dei ricchi reperti ossei ha dato fondamentali informazioni su come era fatto questo antichissimo ominide che camminava sulla Terra già circa 3 milioni di anni fa. Dall’analisi della scatola cranica si evince che il suo aspetto era più simile a quello di una scimmia: i suoi connotati erano perciò caratterizzati da una mascella prominente, un naso piatto e la fronte molto alta. Il cranio ancora presenta alcuni denti che appaiono piatti, perciò ideali per supportare una dieta principalmente vegetariana, infatti si nutriva di radici. Lo sviluppo degli arti inferiori fa presupporre che l’australopiteco lucy fosse già in grado di assumere una posizione eretta. Dallo studio delle ossa, si può capire che l’ominide era alta circa 120 cm e pesava all’incirca 25 chili. Oggi i resti di Lucy sono custoditi e non visibili al pubblico per via della loro rilevanza storica e scientifica. È però possibile ammirare una riproduzione dello scheletro al Museo Nazionale Dell’Etiopia, che ha anche prestato i resti agli Stati Uniti per una mostra e altri studi dal 2007 al 2013.

I recenti studi sulla causa della sua morte

Non si era ancora capito perché il povero australopiteco lucy fosse morta ma recenti studi, utilizzando ricostruzioni al pc in 3D, hanno lo scopo di trovare una logica spiegazione alle molte fratture che sono state riscontate sulle ossa dell’ominide più antico del mondo. per che la causa più plausibile e che spiga ogni frattura sia la caduta da un albero. Ciò implica che Lucy si arrampicava ancora sugli alberi anche se la sviluppo degli arti inferiori indica la capacità di stare in posizione eretta. Può sembrare poco, ma questuo fatto è fondamentale nel confermare che gli umani si sono sviluppati dalle scimmie: Lucy è l’anello di congiunzione tra le due specie.

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