Il Guardian contro il Prosecco: “Non bevetelo, rovina i denti” By Francesco Ragni Il quotidiano britannico invita i lettori a non bere il vino trevigiano: sullo sfondo la lobby dei produttori di birra inglesi

“Salvate i vostri denti, smettete di bere Prosecco!”. Lo sconcertante consiglio arriva dalle pagine del Guardian, uno dei quotidiani britannici piú prestigiosi.  Il celebre vino italiano, scrive Zoe Williams, l’autrice dell’articolo, “distrugge i tuoi denti, lacerando lo smalto, bucandoli e facendoli uscire dalle gengive“. Una condanna senza appello per il celebre vino italiano, da anni ormai il drink piú amato nel Regno Unito (se ne bevono ogni anno 40 milioni di litri), ripresa in un articolo separato anche dal Times.
A motivare l’avvertimento della stampa britannica non vi è nessuna nuova scoperta scientifica, semplicemente le parole di un oscuro dentista inglese (tale Mervyn Druian, del London Centre for Cosmetic Dentistry) intervistato dal Daily Mail.  
La causa dei danni non sarebbe qualche ingrediente segreto tipico della Marca Trevigiana, ma semplicemente la presenza di anidride carbonica, alcol e zucchero, non esattamente una esclusiva del Prosecco. Ma per il Guardian è solo il vino italiano quello da mettere al bando, mentre non vi è menzione per altri vini con le ‘bollicine” come lo spagnolo Cava o il piú blasonato Champagne.

È vero, dicono gli esperti, che il vino bianco ha una maggiore acidità rispetto al vino rosso e quindi può risultare piú aggressivo nei confronti dei denti, ma è una caratteristica che riguarda tutti i vini bianchi, non solo il Prosecco. I danni poi possono essere evitati con semplici accorgimenti, come evitare di berne troppo, accoppiare il vino con il cibo giusto o aspettare almeno trenta minuti prima di lavarsi i denti, per permettere allo smalto di ricostituirsi.

Il Guardian non solo non offre attenuanti, ma rincara la dose, elencando altre sei ragioni per le quali bisogna smettere di bere Prosecco, tra queste il fatto che si tratta di un “vino poco costoso” (ergo di qualità molto bassa), e che l’ubriacatura risulti particolarmente dolorosa, paragonata a “farsi cavare gli occhi e averli sostituiti da pear drops” (stucchevoli caramelle aromatizzate).  Giudicare un vino dalla qualità dell’ubriacatura è qualcosa che solo una scrittrice britannica avrebbe potuto pensare, e per fortuna non scende in ulteriori dettagli su quella che appare chiaramente come una esperienza personale.

L’autrice, che su Twitter si definisce “scrittrice e bon viveur“, è una firma abbastanza nota, vincitrice del premio Columnist of the Year 2010, capace di spaziare dalla politica alle recensioni di ristoranti. Verrebbe voglia di sorridere e considerare il suo un testo umoristico, ma anche rileggendo piú volte si fatica a giudicarlo tale. È un articolo fazioso, con poca ironia e tanto astio verso il nostro vino bianco, colpevole di avere conquistato il mercato britannico a suon di bollicine. E infatti è proprio il suo grande successo che da fastidio.
“Ai vecchi tempi” scrive la Williams, “se volevi ubriacarti con le bollicine ma non potevi permetterti lo Champagne ti saresti bevuto la birra”. In fondo alla pagina, in basso a sinistra, ecco la spiegazione: un piccolo logo [successivamente rimosso] suggerisce l’idea che l’articolo del Guardian sia un contenuto pagato dalla Britain’s Beer Alliance un organizzazione che rappresenta birrai, pub e aziende nel settore della birra in Gran Bretagna. La certezza arriva seguendo un link interno che porta poi a un’intera sezione del Guardian sponsorizzata dalla stessa organizzazione, intitolata There’s a beer for that.

Qui gli articoli (stavolta ben marcati come contenuti sponsorizzati) sono molto piú diretti con titoli come “Perchè bere vino quando puoi bere birra? Arriva il sommelier della birra” o “La bevanda perfetta per accompagnare i granchi? Non può che essere una birra al malto”.  Ma allora perchè non scrivere subito, nell’articolo sul Prosecco, che a pagare il contenuto era la lobby della birra britannica?
Un vero e proprio scivolone del Guardian, una fake news scritta, a nostro giudizio, con l’unico obiettivo di portare i lettori del quotidiano a abbandonare il Prosecco (italiano) a favore della birra (britannica). E non per salvare i propri denti ma per sostenere l’economia del Regno.

Fonte http://www.londraitalia.com/

 

Ottimo e garbato l'articolo di Francesco Ragni rivolto principalmente ai lettori del Guardian che potessero aver creduto alla storiella che il Prosecco (solo il prosecco) rovina i denti.

 

 

 


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