Ancora una volta, Viktor Orbàn ha assestato una sonora sconfitta alla dittatura finanziaria dell'Unione Europea. La sua eclatante vittoria, è principalmente dovuta al mantenimento della sovranità monetaria, alla notevole riduzione della disoccupazione e alla difesa dei confini nazionali minacciati dalla politica mondialista e corruttrice del finanziere George Soros.

Ancora una volta, Viktor Orbàn ha assestato una sonora sconfitta alla dittatura finanziaria dell'Unione Europea. La sua eclatante vittoria, è principalmente dovuta al mantenimento della sovranità monetaria, alla notevole riduzione della disoccupazione e alla difesa dei confini nazionali minacciati dalla politica mondialista e corruttrice del finanziere George Soros.


Viene pertanto da domandarsi: se questo può permetterselo un piccolo Paese come l'Ungheria, perché non possono farlo anche gli altri? Perché anche gli altri Paesi non si svincolano dal servilismo nei confronti degli USA? Quale convenienza ha l'Italia nel partecipare ai fondi comuni europei versando ogni anno ben 20 miliardi di euro per riceverne appena 12 sottoposti peraltro a rigorosi vincoli di spesa?

Nel giro di pochi anni, Orbàn ha recuperato il suo Paese dall'inevitabile fallimento. Grazie a lui, l'Ungheria, fiera della sua storia e della sua moneta, ha conosciuto una sensibile crescita non soltanto economica: in 10 anni, la disoccupazione si è pressoché azzerata e le retribuzioni sono raddoppiate.
Stando ai dati diffusi da Központi Statisztikai Hivatal , quindi dall'Istituto Statistico di Budapest, la crescita economica ungherese nel quarto trimestre del 2017, è stata pari al 4,4% annuo e perciò in aumento rispetto al 3,9% del terzo trimestre e al 3,3% del secondo trimestre.

Ora, come era da attendersi, attorno a Orbàn cominciano inevitabilmente ad aleggiare, proprio a opera degli inventori di questo abietto stratagemma, le immancabili accuse di corruzione volte a estrometterlo tendenziosamente dalla guida del suo Paese. In ogni modo, piaccia o no, costui ha inflitto un duro colpo all'Unione Europea: vale a dire a quella unione di soli capitali compiuta sulla pelle dei lavoratori.
 
 
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