Riflessioni sulla crisi di Antonio Russo, presidente provinciale ACLI Foggia
Mentre le diplomazie di partito tentano di risolvere la intricata crisi di governo, determinatasi nella giunta comunale di Foggia a seguito delle dimissioni della delegazione diessina, come cittadino e come Presidente di un‘associazione di lavoratori, ho ritenuto opportuno intervenire nel dibattito sullo sviluppo della città, con l’approccio di chi vuole tentare di capire, ragionando ad alta voce ed evitando di rimanere sulla superficie stagnante della situazione politica generale.
Due questioni mi spingono ad intervenire dopo che autorevoli rappresentanti delle forze politiche e sindacali hanno alimentato la discussione di questi giorni: una di merito e una di metodo.
Come facce di una stessa medaglia, insieme rappresentano la possibile chiave di lettura dei motivi che giacciono al fondo della crisi. Quanto al merito credo di poter affermare che le molteplici difficoltà e i complessi problemi che l’Amministrazione comunale si è trovata ad affrontare dopo le elezioni del 2004, richiedessero, e richiedono, per la loro portata, un consenso largo e un comune senso di responsabilità, soprattutto tra le forze della coalizione chiamata a governare.
Nel patto elettorale di colazione tale risultato si ottiene quando lo schieramento che si propone ai cittadini risponde sostanzialmente a due requisiti: favorire lo sviluppo socio-economico di una comunità; elaborare un programma condiviso capace di assumere le priorità che, nel caso di Foggia, coincidono con le stesse emergenze di cui la città soffre (lo sviluppo economico, l’occupazione, il sistema di promozione e protezione sociale, la casa, le misure di contrasto all’illegalità).
Se il Sindaco della città capoluogo è, ancora una volta in due anni e mezzo, nella situazione di dover trovare il bandolo della matassa, o una o entrambe le suddette pre- condizioni non hanno trovato conferma nell’esercizio di governo.
Se così è, con buona probabilità, il problema non sta solo nell’assetto della squadra o nell’allargamento della base della coalizione, ma nella tenuta complessiva dell’ipotesi di sviluppo della città contenuta nel programma.
Riprendendo un antico ma pur sempre efficace adagio di Seneca “Il vento aiuta chi sa dove andare”, si vuole affermare che rimettere a tema, seriamente, le linee di programma, contenenti il patto che il centro sinistra fece con gli elettori in occasione delle elezioni amministrative del 2004, potrebbe rappresentare un primo vero passo avanti nella risoluzione della crisi.
Avendo vissuto la fase di confronto che ha preceduto quella competizione elettorale che, nella dialettica del momento, aiutò il dibattito su un possibile modello di città, mi permetto di suggerire a chi in questi giorni tenta di ridare alla città un governo forte e duraturo, di osare la politica.
So quanto è difficile questa impresa, ma nella situazione data, la ritengo l’unica possibile strada da percorrere.
Sono profondamente convinto che ciò che i cittadini e gli elettori oltre ogni possibile comprensione non comprenderebbero, sarebbe una crisi che piuttosto che affrontare i nodi dello sviluppo e della crescita di Foggia, si risolvesse in “un giro di sedie” a vantaggio o a discapito di qualcuno.
Si affrontino allora i problemi, si riprenda il programma della colazione, lo si implementi alla luce delle nuove situazioni, in breve, si ristabiliscano le priorità ma nella prospettiva di un rilancio decisivo e deciso che non lasci ancora una volta la politica fuori dalla porta.
Quanto al metodo, la giunta Ciliberti molte volte, nei due anni trascorsi, ha dichiarato di adottare un modello di governace (di governo dal basso) ad alta capacità concertativa.
Non so quanto, nei continui stop and go dell’emergenza, sia stato possibile per il Sindaco applicare tale criterio.
Condividendone l’impostazione mi limito a dire, con lo spirito di chi vuole guardare oltre, che Palazzo di Città, nel futuro, deve sempre più divenire un luogo aperto alla costruzione di percorsi di democrazia partecipativa. Oltre i partiti ci sono altri soggetti dello sviluppo e della crescita di una comunità.
Le forze sindacali e quelle dell’associazionismo non si servono come contorno sulla tavola della politica, oltre ad essere rappresentative di mondi vitali, sono parte di un processo che contribuisce a tenere insieme sensibilità diverse che spesso recepiscono prima e meglio i reali problemi dei cittadini.
Foggia non può soccombere ad una politica che si arrende ai problemi del lavoro e della sua precarietà indotta, alla inadeguatezza di politiche sociali che emarginano sempre più le periferie degradate, alla insufficienza delle infrastrutture o della macchina amministrativa, alla incapacità di definire un piano di edilizia economica e popolare, alla impossibilità di progettare un piano per lo sviluppo ambientale.
Oltre ogni crisi deve esserci una possibilità di riscatto che richiede un autentico senso di appartenenza e rende responsabili nella misura in cui rende cittadini.
Riprendere presto a parlare di politica e a fare politica, alla vigilia della fase congressuale che vedrà i partiti della maggioranza impegnati nel rinnovo dei propri organi rappresentativi e nella costruzione nel processo di costruzione del Partito Democratico, credo sia il dovere che ogni forza in campo deve assumere e che ogni cittadino foggiano deve pretendere.
In questa prospettiva forse ancora nulla è perduto, fuori da essa è difficile persino pensare a domani.
Antonio Russo
Presidente Provinciale delle ACLI
